STEFANO I, PAPA, santo. - È commemorato nella Depositio Episcoporum il 2 ag. come sepolto nel cimitero di Callisto. Alla stessa data e luogo è ricordato dal Sacramentario leoniano (il solo nome) dal Martirologio geronimiano e dal Liber Pontificalis; gli itinerari «de locis» e Malmesburiense lo indicano sepolto sulla Via Latina, confondendolo col protomartire omonimo al quale proprio su quella vie era dedicata una chiesa.
Il Sacramentario gregoriano e il Martirologio geronimiano lo qualificano martire, il che è ignoto all'antica tradizione liturgica romana: questa dignità gli fu attribuita nel sec. VI dall'autore della Passio (BHL. 7845) il quale confuse le notizie di S. con Sisto II (v.). Egli fu eletto il 12 maggio 254 e il suo breve pontificato fu turbato da alcune controversie riguardanti la Spagna, la Gallia e l'Africa. I vescovi Basilide di Leon ed Astorga, e Marziale di Merida erano stati depositi dai loro colleghi spagnoli come libellatici. Basilide, però, non sopportando la deposizione si recò a Roma e riuscì a convincere S. della sua innocenza, ottenendone la riabilitazione. Gli Spagnoli allora si rivolsero a s. Cipriano e questi nel Sinodo del 254, contro la sentenza di S. dichiarò indegni e depositi i due vescovi. Allo stesso s. Cipriano si rivolse anche il vescovo Faustino di Leone, dopo avere accusato invano presso S. il suo collega Marciano di Arles come novazianista. S. Cipriano scrisse allora una forte e pressante lettera a S. incitandolo ad agire con energia per la salvaguardia della disciplina ecclesiastica e a deporre Marciano. Ultima fu la Cipriano (v.) e S. a proposito del Battesimo amministrato dagli eretici e che a Roma, in Egitto e in Palestina non si usava reiterare, al contrario di quanto invece si praticava in Siria, in Asia Minore e specialmente in Africa. La questione, già agitata nel sec. II, divenne più ardente nel sec. III; alcuni concili africani avevano proposto il proprio uso come unico legittimo, e le decisioni di quello del 255-56 furono comunicate anche a S. perché le accettasse. Il Pontefice non volle ricevere i legati africani ed anzi scrisse una lettera a s. Cipriano ed alle chiese d'Oriente, in cui rivendicò la legittimità dell'uso romano al quale tutti dovevano uniformarsi. S. Cipriano nel sett. 256 convocò un nuovo sinodo in cui 87 vescovi riaffermarono le precedenti decisioni in proposito. La morte di S., avvenuta il 2 ag. 257, pose fine all'incresciosa questione e la persecuzione di Valeriano, scoppiata poco dopo, sollevò altri problemi da risolvere.