SEVERO. - Gnostico che Eusebio (Hist. eccl., IV, 29, 4 sg.) inserisce nella storia dell'encratismo. Poco dopo Taziano sarebbe apparsa la setta dei severiani. Il nome di severiani presuppone una certa indipendenza di fronte al gruppo degli encratiti.
Secondo Eusebio la setta avrebbe accettato il Vecchio Testamento e i Vangeli, respingendo le lettere di Paolo e gli Atti degli Apostoli. Questo fatto rivela i rapporti che esistono tra giudeo-cristiani ed encratiti. La notizia di Eusebio (cf. anche Teodoreto, Haer. fab., I, 21 e s. Girolamo, De vir. ill., 29) interrompe in 29, 4,5 la narrazione su Taziano: è dunque inserita da un'altra fonte. Ora Epifanio (Haer., 45, ed Holl. p. 199 sgg.) parla dei severiani e informa sulla loro speculazione. Il diavolo, figlio di Jaldabaoth e Sabaoth, caduto dal cielo, si sarebbe mischiato con la terra sotto la forma del serpente del paradiso; dal suo seme sarebbe nata la vite. È una specie di mito etiologico per spiegare l'astinenza dal vino e dal matrimonio presso gli encratiti. È presupposta una teoria giudaica che identifica l'albero della conoscenza nel paradiso con la vite; Abramo (v.) la vite è l'albero del paradiso, che causò l'unione carnale dei progenitori (v. nella edizione di Bonwetsch, p. 33, 18). Anche testi talmudici conoscono una simile teoria (H. L. Strack-P. Billerbeck, Kommentar zum Neuen Testament, III, Monaco 1926, p. 250 e nota; L. Ginzberg, Monatsschrift für Geschichte und Wissenschaft des Judentums, Breslavia 1899, p. 122 sgg.). È importante constatare queste tradizioni giudaiche nell'encratismo e nella gnosi. Erik Peterson