PANTALEONI, MAFFEO

PANTALEONI, Maffeo. - Economista italiano, n. a Frascati il 2 luglio 1857, m. a Milano il 29 ott. 1924, professore di economia politica alle Università di Camerino, Macerata, Venezia, Bari, Napoli, Ginevra, Pavia, Roma; deputato e senatore, fu scienziato di notevole fama, per oltre un quarantennio animatore di studi economici in Italia.

La sua figura si inserisce fra quelle di Walras e di Pareto. Quando egli si presentò all'agone scientifico era già compiuta la costruzione walrassiana, in cui l'equilibrio economico è rappresentato da un sistema di equazioni algebriche che legano fra loro prezzi e quantità. Non era sorta ancora l'architettura parciana, la quale doveva conferire all'edificio quella forma elegante, in cui l'equilibrio economico è presentato come il risultato del contrasto fra gusti ed ostacoli (v. PARETO, VILFREDO).

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(da L'art medieval gengvelave [Art et style, III, Parigi 1858). Pantaleone, santo, martire - S. P. Affresco del sec. xir. Nerezi (Macedonia), chiesa di S. Pantaleone.
Gli «slavofili» (v.) svilupparono con accento tipicamente russo, nella prima metà del sec. XIX, tendenze romantiche di solidarismo

La concezione di P. precorre quella di Pareto nell'intento di eliminare le sovrastrutture monetarie. Considerando la produttività come una utilità indiretta egli estende al settore della produzione la concezione che J. Jevons aveva già ideato per il settore del consumo e riesce così a determinare la configurazione di equilibrio in regime di concorrenza come quella in cui i rapporti dei grandi finali di utilità, considerati due a due, restano gli stessi per tutti i soggetti presenti sul mercato. Ne viene come conseguenza che, finché sussiste un divario fra i grandi finali di utilità anche di due soli soggetti, il sistema non è in equilibrio. Il che significa che le risorse della collettività non sono impiegate nel modo che per la collettività stessa è il più conveniente. Se il divario si riferisce a beni diretti, sorge allora la convenienza di una operazione di scambio; se si riferisce a beni strumentali, sorge la convenienza di una diversa combinazione dei fattori di produzione nella stessa industria o di una nuova distribuzione dei fattori stessi fra le diverse industrie. In regime di concorrenza tutto il movimento economico, nei campi, come nelle officine, nel mercato interno, come in quello internazionale, non è che il risultato dello sforzo, attraverso cui milioni e milioni di uomini, unicamente messi dal criterio della loro convenienza personale, tendono a provocare la migliore utilizzazione delle riserve collettive. E questa si realizza appunto in una configurazione di equilibrio, in cui tutti i rapporti di tutti i gradi di utilità sono livellati per tutti i soggetti, presenti sul mercato. L'equilibrio rappresenta così una meta ideale, che continuamente si sposta in dipendenza delle continue mutazioni che avvengono nelle condizioni che la determinano. L'arte della politica economica consiste nel creare quelle condizioni di ambiente, che consentano al processo di assestamento di svolgersi naturalmente con un minimo di attrito.

Su questo fondamento si erge il sistema dell'individuazione del mercato economico, che costituisce il motivo dominante di tutta la sua produzione scientifica. È l'esaltazione della libertà economica, fondamento del progresso civile, presidio della libertà morale e politica. Lo Stato è incapace di sostituirsi agli individui nella valutazione dei rapporti dei grandi finali di utilità ed ancora più nell'azione diretta a raggiungere il loro livellamento. Sua funzione pertanto non è di sostituirsi in tutto od in parte ai singoli, ma di creare l'ambiente entro cui i singoli possano liberamente procedere alle operazioni di scambio, di produzione, di investimento. Quando lo Stato non deflette da questa politica, l'economia prospera, il mondo industriale viene a somigliare ad un mare in ebollizione, nel quale si elevano montagne di lava, in flussi e deflussi, che appaiono e scompaiono sotto l'azione della concorrenza, una forza potente quanto la legge dei gravi. Il quadro opposto è quello del paternalismo, del dirigismo, del socialismo, del collettivismo, in tutte le sue forme: è la putrida palude e costituisce il trionfo dell'incompetenza, dell'incapacità, dell'arrivismo, dell'avidità, senza freni e senza misura. Finisce nel parassitismo, nella rovina, nella miseria universale.

Nessuno, meglio di P., ha avuto la mano felice nel tracciare la diagnosi di questo processo. Ad esso è diretta la sua attività scientifica nell'ultimo periodo della sua vita, nelle vicende del fortunoso primo dopo guerra. La sua prosa secca, nervosa, agile ha costruito saggi che costituiscono un'opera d'arte. Il quadro qui brevemente tracciato non dà una misura completa dell'uomo, acuto interpreta dei fatti, del creatore della semiotica economica, del profondo statista, dello storico geniale, che in pagine immortali ricostruì vive e palpitanti vicende di istituti economici. Nulla dice sopratutto dell'uomo, del fascino che emanava dalla persona, del grande cuore. Ebbe l'onore di suscitare lo stimolo della ricerca economica in uomini come Vilfredo Pareto ed Enrico Barone. Quasi tutti quanti coltivarono gli studi economici in Italia, nel periodo che va dal 1890 alla data della sua morte nel 1924, rivendicarono come tuttora rivendicano l'onore di professori suoi discepoli.

Scritti principali: Teoria della traslazione dei tributi (Roma 1882); Dell'ammontare probabile della ricchezza in Italia (ivi 1884); Principi di Economia pura (Firenze 1889, Milano 1911; trad. inglese, Londra 1898; trad. spagnola, Madrid 1918); Lo scandalo bancario di Torino (in collaborazione con G. Poli, Torino 1902); Nuove riflessioni e nuovi documenti (ivi 1903); Scritti vari di economia, 3 voll. (Palermo 1909-10); Tra le incognite (Bari 1917); Note in margine della guerra (ivi 1917); Politica: criteri ed eventi (ivi 1918); La fine provvisoria di un'epopea, (ivi 1919); Bolscevismo italiano (ivi 1922); Temi, tesi, problemi e quesiti di economia politica tecnica ed applicata (in collaborazione con Broglio d'Azano [ivi 1923]); Eroti di Economia (ivi 1925); La crisi del 1905-1907, a cura di Annali di Economia, I, n. 2, Milano 1925; Il sinodalismo e la realtà storica (Collana degli Economisti, V, Torino 1932); Studi storici di economia, raccolti a cura di A. de' Stefani e di A. Del Buttero (Bologna 1938); Studi di finanza e di statistica, raccolti a cura di A. de' Stefani e di A. Del Buttero (Bologna 1938).

BIBL.: P. Sraffa, A. Loria, s. V. in Economia Journal, 34 (1924), pp. 648-54; G. Del Vecchio-A. De Viti De Marco, s. V. in Giornale degli economisti, 65 (1925), pp. 105-236; M. L. Moore, P.'s Problems in the Oscillation of Prices, in Quarterly Journal of Economics, 40 (1925-26), pp. 586-97; G. Pirou, M. P. et la théorie économique, in Revue d'économie politique, 40 (1926), pp. 114-65; G. Stefani, Un breve carteggio di M. P., in Riv. intern. di scienze soc., 36 (1947), pp. 343-46. Luigi Amoroso