SETTE FRATELLI MACCABEI, SANTI

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SETTE FRATELLI MACCABEI, santi. - Dal titolo del libro (II Maccabei), che ne narra il martirio, sono così chiamati sette fratelli, che insieme alla loro madre affrontarono la morte durante la persecuzione di Antioco IV (175-164 a. C.), pur di non mangiare carni proibite.

La partecipazione diretta del Re insieme all'antica memoria del loro culto in Antiochia farebbe pensare che essi furono martirizzati nella capitale del Regno; mentre dal contesto storico generale sembra più logico pensare a Gerusalemme, centro precipuo della persecuzione. La presenza del Re suggerisce il periodo descritto in II Mach. 5, 11 segg. Il capitolo (II Mach. 7, 1-41) che ne racconta la morte crudele, oltre ad essere un entusiastico omaggio reso alla costanza dei giovani, è ricchissimo di insegnamento teologico, come sulla creazione dal nulla (7, 28), sulla risurrezione (7, 9.14), sulla felicità o ricompensa dovuta al martirio (7, 36) e sulle pene che attendono l'empio (7, 17, 35).

Il perpetuarsi della memoria di questi giovani e della loro madre nel giudicato è documentato all'apocrifo IV Maccabei (sec. I a. C.), che tratta in una cornice filosofica della loro morte violenta (IV Mach. 8, 1-18, 24), e da alcuni accenni in opere posteriori. Molto più vivo restò il loro ricordo nel cristianesimo. Non solo essi vengono additati spesso come esempio durante le persecuzioni anticristiane, ma presto furono equiparati ai martiri cristiani e come questi onorati con un vero culto.

Festa liturgica. Il loro culto è già attestato in maniera chiarissima nel sec. IV (cf. Ambrogio, Ep., 40, 16; PL 16, 1154; Giovanni Crisostomo, In sanctos Machabaeos, hom., 2; PG 50, 617-26; Teofilo di Alessandria, Ep., 100, 9 nell'epistolario di S. Girolamo; CSEL, 55, 221; S. Agostino, Sermones, 300-301; PL 38, 1376-85; id., Serm., 17; PL 46, 874-81, ed. di G. Morin in Miscellanea agostiniana, I, Roma 1930, pp. 81-89). La loro festa al 10 ag. è recente nel Martirio di S. Agostino (vi si indica il quartiere ebraico di Antiochia), nel Calendario di Cartagine, nel Martirio di Gerusalemme, in quelli storici e nel Romano, nel Sacramento di Gerusalemme (ed. A. H. Wilson, Oxford 1894, p. 188), nell'Orazione visi-gotico della fine del sec. VII in inizio dell'VIII (ed. J. Vives, Barcellona 1946, pp. 368-69), nei Sacramentari gelasian del sec. VIII (cf. P. De Puni, Le Sacramentaire Romain de Gellone [estratto dalle Eph. Lit.], Roma [1938], pp. 124-25*); da questi ultimi la festa dei M. è poi passata nel Messale e Breviario romani. I Sacramentari leoniano e gregoriano non ricordano la predetta festa. Antiochia fu il centro da cui si irradiò il culto ai M. Roma ne ebbe religione che furono deposte nella basilica di S. Pietro in Vincoli; quivi infatti nel 1876, in occasione di lavori per la sistemazione delle catene di S. Pietro, venne in luce sotto l'altare maggiormente un sarcofago paleocristiano diviso all'interno in sette scomparti con due lamine di piombo, recanti l'iscrizione: «in his septem loculis recondita sunt ossa et cineres sanctorum septem Machabeorum» ecc. (cf. G. B. De Rossi, cit. in bibl.).

Bibl.: Martyr. Hieronymianum, p. 409; Martyr. Romanum, pp. 317-18; G. B. De Rossi, Scoperta di un sarcofago con le religioni dei Maccabei nella basilica di S. Pietro in Vincoli, in Bulletin di archeologia cristiana, 3ª serie, I (1876), pp. 73-75; H. Grisar, Archeologia, in Civ. Catt., 1897, 11, pp. 719-26; M. Rampolla, Del luogo del martirio e del sepolcro dei Maccabei, Roma 1898; M. Maas, Die Maccabäer als christliche Heilige, in Monatschrift für Geschichte und Wissenschaft des Judenthum, 44 (1900), pp. 145-56; H. Delchaye, Les origines du culte des martyrs, 2ª ed., Bruxelles 1933, pp. 201-202; A. Ferrara, Della festa dei Maccabei e di un antico sermone in loro onore, in Civ. Catt., 1935, 111, pp. 234-47, 318-27. Angelo Penna - A. Pietro Frutaz