SINFOROSA (SYMPHEROUSA, ΣΥΜΦΕΡΟΣΆΣΑ = LA SOCCORRITRICE), SANTA, MARTIRE

SINFOROSA (Sympherousa, Συμφεροσάσα = la soccorritrice), santa, martire. - Il p. Delchaye ritenne che sette santi sepolti vicino o venerati nello stesso giorno siano stati trasformati in fratelli e attribuiti a s. S. come suoi figli, ripetendo il caso di s. Felicita, come già aveva dubitato Cesare Baronio (Acta SS. Iulii, III, p. 7; IV, p. 252).

La sua Passio la fa madre di sette figli (BHL, 7971) come si legge anche nelle Passiones di Getulio (che sarebbe stato suo marito) e di Zotico (op. cit., 3524-25; 9028); l'indicazione ritorna nel Martiriologo geronimiano al 18 luglio, indicando il loro sepolcro all'ottavo miglio della Via Tiburtina (ed. Delchaye-Quantin, p. 383); i sette sono segnalati sulla Via Tiburtina senza menzione della madre, sia al 29 maggio (ibid., pp. 280-81) che al 27 giugno, al nono miglio; ivi però sono dati i loro nomi: Crescente, Giuliano, Nemesio, Primitivo, Giustino, Statteo, Eugenio (op. cit., pp. 337-38). Detti nomi ricor

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(per cortesia det prof. E. Josi)
Sinforosa - Pianta della basilica doppia di S. S. al IX miglio della via Tiburtina (sec. v).

SINFOROSA — SINNADA

rono nell'Itinerario de locis (con l'aggiunta di un Ireneo) come sepolti nella Basilica adiacente a quella ad corpus di S. Lorenzo nell'Agro Verano (R. Valentini - G. Zucchetti, Codice topografico della città di Roma, II, Roma 1942, p. 114). Il Martirologio romano segnala il gruppo al 18 luglio.

I ruderi sono tuttora visibili al 14° km. della Via Tiburtina, ove resta in piedi la tribuna della Basilichetta maggiore e si scorgono le tracce di altre parti delle due costruzioni. È quanto fu risparmiato dalla distruzione compiuta dai Longobardi di Astolfo. In previsione dello scempio il papa Stefano III (a. 752-57) aveva fatto sottrarre le reliquie di quei martiri e le aveva fatte trasportare a Roma; Pio IV le rinvenne sotto l'altare maggiore della diaconia di S. Angelo in Pescheria, nel Portico di Ottavia. L'esplorazione e lo studio della fondamenta e dei resti delle due Basilichette fu compiuta da E. Stevenson nel 1878. Presso quei ruderi sorge ora una chiesetta dedicata ai santi martiri; la località si chiama S. S.; nel medioevo si disse Sette Fratte, correzione di ad Septem Fratres.

BIBL.: E. Stevenson, Scoperta della basil. di S. S. e dei suoi sette figli al nono miglio della Via Tiburtina, in Studi in Italia, Roma 1878; id., La bas. doppia di S. S..., in Bull. arch. crist., 3 serie, 3 (1878), pp. 75-81; G. Coccanari, Il martirio di S. S. e dei sette figli, in Bull. di Studi di stor. ed archeol. di Tivoli, 6 (1926), p. 1097; S. H. Delchaye, Les origines du culte des martyrs, 2a ed., Bruxelles 1933, pp. 278-79; id., Etude sur le légende romain, 11 (1936), pp. 121-23.