STEFANO II MELODE. - Visse dagli inizi del quarto decennio alla fine del sec. XI a. Oriundo dell'Italia meridionale, forse calabrese, fu monaco, a quanto pare, del monastero di Grottaferrata, il famoso cenobio di S. Nilo.
È da distinguere da altri omonimi dell'Oriente greco, l'Agiopoli, il Sabaita, lo Studita, come pure da un altro non ancora identificato, ma certamente orientale. Gli inni, che possono essergli attribuiti in base alla tradizione manoscritta, allo stile ed ai riferimenti geografici, sono dieci: due canoni e otto *syntoma*; tutti, ad eccezione di due, acrostici, qualcuno forse interpolato in epoca più recente. Sono dedicati a S. Gregorio Magno, a S. Nicola di Bari, a S. Eustachio, ai ss. Cosma e Damiano, a S. Gregorio d'Agrigento, a S. Giovanni Crisostomo, a S. Agata, ai ss. Quaranta Martiri, a S. Stefano, alla Vergine (nelle previgilia della Purificazione).
S. prende ispirazione spesso dalle fonti agiografiche, ma non trascura le tradizioni orali. Quanto alla sua arte si deve dire che egli, pur non distaccandosi dal formalismo della tradizione inorganica orientale, sa variare talvolta le sue composizioni col dialogo (p. es., nel canone per s. Nicola, forse l'inno migliore) o con l'evocazione di moralità, e non manca di accenti sinceri di pietà; più monoto, e meno originali appaiono i *syntoma*, nei quali lo schema metrico troppo rigido impediva al poeta di svolger adeguatamente il proprio pensiero.