SIMEONE STILITA il VECCHIO, santo. - È ricordato il 5 genn. nella Chiesa latina e il 2 sett. in quella orientale. Di lui si ha la testimonianza coeva di Teodoreto di Ciro, e altre poco posteriori (BHG, 1678-87). N. a Sis in Cilicia ca. il 390, m. il 24 luglio (secondo altri il 2 sett.) del 459.
Pastore nella fanciullezza, entusiasmato dalla dottrina delle beatitudini evangeliche, vendette i suoi beni e si ritirò in monastero (410). Ma le strane penitenze cui attese, fecero sì che lo si ritenesse incapace di continuare la vita comune, per cui fu licenziato (412). Allora si recò a Tell Nešim, ove si costruì una casupola di sassi. Tre anni più tardi si sarebbe fatto incatenare a una roccia. Tali austerità gli acquistarono grande considerazione presso le popolazioni circostanti; per sottrarsi alla loro indiscrezione si ritirò su di una colonna. Egli viene considerato come il fondatore di questo nuovo genere d'ascetismo detto stilismo o meglio stilismo. Di lui si narrano molte cose meravigliose, ma non si può rifiutare di credere che abbia esercitato un reale benefico influsso spirituale sia presso i cristiani che presso i pagani, i quali, attirati dalla fama, si accostavano alla sua colonna divenuta così una cattedra di dottrina ascetica: due volte al giorno predicava alle folle e con grande benignità si interessava, poi, alle necessità spirituali e materiali di ciascuno.
Alla sua morte, il corpo fu trasportato ad Antiochia. Verso la fine del sec. v attorno alla colonna di S. fu eretta una magnifica basilica i cui imponenti resti si ammirano ancora oggi, e portano il nome originale di Qal'at Sim'an. Sotto il suo nome sono note lettere a Giovanni e a Basilio patriarchi di Antiochia e all'imperatore bizantino Leone I in favore del Concilio di Calcedonia. Altri scritti, prescrizioni, ammonizioni, ecc. sono di dubbia autenticità (v. STILITI).