SINGOLARE

SINGOLARE. - In senso metafisico, s. è l'individuo sussistente ovvero la «sostanza prima» (οὐσία πρῶτη), in opposizione alla «sostanza seconda» (οὐσία δευτέρα) ossia le specie e i generi della logica (cf. Aristotel, Cat., 5, 2 a 11, e Peritherm., 7, 17 a 40); INDIVIDUO (v.) incomunicabile ed esprime il reale numericamente uno (id., Met., III, 4, 999 b 33).

Il principio costitutivo del s. (principio d'individua-zione [v.] nelle sostanze materiali) è, secondo S. Tommaso, la materia in quanto si trova sotto le dimensioni reali («materia corporalis sub determinatis dimensionibus contenuta»: Sup. I. II de anima, lect. 12; ed. Pirotta, Torino 1925, n. 377, p. 132 b). In questo senso il s. materiale è accessibile per sé direttamente ai sensi, mentre l'intelletto apprende l'universale: τὸ μὲν γὰρ καθὼς καὶ τὰ τῶν λόγων γνωρίζει, τὸ δὲ καθὼς καὶ τὰ τῶν λόγων γνωρίζει (Aristotele, Phys., I, 5, 18a 6; cf. Met., V, 11, 1018 b 33); di qui la controversia, dibattuta nel medioevo contro il filosofi arabi (specialmente Averroè), sulla possibilità che Dio conosca direttamente i s., da cui dipende il significato e la realtà stessa della divina provvidenza (cf. Sum. Theol., 1a, q. 14, a. 11; J. Koch, Giles of Rome, Errores philosophorum, Milwaukee 1944; Errores Averrois, nn. 6, 8 e 9). In senso sociale e religioso s. è la persona umana singola che si distingue dalla massa o moltitudine e si rapporta secondo diritti e doveri alla società e a Dio: KIERKEGAARD, SOEREN AABYE (v.) oppone il principio cristiano della personalità (il «singolo davanti a Dio») al panteismo hegeliano.

BIBL.: H. Bonitz, Index Arist., Berlino 1870, s. V. ἐκάστως καθ' ἐκάστων: 225 b 49-226 a 30; L. Schutz, s. V. Singularis in Thomas-Lexikon, 2a ed., Paderborn 1892, rist. Nuova York 1947, p. 757 sq.