SINEDRIO (ΣΥΝΈΔΡΙΟΝ «ASSEMBLEA»)

SINEDRIO (συνέδριον «assemblea»). - Corpo di consiglieri, che insieme al sommo sacerdote esercitava ampi poteri religiosi e civili, specialmente verso la fine dello Stato giudaico, in Gerusalemme. Di esso parlano il Nuovo Testamento, Flavio Giuseppe ed antichi scritti rabbinici. Per il tempo antecedente se ne trovano tracce sicure solo nei libri dei Maccabei (I Mach. 11, 23; 12, 6; 14, 28; II Mach. 1, 10; 4, 44; 11, 27). Ciò permette di concludere che il s. Seleucidi (v.) o poco prima. Al principio si usò una terminologia indeterminata con preferenza per il vocabolo γεφυσιά («senato») e la letteratura posteriore rese comune il vocabolo s., mentre in testi rabbinici si usa o la trascrizione della voce greca (sansthedrin) o il termine, di significato alquanto diverso, beth din («casa del giudizio» o «tribunale»).

Dal Nuovo Testamento e da Flavio Giuseppe risulta che i membri del s. erano raggruppati in tre classi: sommi sacerdoti, scribi ed anziani (Mt. 27, 41; Mc. 11, 27; 14, 43-53; 15, 1; Lc. 20, 1; ecc.), anche se talvolta per brevità o per motivi particolari se ne nominano due oppure una sola. In maniera generica tali persone erano chiamate «senatori» (βουλευταί) oppure «capi» (ἀρχοντες). Sebbene i testi più antichi non siano concordi, si ritiene che i membri assommano a 71, forse con riferimento a Ex. 24, 1; 9; Num. 11, 16. Con il termine «sommi sacerdoti» (οἱ ἀρχιερεῖς) si comprendevano il sommo sacer

SINFOROSA - Pianta della basilica doppia di S. S. al IX miglio della via Tiburtina (sec. v).

1559 ebbe luogo a Jena una disputa pubblica ove Flaccio ribuì a spuntarla; Melantone respinse le opinioni di Flaccio e di Amsdorf qualificandole stoica et manichaea deliria. I suoi sostenitori di Jena, però, Stringer e Hugel, finirono in prigione (1561). Ci fu tuttavia una reazione: Stringel fu riabilitato e quaranta professori seguaci della dottrina di Flaccio perdettero il posto (1562). Nel 1567 nuovo cambiamento: i flacciani ripresero il sopravvento, ma una seconda opposizione contro di essi sorse nel 1573. Ogni cambiamento di potere politico portava un cambiamento di opinione teologica. Finalmente, la Formula concordiae del 1577 riportò alla primitiva opinione di Lutero.

Il pensiero di Melantone aveva trovata espressione definitiva dell'edizione dei Loci communes theologici del 1535 e del 1545. Nel capitolo De humanis viribus seu de libero arbitrio (dell'ed. 1545) l'autore cercò di tenersi tra due estremi difendendo quella dottrina che fu chiamata nel Concilio di Trento della doppia giustificazione, secondo cui la libertà umana può cooperare con la divina Grazia, non può raggiungere però, anche cooperando con la Grazia, la giustificazione, che le è imputata gratuitamente. Non si ha, secondo Melantone, che una inchoata oboedientia; e non respingendo l'imputazione della giustizia di Cristo, si è ritenuti giusti, come se si avesse adempiuta tutta la legge (ibid., p. 93).

BIBL.: Melantone, Loci communes theologici, iam postremo recogniti et aucti, Basilea 1545; Lutero, De servo arbitrio, ed. Weimar 1883, XVIII, 551-787; J. Dollinger, Die Reformation, II, Ratisbona 1847; C. Algermissen, La Chiesa e le chiese, trad. e rinchiuso in carcere. Finalmente fu condannato alla S. Brescia 1944, p. 596.