PANSLAVISMO

PANSLAVISMO. - Il termine «p.», nell'accezione comune, ha sempre significato una pluralità di correnti e di tendenze che, più esattamente, dovrebbero figurare sotto altri esponenti. La politica estera della Russia zarista, negli attriti fra la Russia da un lato, la Germania, l'Austria-Ungheria e la Turchia dall'altro, ha spesso sottolineato il suo interesse per i popoli slavi, viventi entro le frontiere di quegli Imperi. La Russia zarista non ha, insomma, mai seguito una determinata dottrina panslavista, ma le giungevano graditi quei movimenti di intellettuali e di uomini politici che si richiamavano a concetti di solidarismo slavo: la politica estera russa aveva così un'arma importante in mano nelle discussioni con Berlino, Vienna e Costantinopoli. In realtà, la Russia aveva una molteplicità vastissima di interessi (in Europa, come in Asia) e il problema slavo era soltanto uno di questi. Gl'intellettuali dei minori popoli slavi si sono spesso illusi sull'appoggio costante della politica estera russa, senza rendersi pienamente conto della prudenza con cui il governo di Pietroburgo procedeva sul terreno slavo.

In genere, la Russia zarista non era propensa a favorire movimenti rivoluzionari, nemmeno in nome del nazionalismo slavo. L'interesse degli uomini politici russi andava soprattutto agli slavi balcanici, geograficamente situati sulla via di Costantinopoli e, per di più, di confessione «ortodossa». Minore è sempre stato l'interesse russo per gli Slavi cattolici.