SINESIO. - N. ca. il 370 nella Pentapoli della Cirenaica, m. nel 413, veniva da una vecchia famiglia di latifondisti greci, che si vantava di origine lacedemona.
Educato nelle tradizioni greche e cacciatore appassionato, venne nel 395 a Alessandria dove udì le lezioni scientifiche della professoressa neoplatonica Ipazia. In questo ambiente fece conoscenza di Isidoro di Pelusio. Nella iniziazione esoterica della sua maestra venne a contatto con le opere di Porfirio e degli oracoli caldaici. Fu inviato da Cirene a Costantinopoli nel 399-402 per ottenere protezione contro le aggressioni delle tribù berbere. Nel 410 fu eletto vescovo di Ptolemaida, ma egli esitò mezz'anno prima di accettare quella cattedra (Epist., 105); a causa di dubbi sulla dottrina cristiana, finalmente, prevalse in lui, come in s. Agostino, una interpretazione cristiana delle dottrine di Porfirio e questa gli facilitò la soluzione del problema della risurrezione dei corpi (v. C. Lacombrade, op. cit. in bibl., p. 169). Che non sia mai stato compenetrato profondamente di un vero cristianesimo, come dice B. Altaner (Patrologie, 2ª ed., Friburgo in Br. 1950, p. 241) è una affermazione di assai dubbio valore. I suoi inni lo pongono fra i più grandi poeti cristiani neoplatonici. La bellezza di questi inni è paragonabile
nabile solo a quelli di Boezio del De consolatione. Delle sue altre opere sono da menzionare: Racconti egiziani sulla Provvidenza; Dione; Lode della calvizie. Importante è il suo trattato sui sogni, coraggioso il suo Discorso sulla regalità. Attraenti ed indispensabili per la storia della sua epoca sono le sue 56 Epistole.