SLAVOFILIA

SLAVOFILIA. -

I. LETTERATURA

Il movimento slavofilo rappresenta nella cultura russa una reazione di carattere nazionale e spirituale al cosmopolitismo e al razionalismo settecenteschi. La s. può apparire un adattamento a russo di spunti della filosofia idealistica germanica e di tendenze di generica provenienza occidentale, ispirate alla «missione» ed al «primato» di un determinato popolo ed all'enunciazione, nello stesso tempo, di valori universali.

Tra i principali esponenti della s. si ricordano I. V. Kireevskij (1806-56), P. V. Kireevskij (1800-56), A. S. Chomjakov (1804-60), K. S. Aksakov (1817-60), I. S. Aksakov (1823-86). La s. rappresenta, in certo modo, il risveglio della coscienza nazionale, una reazione ad una concezione antistorica d'impronta illuministica che ravvisava nella Russia l'eterna discepola dell'Europa: ma esso si caratterizza pure per tratti patriarcali, folkloristici ed ingenui, per un democraticismo paternalistico ed sfondo agrario, sotto la protezione dello zar. La vera «anima» russa sarebbe da ricercarsi, secondo gli slavofili nel primitivo contadino e nella Russia anteriore a Pietro il Grande. La civiltà latina e germanica sarebbero in decadimento e i nuovi valori religiosi e morali verrebbero invece dai «giovani popoli slavi». Fra tutte le stirpi slave i Russi avrebbero mantenuto più pure le «virtù prische». La «umiltà» russa sarebbe il contrapposto della «tradizione di forza» romana e del mondo cavalle del secolo medievale romano e germanico. La sola Chiesa orientale non sarebbe scivolata nel razionalismo e nell'attaccamento ai «valori materiali». Istintivamente gli slavofili - con un tratto anarchico tipicamente russo - mostrano timore e avversione per lo Stato, per i tribunali e per ogni forma di gerarchia. In confronto agli slavofili, K. Leont'ev (v.) sviluppò una tendenza più aderente allo «spirito bizantino», più palesemente contraria ai «miti di stirpe» ed a ogni democraticismo, sia pure patriarcale. Altri pensatori e politici svilupparono poi la s. panslavismo (v.), con maggiore distacco da interessi filosofici e con ostentazione dei miti di forza. La poesia del Chomjakov rispecchia gli ideali della scuola slavofila, con momenti di delicata nostalgia lirica.

BIBL.: T. G. Masaryk, La Russia e l'Europa, 2 voll., Roma 1922-25; E. Lo Gatto, Storia della lett. russa, ivi 1943, con ampia bibli.

II. - FILOSOFIA E TEOLOGIA. - La filosofia slavofila, più abbozzata che elaborata specialmente da I. Kireevskij e Chomjakov, tende a una conoscenza non incompleta e astratta, ma concreta, nella quale sono impegnate tutte le facoltà conoscitive, volitive e sensitive dell'uomo. A base della vera conoscenza è l'amore, l'unanimità, la fede. La vera e piena conoscenza viene data e garantita soltanto nella comunità dei fedeli, cioè nella Chiesa; la filosofia slavofila trapassa così nella teologia. Per gli slavofili problemi principali sono pertanto: il rapporto tra ragione e fede, l'«ortodossia» e la Chiesa.

La Chiesa viene concepita non come autorità esterna, ma come comunione dei fedeli in unità, libertà e amore. Soggetto dell'insegnamento infallibile nella Chiesa non è esclusivamente né la gerarchia né il concilio ecumenico, bensì l'insieme di tutto il popolo ecclesiastico che deve accettare le definizioni dei concili. La concezione slavofila di Chiesa costituisce un tentativo di autodeterminazione e di autogustificazione dell'«ortodossia» di fronte alle confessioni occidentali. La vera sintesi cristiana si troverebbe solamente nella fede bizantino-slava, mentre il cattolicesimo possiede anche soltanto il principio di esagerata unità, il protestantesimo quello di esagerata libertà. Nonostante questo atteggiamento la teologia slavofila subiva influenze dirette protestanti e si avvicinava alla posizione protestante anche in quanto, protestando contro Roma, cercava di giustificare ideologicamente tale protesta. Ma con la sua affermazione di colorito «democratico», che il soggetto dell'infallibilità non è primariamente la gerarchia, la teologia slavofila si mise anche in contrasto con la teologia ufficiale, almeno in gran parte (mentre certi indirizzi della teologia ufficiale, p. es., dell'insegnamento di teologia fondamentale nell'Accademia ecclesiastica di Mosca, si accomunavano con le tesi principali della s.). Veniva perciò sottoposta a una censura severa da parte del S. Sinodo russo.

Dal punto di vista slavofilo risulta anche una concezione speciale della storia universale (p. es., in Chomjakov, Danilevskij, Leont'ev), e, in particolare, dell'origine dello sciama tra Oriente ed Occidente. La Chiesa di Roma non sarebbe altro che la continuazione dell'antico Impero romano pagano. Lo sciama sarebbe il frutto del particolarismo latino che, dichiarando la propria opinione del Filioque dogma della fede, commise «un fratricidio spirituale» (espressione di Chomjakov), si distaccò con ciò dall'unità ecclesiastica e cadde nel razionalismo, di cui più tardi il protestantesimo, il razionalismo e l'ateismo non sarebbero che la logica conseguenza. Tale indirizzo anticattolico, nel quale il cattolicesimo viene identificato con autorità puramente esterna, con eccesso di principi razionali e giuridici, si nota anzi tutto nell'escelosia slavofila, ma anche in altri campi della teologia, p. es., nella soteriologia.

Soltanto relativamente pochi rappresentanti o continuatori della s. si sono avvicinati, interamente o soltanto in parte, al punto di vista cattolico (p. es., Soloviev).

BIBL.: P. Miljukov, Slavianofil'stvo, in Enciklopedizeskii Slovar', XXX, Pietroburgo 1900, pp. 307-14; E. Radlov, Storia della filosofia russa (trad. di E. Lo Gatto sulla 2a ed. russa), Roma 1925; A. Gratieux, A. S. Khomjakov et le mouvement slavofile. Les hommes. Les doctrines, in Unam Sanctam, nn. 5-6, Parigi 1939; P. Baron, Un théologien orthodoxe russe au XIXe siècle: Alexis Stépanovitch Khomjakov (1804-60). Son ecclésiologie. Exposé et critique, in Or. chr. an., 127, Roma 1940; W. Giusti,