SINERGISTICA, QUESTIONE - « Sinergismo » è la dottrina della cooperazione della libertà umana con la Grazia, nell'opera della giustificazione. Lutero aveva insegnato che l'uomo è talmente decaduto per il peccato originale da essere incapace di compiere opera di bene; per cui rimane del tutto passivo nella giustificazione, « come la pietra nelle mani dello scultore ». Nel De servo arbitrio (1525), scritto contro Erasmo, giunse a dire: « Dichiaro, per quel che mi riguarda, che, se fosse possibile, vorrei che non mi fosse concesso il libero arbitrio o lasciato nelle mani alcunché per cooperare alla mia salvezza » (Luthers Werke, ed. Weimar, XVIII, p. 783 sgg.).
Melantone, che in principio aveva aderito a tale dottrina, colpito dagli argomenti di Erasmo, a cominciare dal 1532 osò difendere l'esistenza del libero arbitrio e la sua cooperazione con la Grazia. Egli non abbandonò più tale posizione e nella Confessione di Augusta (1530) affermò che la volontà libera e la ragione non possono nulla da sole nel campo spirituale. Ora, il termine « da sole » era aggiunto al testo precedente e costituiva l'affermazione del sinergismo. Lutero, che aveva attaccato violentemente Erasmo a proposito del libero arbitrio nulla disse contro il suo amico Melantone. Finché questi visse, nessuno osò fare osservazione; ma appena morto, la controversia si accese. Nel 1555 il teologo J. Pfeffinger di Lipsia (1493-1593) sostenne il libero arbitrio in due opere: De libertate voluntatis humanae e De libero arbitrio, ma le Università di Weimar e di Jena gli si opposero nel 1556. Il conflitto si fece più acuto nel 1558 con l'intervento di Amsdorf (1483-1565) e soprattutto con quello di Flaccio Illirico (1520-1575), luterano estremista. Pfeffinger rispose immediatamente ad Amsdorf e dal 10 all'11 nov.

Il pensiero di Melantone aveva trovata espressione definitiva dell'edizione dei Loci communes theologici del 1535 e del 1545. Nel capitolo De humanis viribus seu de libero arbitrio (dell'ed. 1545) l'autore cercò di tenersi tra due estremi difendendo quella dottrina che fu chiamata nel Concilio di Trento della doppia giustificazione, secondo cui la libertà umana può cooperare con la divina Grazia, non può raggiungere però, anche cooperando con la Grazia, la giustificazione, che le è imputata gratuitamente. Non si ha, secondo Melantone, che una inchoata oboedientia; e non respingendo l'imputazione della giustizia di Cristo, si è ritenuti giusti, come se si avesse adempiuta tutta la legge (ibid., p. 93).