Gli «slavofili» (v.) svilupparono con accento tipicamente russo, nella prima metà del sec. XIX, tendenze romantiche di solidarismo slavo, riecheggiando stati d'antinodiffusi, del resto, anche in Occidente, tendenti al «primo» nazionale e, nello stesso tempo, a nuovi mistici valori universali. Dalla scuola slavofila, influenzata vagamente da Herder, da Schelling e da Hegel, si sviluppò poi un p. meno filosofico e meno folkloristico, più decisamente reazionario e favorevole ad un primato russo entro il mondo slavo. Il Danilevskij, in un noto libro, La Russia e l'Europa, progettò intorno al 1870 una grande federazione slava (includente anche Greci, Romeni e Magiari), con Costantinopoli per capitale.
Le tendenze al solidarismo slavo ebbero in Boemia ed in Slovacchia un carattere più letterario, pacifico e liberale. Kollár rievocò in un famoso poema gli antichi popoli slavi venutisi germanizzando nel corso dei secoli. Studiose di varie tendenze si occupavano di archeologia slava e sognavano una più stretta fratellanza fra i popoli slavi. All'inizio del sec. XX, il Kramář sviluppò il cosiddetto austroslavismo, mirante ad imprimere all'Austria un carattere prevalentemente slavo, in funzione antitedesca, in stretta collaborazione con la Russia. Panslavisti russi e romantici cecoslovacchi (fautori del solidarismo slavo) trovarono in certi momenti notevole eco fra Serbi, Croati e Sloveni. Numerosi congressi slavi (famosi quelli del 1848 e del 1867, nonché alcuni dell'incipiente sec. XX), diedero scarsi risultati pratici. Profondo era infatti il dissidio tra i principali popoli slavi: Russi e Polacchi. Inviando alcuni esponenti dei minori popoli slavi tentarono a più riprese si attenuarono. Gli Ucraini tendevano poi sempre più a emanciparsi dai Russi ed erano pure in conflitto con i Polacchi (in Galizia). Non meno profondi erano i conflitti fra Serbi e Bulgari e fra Serbi e Croati. Anche fra Polacchi e Čechi non mancavano contrasti, specie per la regione di Teschen.
I bolscevichi ravvisarono tradizionalmente in tutte le forme di p. e di solidarismo slavo un programma imperialistico o un ideale romantico e borghese. In seguito all'evoluzione dell'U.R.S.S. verso una maggiore valorizzazione delle tradizioni nazionali russe, anche numerosi spunti di «slavismo» sono stati inseriti entro la nuova politica sovietica. La Russia ha risolto secondo una sua visione i conflitti esistenti fra i minori popoli slavi: Kojnigsberg è divenuta Kaliningrad; la Polonia ha raggiunto l'Odor (in cambio di territori polacchi passati alla Russia); sono stati allontanati milioni di Tedeschi dai Sudeti e, nel momento del Trattato di pace fra Alleati e Italia, interessi russi e occidentali in parte confluenti hanno favorito la spinta jugoslava verso il Friuli.