PURIFICAZIONE

PURIFICAZIONE. - Ha lustrazione (v.) e come questa ha lo sco-

po di rendere le cose e le persone atte ad entrare in contatto con ciò che è sacro o consacrandole, o purificandole o preservandole da eventuali cattivi influssi. E poiché il passaggio dal sacro al profano (come quello dal profano al sacro) va compiuto con le dovute cautele, il vocabolo « purificare » vale anche « desecrare » e lo si adopera, ad es., nella liturgia cattolica per riportare all'uso comune oggetti che sono stati a contatto con cose sacre; così si dice purificare il calice dopo la consumazione delle sacre Specie; purificatorio si chiama il fazzolettino di tela per l'asterzione del calice stesso; p. delle dita è quella che il sacerdote compie alla fine dell'azione sacrificale e tutte le volte che ha direttamente toccato il S.mo Sacramento.

Questo senso speciale, escludente la sacralità dell'oggetto « puro », era noto ai giuriati romani; Ulpiano (D. 7, 2-4) chiama « puro » quel luogo « qui nec sanctus, nec sacer, nec religiosus est » cioè su cui non grava nessuna prescrizione sacrale che ne impedisca l'uso profano.

BIBL.: V. LUSTRAZIONE.

Nicola Turchi

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“PURIFICAZIONE.” Enciclopedia Cattolica, vol. X (1953), p. 209. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/purificazione.