RĀMĀYAṆA

RĀMĀYAṆA. - Vālmīki, l'autore del R., fu il primo poeta indiano che compose un poema d'arte (kāvyā) su motivi dell'epica popolare, nel sec. III o IV a. C. Nel corso di cinque secoli (fino ca. alla metà del sec. II) il testo sanscrito subì aggiunte e interpolazioni, raggiungendo l'attuale estensione di 24.000 distici.

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(fot. Tommaso Filippi, Venezia) RAMAZZOTTI, ANGELO - Ritratto.
Sono apocrifi il I e il VII l., nei quali soltanto l'eroe Rāma è riguardato come un'incarnazione di Viṣṇu. Il contenuto del R. originario è il seguente: Das'aratha, re del Kosala (Oudh), aveva tre mogli e quattro figli, il maggiore dei quali, Rāma, nato da Kaus'alyā, stava per essere associato al padre nella reggenza col titolo di yuvarāga o principe ereditario, quando Kaikevi, la più giovane delle mogli di Das'aratha, facendo appello a una promessa del re che aveva giurato di appagare due desideri di lei, tuttora inespressi, ottenne che alla successione al trono fosse destinato suo figlio Bharata, e Rāma fosse mandato in esilio per la durata di quattordici anni. Accompagnato dalla fedele consorte Sītā e dal fratellastro Lakṣmaṇa, Rāma si rifugiò nella foresta Daṇḍaka, dove Bharata, deludendo le ambizioni materne, andò a supplicarlo di occupare il trono vacante per la morte del padre, ucciso dal cordoglio. Riuscite vane le preghiere, egli accettò di governare in nome del fratellastro, fino al suo ritorno. Rāma aveva intrapreso una lotta vittoriosa contro gli spiriti maligni, che infestavano la foresta, attirandosi l'odio del demonio Rāvaṇa, signore di Laṅka (Ceylon), il quale riuscì a rapire Sītā portandola seco nell'isola. Rāma chiese aiuto agli scimmī, suoi alleati, il più ardito dei quali varcò con un salto l'oceano, raggiunse Laṅka e portò a Sītā il saluto di Rāma. Un ponte immenso fu poi costruito dagli scimmī, su cui l'esercito scimmiesco, guidato da Rāma, passò il mare, e conquistò Laṅka, Rāvaṇa fu ucciso da Rāma, che, ritornato in patria con la moglie liberata, regnò felicemente per lungo tempo.

Il patetico e il meraviglioso sono le note dominanti del poema che gode tuttora in India immensa popolarità. Tradotto in quasi tutti i dialetti neo-indiani, fu rielaborato da Tulsi Dās (1532-1623) sotto il titolo di Rāmcaritmānas: « Lago delle geste di Rāma ». Questo rifacimento in hindi orientale, è diventato un libro sacro per i Ramaiti di ogni classe sociale, i quali dalla eroica fermezza di Rāma nelle sventure, traggono conforto ai mali dell'esistenza. Portati sulla scena, i casi di Rāma attirano le folle, specialmente in occasione di feste sacre in onore di Rāma-Viṣṇu. L'eroico scimmiotto Hanumat è un personaggio favorito del teatro popolare.

BIBL.: M. Winternitz, Geschichte der indischen Litteratur,

I, Lipsia 1908, pp. 404-40; Enc. of Rel. and Eth., X, pp. 574-578.
Ferdinando Belloni Filippi

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“RĀMĀYAṆA.” Enciclopedia Cattolica, vol. X (1953), p. 305. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/ramayana.