SILVESTRO II, PAPA. - Pontificò dal 2 apr. 999 al 12 maggio 1003. Probabilmente originario dell'Alvernia, Gerberto entrò come monaco nell'abbazia benedettina di St-Géraud d'Aurillac (Cantal). Borrel, conte di Barcellona, apprezzò la sua cultura e lo condusse con sé in Catalogna verso il 967. Atton, vescovo di Vich, lo iniziò alle scienze matematiche. Il giovane monaco fece tali progressi che il suo protettore lo presentò come una celebrità alla corte di Ottone I, il quale si trovava allora a Roma (970). Egli non si stabilì in questa città e si recò a Reims dove fioriva una scuola di dialettica (972).
Divenuto maestro in questa disciplina, insegnò acquistandosi grande rinomanza; ciò gli procurò il titolo di scolastico e il favore dell'arcivescovo Adalberone. Ottone II che fu presente a una discussione di filosofia con il tedesco Otric di Magdeburgo a Ravenna - riportata dal monaco Richero - lo ricompensò donandogli l'abbazia di Bobbio (980). Gli avvenimenti politici sopravvenuti in Italia l'obbligarono a riprendere l'insegnamento a Reims nel 983.
Sulle dottrine filosofiche di S. rimangono due opuscoli: De rationali et ratione; De Corpore et Sanguine Domini. Non è certo se egli abbia effettivamente aderito al realismo esagerato suggerito da alcuni testi (cf. De Corp. et Sang. Dom.: PL 139, 189 B.). Oltre che per il suo insegnamento della dialettica, Gerberto fu noto per la sua scienza della geometria e astronomia. La costruzione di un globo celeste gli permise di esporre ai suoi uditori il movimento degli astri e dei pianeti in modo nuovo. L'invenzione di un apparecchio che segnava l'ora durante la notte suscitò scalpore perché fino ad allora non si era usata che la meridiana. Gerberto semplificò l'arte del calcolo e redasse i primi tredici capitoli di un trattato De Geometria (PL 139, 95-152 e l'ed. di N. Bubnov, Gerberti opera mathematica, Berlino 1899).
Gerberto occupa un posto distinto anche nell'arte epistolare. Come segretario dell'arcivescovo Adalberone egli mantenne una intensa corrispondenza diplomatica con i contemporanei e lavorò efficacemente per l'avvento di Ugo Capeto. Julien Havet curò l'edizione critica della corrispondenza (Parigi 1889) e riuscì a datarla e a decifrare

(da A. Silvani, Monumenta epigraphica Arist., I. Roma, Città del Vaticano (M2. tab. 1, 2)
risiedere a Reims; egli si unì (996) al seguito di Ottone III che visitava l'Italia, poi si recò di nuovo in Francia dove assistette al Sinodo apertosi nel marzo del 997 a St-Denis. Ritornato alla corte dell'Imperatore, grazie a lui ottenne la sede di Ravenna. Un profondo rivolgimento si operò in lui: da sostenitore di teorie nettamente gallicane, quale era stato precedentemente, divenne un ardente difensore dell'onnipotenza della S. Sede. Il 2 apr. 979 l'Imperatore gli porse la tiara.
S. II si annunciò come un difensore intrepido dell'autorità pontificia e come un riformatore dei costumi ecclesiastici. Dapprima permise ad Arnoul, il suo avversario di Reims, di espletare le funzioni episcopali, poi prese a combattere un male che disgraziatamente infieriva nella Chiesa: la simonia (PL 139, l. 169, in cui figura un Sermo de informatione episcoporum, sull'autenticità del quale permangono però dei dubbi). Il merito principale di S. II fu di aver saputo mantenere la sua libertà d'azione mentre a Roma il sognatore Ottone III mirava a esercitare le sue prerogative imperiali nel modo più rigoroso. Egli ebbe, in particolare, l'abilità di assicurare il riconoscimento dell'autorità pontificia in alcuni paesi evangelizzati da missionari di
