TÀBU (TÀPU)

TÀBU (Tàpu). - Parola polinesiana risultante da due elementi: ta « marcare, notare », bu particella intensificativa, conservanti ciascuno il proprio accento, onde si pronunzia tabu, con significato di cosa di cui è proibito l'uso e il contatto; la parola t. è entrata nell'etnologia religiosa per esprimere l'interdizione sacra con significato analogo a quello del lat. sacer e del greco ἀγιος (ἀγνός).

La violazione di questa interdizione porta con sé sanzioni non tanto di carattere giuridico quanto provenienti dal potere soprannormale che si sprigiona dalla persona o dalla cosa t. e appare come la manifestazione di una invisibile, ma presente forza nociva.

Il t. è « ambivalente » ha cioè un doppio aspetto positivo e negativo, favorevole e sfavorevole secondo la condizione sacrale delle persone che vengono con esso a contatto. A quelle che stanno nelle disposizioni volute il contatto oltre a non recar danno, ne aumenta la sacralità; a chi non si trova nelle volute condizioni il contatto è dannoso. Una volta venuto in contatto con la persona o la cosa t., sia legittimamente sia illegittimamente, l'individuo rimane « tabuato », cioè investito egli stesso di un influsso che potrà recare agli altri effetti funesti, se prima di rientrare nella vita normale purificazione (v.).

VARIE SPECIE DI T. - Persone. - In Oceania, dove il t. ha trovato l'applicazione più vasta, la persona del re (e dei sacerdoti) era talmente sacra che qualunque cosa egli toccasse la rendeva interdetta, per cui doveva lasciarsi imboccare e nessuno poteva avvicinarlo né pronunziare il suo nome, né violare la sua proprietà. Il t. delle persone sacre esiste in tutte le religioni non cristiane; basti ricordare in Roma i t. a cui era sottoposto il fiamme Diale.

Cose. - Anche gli oggetti, i luoghi, i nomi in relazione con la sacralità sono t. Come principio generale si può affermare che sono, religiosamente, t. o interdetti tutti gli oggetti o usi più recenti rispetto a quelli più antichi. Così si spiega nella religione romana e nella superstizione popolare il t. che colpisce, per gli usi religiosi, il ferro, metallo di uso più recente e di lavorazione più misteriosa rispetto al rame; il t. che grava sul luogo e gli oggetti dell'iniziazione giovanile e delle società segrete dei selvaggi nei riguardi delle donne e dei fanciulli; il t. che grava su alcuni cibi (in molti casi residuo di credenze totemistiche): il pesce a Gerapoli di Siria, il canguro presso varie tribù australiane, le carni in genere presso gli orfici, le fave presso i pitagorici, ecc.