TARGHELIE. - Festa celebrata ad Atene ed in alcune città ioniche in onore di Apollo il 6 e 7 del mese Thargelion (= maggio-giugno). Il 6 aveva luogo una purificazione (καθαφμός) ed un sacrificio a Demetra Chloe; mentre il 7, giorno vero e proprio delle T., una processione ed una gara.
La cerimonia purificatoria consiste, secondo un costume diffuso presso numerose popolazioni, nell'esplosione dalla città di due uomini (o, secondo altri, un uomo e una donna), detti φαρμακόι, i quali avevano il compito di liberare il paese da ogni colpa ed impurità in qualità di emissari. I due portavano un collare di fichi, l'uno neri, rappresentante degli uomini, l'altro bianchi, simboleggianti le donne; essi, scelti tra la gente più misera (ma non tra i criminali), per alcuni accenni vaghi delle fonti (Helladios presso Fozio, Bibliotheca, 279; Istros presso Harpokration, s. V. φαρμακός) e a simiglianza di altre città (come, ad es., nella ionica Abdera, dove un uomo veniva lapidato «pro peccatis civium» dopo essere stato tenuto in isolamento «ut sic omnium peccata solus haberet»), sembra che originariamente fossero non solo espulsi dalla città, ma anche messi a morte. Tuttavia per l'età classica è certo che il rito non era più cruento (cf. Lisia, In Andoc., 6, 53; Platone, Minos, 5, ecc.).
Secondo Ipponatte di Efeso (cf. 5,90, Bergk) i due φαρμακόι erano colpiti, nel correre tra la folla, con rami di fico e di altri frutti, mentre si cantava un «canto del fico» (Esichio). Ad Efeso (Ipponatte, frg. 7 Bergk) ed a Marsiglia (Servio, Ad Aeneid., III, 57) i φαρμακόι erano nutriti e trattati con munificenza a spese della città. Nella stessa giornata purificatoria del 6, nel santuario di Ge e di Demetra Chloe si sacrificava a quest'ultima dea un montone e forse anche una pecora, oltre ad un porco alle Moire. Nella processione del giorno seguente, attraversò la città erano condotte le primizie dei frutti della terra giunti a maturità, chiamate appunto φαρμακόι (cf. Etym. M. s. v.) e rinchiuso in un vaso anch'esso detto φάρμακός (Esichio).
Il carattere agreste delle T. è inoltre assai bene chiarito da uno scolo di Aristofane (Cavalieri, 730) secondo cui anche in occasione delle T. (come già nelle Pianepis, nelle Panatene [v.], ecc.) si conduceva in processione l'ελευσών, cioè un ramo di lauro (o d'olivo) ornato di bende di lana, al quale si appendevano le primizie dei frutti. Infine, presso il tempio di Apollo Pito, sotto la direzione del primo arconte e con il concorso di grandi cori di uomini e fanciulli, si celebrava l'agone.
Le T., dunque, feste di notevole importanza nel calendario attico, nei due giorni di celebrazioni contenevano due concetti religiosi profondamente diversi: catartico, cioè purificatorio il primo (cacciata dei φαρμακόι); stimolazione delle forze benefiche della natura il secondo (sacrificio a Demetra Chloe, processione delle primizie, ελευσών). Ma il concetto catartico ad un certo momento si dovette amalgamare con quello della fertilità, come dimostra il fatto che i φαρμακόι all'atto della loro espulsione, come si è visto, erano battuti con rami di fico e d'altri frutti.