SOVINI (SOZZINI), LELIO e FAUSTO. - Eretici senesi, che dettero il loro nome alla corrente prote- stantico-radicale degli «antitrinitari» o «unitari», che da essi appunto prende il nome di «socinianesimo».
I. LELIO
N. a Siena nel 1525, m. a Zurigo nel 1562. Studiò diritto a Padova e fu presto conquistato dalle idee di rinnovamento DE EVANGELIO (v.), mantenne però fermi i motivi filologici e filosofici dell'umanesimo stoicizzante, per cui fu energico asser- tore delle capacità etiche dell'uomo contro il calvinismo, oltreché rinnovatore della posizione ariana nei riguardi della divinità di Gesù Cristo. Abbandonò l'Italia per ragioni di studio e anche religiose, e percorse l'Europa centrale più volte ma non trovò stabile sede nei centri del protestantesimo della Svizzera (Basilea, Ginevra, Zurigo) e della Germania (Wittenberga) per la sua contestazione dei nuovi dogmi calvinisti, luterani, zuingliani, oltre che di quello cattolico. I suoi rapporti con le personalità direttive della Riforma (Calvino, Bullinger, Butze, Melan- tone e altri) finirono per essere polemici e in modo aspro, specie con Calvino. Partecipò così a tutte le controversie teologiche della seconda generazione della «Riforma». Fu anche a Cracovia, in Polonia, sotto la protezione di nobili frondisti sia in politica sia in religione. La posi- zione teologica di Lelio è sostanzialmente analoga a quella di molti altri eretici italiani dell'epoca (Ochino, Bian-dratia, Gribaldi, Aconcio, Stancaro, Pucci, Gentili), fortemente presi dalle istanze critiche dell’umanesimo erasmiano: è una posizione imperniata sulla critica di ogni forma di disciplina ecclesiastica, soprattutto dei dogmi come non pertinenti alla sostanza della fede-fiducia, sulla pratica quindi di un indifferentismo dogmatico più o meno esplicito, sulla teoria della tolleranza degli eretici (di qui la vivace protesta contro la condanna di Michele Serveto [v.], antitrinitario), sulla semplificazione della dottrina cristiana e sulla critica al dogma trinitario.
II. FAUSTO
N. a Siena nel 1539, m. il 3 marzo 1604 a Lucławice (Cracovia). Inizialmente letterato, diede riso-nanza europea alle idee dello zio (i cui manoscritti ebbero in eredità) e organizzò saldamente gli antitrinitari di Polonia e della Transilvania. Fin dal 1562 aveva scritto un opuscolo contro la dottrina trinitaria, stampato anonimo dopo essere stato a Lione, visse per qualche tempo a Firenze, alla corte Medicea, studiando la Bibbia e tradendo i Salmi, ma anche componendo sonetti d’amore e canzoni per mascherare. Solo nel 1574 lasciò definitivamente l’Italia per la Svizzera e poi per la Polonia, destinata a divenire il centro della sua intensa attività di propaganda e di organizzazione. I suoi scritti furono diffusi, in gran parte, sotto vari pseudonimi. In Polonia esistevano già correnti antitrinitarie, ma divise e in contrasto: Fausto seppe delineare una teoria media, in cui tutte potessero convenire e insieme dare una salda struttura alle Chiese, combattute tanto dalla nuova ortodossia protestante quanto dal cattolicesimo in ripresa. Il centro della attività di Fausto fu la città di Rakow (presso Sandomierz) dove esisteva già un gymnasiun bonarum artium, il quale divenne presto il centro di propaganda della setta, come lo era a Ginevra l’Accademia di Calvino.La concezione teologica di Fausto si ritrova sostanzialmente nella professione di fede detta «catechismo di Rakow», redatto (1605-1609) sulla base dei suoi pareri e dei suoi scritti dopo la sua morte. In esso l’autorità della Bibbia come norma di fede è riconosciuta, però al di sopra di essa è posto il «sano intelletto umano», il quale non ha bisogno di nessuna speciale assistenza divina per riconoscere le verità religiose. Nell’interpretazione della Bibbia occorre attenersi al senso letterale, tenendo presente che l’idea di Dio biblica è antropomorfica. Solo il Padre di Gesù è ritenuto Dio; l’unità della persona per i sociniani è inseparabile dall’unità della natura; pertanto cercano di provare che la divinità del Cristo è contraria alla S. Scrittura e alla ragione; tuttavia Gesù, per essi, è superiore agli altri uomini per le tre prerogative della nascita verginale, della perfetta santità, del potere di reggere il mondo trasmessogli da Dio. Per queste prerogative anche al Cristo spetta l’adorazione, però d’ordine inferiore a quella riservata a Dio. Inoltre è contestata l’infallibilità della prescienza divina, la dottrina della santità e giustizia originale dell’uomo; è messa in dubbio che l’uomo al principio fosse immortale, e che il peccato originale sia ereditario. La somiglianza dell’uomo con Dio con-siste esclusivamente nel suo dominio sulle creature a lui subordinato. Viene inoltre negata la necessità della Grazia per la vita eterna (bastando le forze etiche dell’uomo per l’osservanza dei comandamenti) e, con questo, la predestinazione, la necessità della Redenzione di Cristo e della applicazione dei suoi meriti.
I Sacramenti sono ritenuti merci cerimonie. Lo stesso Battesimo non è necessario per quelli che sono nati nel cristianesimo e il comando di Cristo è battezzate tutte le genti e valeva solo per l’epoca iniziale della Chiesa. La Cena fu istituita invece durevolmente, ma con il semplice significato di una cerimonia commemorativa della morte di Gesù. È negata la risurrezione della carne e l’eternità delle pene dell’inferno: gli angeli cattivi e i maledetti nell’ultimo giorno saranno annientati.
L’antitrinitarismo dei S. agli come un fermento razionalistico anche dopo che i loro seguaci, espulsi dalla Polonia (1638), trovarono rifugio in Transilvania, Olanda, Inghilterra, America; il socinianesimo, liberato sempre più decisamente dei presupposti teologici inizialmente conservati, divenne una corrente ideologica a carattere pacifista, razionalista, repubblicana, indifferente riguardo ai dogmi, accentuatamente etico-religiosi, che ebbe grande importanza nella formazione del liberalismo inglese.