STANISLAO, santo, martire. - Vescovo patrono della Polonia, n. in quella nazione tra il 1030 e il 1035, m. a Cracovia nell'apr. del 1079. La tradizione lo vuole del ceppo polacco dei Prus-Turzyma di Szezepanowo, per cui viene chiamato s. S. Szezepanowski. Di spirito pienamente occidentale, fu eletto vescovo di Cracovia nel 1071, confermato nel 1072. Ebbe un drammatico conflitto con il re di Polonia Boleslao l'Ardito. Il Re venne scomunicato da S.; in risposta egli fece uccidere S. nella chiesa di S. Michele a Cracovia. Il corpo di S. fu seviziato dal Re e dai suoi sbirri dinanzi all'altare ove S. celebrava la S. Messa. Canonizzato ad Assisi il 17 ag. 1253 da Innocenzo IV; festa il 7 maggio.
Sull'origine del martirio di s. S. sorse nell'Ottocento una larga polemica tra gli storici del medioevo polacco, in seguito alla scoperta del manoscritto del cosiddetto Gallo Anonimo; una eco tendenziosa di tale polemica si trova pure sotto la voce Boleslao l'Ardito, in Enc. Ital., VII,
p. 299: l'autore, Jan Dabrowski, cerca di giustificare il crimine del re Boleslao per ragione di Stato.
S. S., vescovo e martire, viene raffigurato quale una persona di media età; una spada posta a suoi piedi e una palma che tiene in mano alludono alla sua gloria di martire. Lo si vede spesso raffigurato in atto di risuscitare un ignudo che esce dalla tomba: rappresenta il miracolo della risurrezione del cavaliere Pietro (ossia Pietrovino).
Per l'iconografia di s. S. hanno particolare importanza gli affreschi con due scene della sua leggenda dipinti sulle superfici laterali dell'arco gotico sopra il pergamo della Chiesa inferiore nella basilica di Assisi. Essi raffigurano la miracolosa risurrezione del cavaliere Pietro (Pietrovino) e il martirio del Santo; sono del 1337: attribuiti dal Vasari nel 1568 al suo immaginario Giottino, vengono ora spesso citati, però senza sufficiente base, quale opera di Stefano Fiorentino. S. S. è raffigurato sulla pala d'altare nella chiesa polacca di S. S. a Roma da Antiveduto Gramatica, che la dipinse verso il 1594; in essa è raffigurato il Salvatore fra tre santi polacchi: S. Adalberto e Giacinto. Nella stessa chiesa il quadro d'altare con il Miracolo della risurrezione del cav. Pietro, dipinto tra 1750 e 1752, è di Taddeo Ronicz. Sul soffitto si vede affrescata la gloria di s. S. da Ermenegildo Costantini verso il 1775 e le tre scene della leggenda del Santo nella sagrestia sono attribuite a F. Smuglewicz (fine del Settecento).
BML.: Acta SS. Maii, 11, Parigi 1863, pp. 198-280; BHL, 7833-35; N. Nowodworski, Stanisław s. ze Szezepanowa, in Koscielna, 26 (1925), pp. 403-10 (con bibl.); T. Wojciechowsky, W sprawie św. Stanisława biskupa, Cracovia 1926; Martyr. Ro-manum, p. 177.