Studente a Cracovia, grazie alla predicazione di s. Giovanni da Capestrano (1453), come i condiscepoli bb. Giovanni da Dukla e Ladislao da Gielnow entrò nel- l'Ordine di S. Francesco, nel quale rifuse per virtù e zelo. Fu maestro dei novizi, guardiano e provinciale. Propagò la devozione del S. mo Nome di Gesù e della B. V., che più volte gli apparve. Il suo motto preferito era: « Pregare, lavorare e sperare ». Nel 1482, ritornato da un pellegrinaggio in Terra Santa, morì di peste esercitando la sua carità. Il suo culto fu approvato da Innocenzo XI il 24 febbr. 1682.
BIBL.: L. Strobkovic, Acta SS. Iulii, IV. Venezia 1748, pp. 510-76; cf. Anal. Bolland., 18 (1896), pp. 270-71; P. Leone [Patrem], L'aureola serafica, III, Quaracchi 1899, pp. 90-95; Sbarlae, III, p. 103. Felice da Mareto