TARÉEV, MICHAIL MICHAILOVIČ

TARÉEV, MICHAIL MICHAILOVIČ. - Teologo filosofo russo (1867-1934).

Dottore in teologia e professore di teologia morale nell'Accademia ecclesiastica di Mosca fu, secondo il Fiorevskij, il rappresentante estremista del moralismo nella teologia russa e, secondo il Glubokovskij, di mentalità soggettivistica, individualistica, anarchica. T. volle camminare la teologia in «filosofia cristiana», in un «sistema di pensiero cristiano». Accanto alla dogmatica oggettiva spogliata però dall'eredità scolastica, e cambiata in vera scienza, cioè in dottrina storica sui dogmi, egli riconosce come la più alta disciplina la dottrina morale sul cristianesimo, essa stessa soggettiva.

Già nel suo primo libro: Le tentazioni del Dio-uomo come unica attività redentiva di tutta la vita terrestre di Cristo, in connessione con la storia delle religioni pre-cristiane e della Chiesa cristiana, Mosca 1892, egli delinea il suo sistema. Per l'idea maestra di questo libro si è ispirato a Dostoevskij (leggenda sul grande inquisitore). Opponendo decisamente la vita naturale e storica a quella spirituale, distingue fra tentazione morale (la forza della triplice concupiscenza) e religiosa (provocata dal contrasto per cui l'uomo, immagine di Dio, è sottoposto alle condizioni ristrette di questa vita). Cristo, per redimere l'uomo, ha racchiuso la sua vita divina nelle condizioni e leggi della vita umana, cioè si è umiliato (kenosis) e con questo ha vinto la tentazione religiosa. L'opera primiscipe del T. sono i 4 voll. dei Fondamenti del cristianesimo (I, Cristo; II, Il Vangelo; III, Contemplazione cristiana del mondo; IV, La libertà cristiana, Serghiev Posad 1908). Segue un volume competitivo con il titolo La vita religiosa, Serghiev Posad 1910-11. Il sistema del T. trovò da parte dei teologi aspre critiche; tra l'altro egli dovette difendersi contro l'accusa di insegnare, con troppa diffidenza da Merežkovskij e Rozanov, la «libertà della carne», false dottrine sul potere della Chiesa, ecc. La sua difesa contro queste accuse è raccolta nel libro La filosofia della vita, Serghiev Posad 1916, e in una serie di articoli sulla rivista Nunzio teologico (ivi, 2 [1917], pp. 108-16, 254-68, 385-410; cf. pure il ricorso del protopresbitero I. L. Janyšev al S. Sinodo, ibid., pp. 410-17). T. nel suo ultimo libro La filosofia cristiana (1917) nega il principio della tradizione patristica, da lui chiamata «gnostico» ed ascetismo, i maledetti nemici del genio russo e, riconosce, come unico principio in teologia, la parola di Dio.

T. ha cercato di dare un'organica, approfondita, originale vista d'insieme dell'opera di Cristo. Anche come scrittore egli appartiene ai teologi russi recenti più degni di nota.

BIBL.: N. N. Glubokovskij, La scienza teologica russa nel suo sviluppo storico e stato più recente (in russo), Varsavia 1928, V. indice p. 112; G. Florovskij, Le vie della teologia russa (in russo), Parigi 1937, pp. 430-44, 565-66; N. Gorodetzky, The Humiliated Christ in Modern Russian Thought, Londra 1938, pp. 139-56; B. Schultze, La nuova soteriologia russa, II, in Orient. Christ. Periodica, 11 (1945), pp. 189-93, 203-204; V. V. Zenkovskij, Storia della filosofia russa (in russo), II, Parigi 1950, pp. 118-26.