SURIN (SEURIN), JEAN-JOSEPH. - Scrittore spirituale gesuita, n. il 29 febbr. 1600 a Bordeaux, m. ivi il 22 apr. 1665. Di famiglia agiata, fu educato religiosissimamente; sua sorella era carmelitana e la stessa madre, dopo la vedovanza, seguì la figlia nel convento.
Fatti gli studi dai Gesuiti, S. entrò nel loro Ordine nel 1616, compiendo la filosofia e la teologia al Collegio de La Flèche ed il terz'anno di probazione a Rouen sotto la guida del p. ALLEMAND (v.), di cui risentì sempre l'influsso, divenendo a sua volta un grande autore spirituale. Durante l'attività pastorale a Marennes presso La Rochelle, dove fu ministro, consultore e predicatore (1630-34), fu per desiderio del card. Richelieu incaricato di esorcizzare (1634) la madre Giovanna degli Angeli, superiora Loudun (v.). S. già stanco per gli studi e soggetto a nevrosi, vi si recò e subì in quella circostanza forti turbamenti psichici. Essendosi, pieno di generosa pietà, offerto a Dio a partire le pene della possessione diabolica in sostituzione della povera religiosa, credette da allora d'essere sotto l'influsso degli spiriti maligni. Per venti anni S. patì di questa prova, che gli causò numerose umiliazioni e sofferenze indicibili, pur avendo lucidità per scrivere varie opere e per predicare con frutto. Negli ultimi 8 anni di vita riacquistò la pace e la calma dello spirito, ed ebbe abbondanza di doni mistici. Boudin ne pubblicò una biografia entusiastica (Chartres 1683).
L'importanza di S. sta nella sua spiritualità ingazianata con particolare accentuazione mistica, espressa soprattutto nelle sue opere: Catéchisme spirituel (Parigi 1657); Les fondements de la vie spirituelle (ivi 1674). La prima, diffusasi inizialmente in fogli manoscritti, fu poi, ad in-saputa dell'autore, fatta stampare dal principe Armando de Bourbon, allora calvinista, sotto altro nome. Il libro ebbe grandissima fortuna e numerose riedizioni (1659, 1663, 1665, 1669, 1673; l'ultima a cura di M. Bouix, 1882) e fu anche tradotto in varie lingue. Vi si trovano non poche manipolazioni di mano estranea. Fu anche messo nell'Indice, sotto pressioni dei giansenisti (decreto del 20 luglio 1695), ma non così le edizioni rivedute e corrette (p. es., quella di Feilow, 1730, e del Bouix, 1882). Scrisse inoltre: Dialogues spirituels (ivi 1695); Sur l'amour de Dieu (edito da Pottier-Mariès, ivi 1930); Throniphie de l'amour sur les puissances de l'Enfer (ivi 1929); Lettres spirituelles (1695-96), ed. critica di L. Michel - F. Cavallera (2 voll., ivi 1926-28).
S. fu uomo di forte ingegno, dallo stile chiaro e attraente. La sua concretezza psicologica, facilità e varietà di osservazioni ed immagini, la potenza fantastica lo rendono come scrittore superiore a Lallement. Suoi difetti furono invece le molte ripetizioni. Come maestro spirituale S. ribadisce i seguenti principi. Attraverso il dono totale di sé a Dio mediante il congedo di tutte le inutilità, ossia di ogni affetto sregolato alle cose e soddisfazioni personali, anche del mondo religioso e della vita mistica, l'anima deve tendere ad agire sempre per un principio soprannaturale di Grazia, ed andare direttamente a Dio con un'intenzione quanto più possibile attuale ed intensa di carità. La docilità allo Spirito Santo, dovrà portare l'anima ad un amore personale, intimo ed entusiastico verso Gesù, fino ad una vita d'identificazione, nella quale Gesù diventa come l'anima dell'anima amante. La meta è l'unione mistica. Benché la contemplazione sia considerata da S. un dono assolutamente gratuito e dipendente esclusivamente dal beneplacito di Dio, cui l'anima può predisporsi negativamente, ossia con la purificazione degli affetti, l'odio non cessa di donarla, in modo che de facto viene offerta a tutte le anime umili, semplici, pure, generose, interamente distaccate dalle soddisfazioni della terra, amanti della Croce e della gloria di Gesù, unicamente protese a servirlo e a piacergli. Il S. è però d'avviso, che, mancando ordinariamente le disposizioni sovraccennate, pochi arrivano alla contemplazione mistica.
I moderni studiosi tendono a giudicare che S. fu sottoposto a turbamento psichico, i cui fenomeni possono spiegarsi come frutto di una nevrosi e di un conseguente delirio interpretativo. Non si esclude però che potesse essere anche soggetto ad un'azione demoniaca. I disturbi psichici non tolsero però al S. il libero esercizio delle facoltà intellettive e morali (malato di tipo ciclotimico), sicché poté elevarsi ad alti gradi di spiritualità e di virtù. Tra i suoi scritti risentono alquanto di tale stato di turbamento gli autobiografici, come Le triomphe de l'amour divin, La science expérimentale des choses de l'autre vie acquise en la possession des Ursulines de Loudun, ed alcune delle sue Lettres spirituelles.