Verso la fine dell'Ottocento fu in Francia uno dei poeti più in voga. Dagli studi scientifici, e attraverso vari impieghi, passò a un'attività esclusivamente letteraria dopo il successo del suo primo volume, Stances et poèmes (1865), tipicamente parnassiano. Da questo genere di poesia tenue e delicata, piena di sensibilità, di cui il componimento più tipico e più famoso è Le vase brisé, S. P. si orientò verso la poesia filosofica, dapprima con la traduzione del primo libro di Lucrezio (1866) e con le Epreuves e le Solitudes (1866 e 1872; queste, ancora di sapore parnassiano); poi con varie liriche, Les destins, La France, Les vaines tendresses, La justice, Le bonheur, tutte pubblicate fra il 1872 e il 1888. Per S. P. la poesia dev'essere intima e filosofica e il mondo esterno è solo interessante in quanto «enigma sublime». Nelle sue ultime poesie, didattiche e retoriche, descrisse ingegnosamente il barometro, la tavola pitagorica, la dottrina positivista, la morale stoica. Pubblicò anche uno studio su Pascal e riunì nel suo Testament poétique (1901) alcuni saggi critici, fra cui una discussione con i simbolisti sulla necessità di un verso ritmico. Accademico di Francia nel 1881. Premio Nobel 1901.
SULLY PRUDHOMME, RENÉ-FRANÇOIS-ARMAND PRUDHOMME, DETTO
BIBL.: C. Hémon, La philosophie de S. P., Parigi 1907; H. Morice, La poésie de S. P., ivi 1920; E. Estève, S. P., ivi 1925; P. Flotte, S. P. et sa pensée, ivi 1931; P. Mayeur, La pensée de S. P., in La grande revue, 156 (1939), pp. 200-213. Costanza Pasquali