SUMERI. - Primo popolo del Medio Oriente antico di cui ci siano rimasti documenti scritti. Avevano cultura altissima, nata nei templi, che diede un'impronta decisiva alla storia universale. La loro grande potenza d'irradiazione sopravvisse loro per millenni nella lingua, nella teologia, nella scienza, nei miti dei popoli che li soppiantarono.
I. ORIGINE
Il nome è stato forgiato dagli orientalisti moderni, sui testi cuneiformi babilonesi, in cui occorre spesso la formula (ad es., codice di Hammurabi, prologo) s'arriva in latino da Sume-ri-ri, che si usa volta tra due la forma somerica LUGAL KI-EN-GI KI-URfki e signifca «re di Sumer e di Akkad», due regioni che occupavano il sud della Mesopotamia. Sumer (KI-EN-GI) era la parte attorno alle foci dell'Eufrate e del Tigri, allora separata; Akkad si trovava più a nord fra i due fiumi. I S. chiamavano se stessi i «capi-neri» (SAG-GIG-GA). L'origine del popolo resta oscura, essendo possibili soltanto i poteri testi. Nei tempi più remoti gli dei vengono rappresentati come stanti sulle cime dei monti; ma geologicamente la terra (KALAM) appartiene al terreno alluvionale recente, e l'argine formata non manca che il golfo recedeva e, fra le lagune, le paludi si andavano consolidando. Perciò si ritiene generalmente che le culture più antiche erano più a nord (a Jarmo, Hassuna, Samarra, Halaf), e si impianarono nel sud solo a partire dal periodo di Obed (= "Ubaid"), se non si ammette una fase di Eridu ancora più antica. Rimane dunque indecisa la questione dell'immigrazione marittima o terrestre dei S.La razza è stata determinata con studi appositi fatti da Keith sugli scheletri delle tombe della regina ŠUB-AD a Ur, su quello del principe MES-KALAM-DUG ed altri. Questi studi mostrano come tale razza non fosse molto diversa da quella degli Arabi odierni. La regina Šub-ad, che probabilmente aveva meno di 40 anni, era alta 1,51 m., aveva testa dolicocefala, cervello di 1600 cm.3 (250 cm.3 di più della donna normale europea di oggi); il principe Meskalam-dug misurava 1,65-1,67 m., con ossatura straordinariamente forte, testa lunga, naso angusto, cervello di

Sumeri - Fondazioni di una casa nel villaggio di Jarmo (forse il più antico del mondo: ca. 4750 a. C.).
1550 cm.3; aveva una faccia lunga ed era mancino. Tuttavia, nelle rappresentazioni plastiche, i S. appaiono piuttosto tozzi, con fronte sfuggente e naso molto curvo, carnosi, con buona muscolatura, vestiti di un abito a ciocche, probabilmente composto di pelli; tale tipo di costume rimase fino alla III dinastia di Ur (ca. 2050-1950 a. C.). Ben diverso è il tipo degli Accadi, ad es., nella stela di Narām-Sin. L'artista accadico insisteva sulle differenze somatiche dei due popoli.
II. LINGUA
La lingua dei S. non si riallaccia né alle indoeuropee, né alle semitiche, né ad altra famiglia conosciuta. Appartiene, per lo più, al tipo strutturale delle lingue dette aggiuntanti.Il numerico possiede il nome, il verbo, il pronome, il numerale, una congiunzione encitica, ed inoltre suffissi vari, con cui sono espresse anche le relazioni dei casi:
| nominativo | LUGAL | il re |
| genitivo | LUGAL-A(K) | del re |
| dativo | LUGAL-RA | al re |
| accusativo | LUGAL | il re |
| comitativo | LUGAL-DA | con il re |
| ablativo | LUGAL-TA | dal re |
| terminativo | LUGAL-SE | verso il re |
| loc.-term. | LUGAL-E | presso il re |
Il plurale si forma con due suffissi: -ENE per le persone, HA per le cose; ma spesso il singolare ha valore collettivo; un plurale che include tutti gli esseri della specie si fa per duplicazione del sostantivo o dell'aggettivo: LUGAL-ENE «i re»; UDU-HA «le pecore»; KUR-KUR «(tutti) i paesi (nemici)»; DINGIR-GAL-GAL-ENE «(tutti) i grandi dei». Maschile e femminile vengono espressi per eteronomia, anziché per forme grammaticali: LUGAL «re»; NIN «re-gina», «principessa»; A-A «padre»; AMA «madre»; ma DUMU «neonato» può tradursi «bambino» (figlio) e «bambina» (figlia). Nettà è la distinzione tra la classe delle persone (dèi, eroi, uomini e bestie, se, come accade nei racconti popolari, sono personificate) e la classe delle cose (il resto). L'aggettivo viene posposto al sostantivo. Nel verbo si distingue una forma transitiva, che comprende il «tempo» presente-futuro ed il preterito, da una forma intransitiva, in cui manca la divisione secondo il tempo; si hanno attivo e passivo, infinitivo, participio, imperativo, oltre forme amplificate con l'infisso -ED-. Prefissi (di coniugazione) e preformativi vari tonalizzano la semplice narrazione, l'interessamento di chi parla, la negazione e l'affermazione enfatica, il precativo e il prospettivo. Nel verbo, per mezzo degli infissi, viene riassunta la relazione con gli oggetti o con i casi dimensioni antecedenti; ogni verbo può avere anche senso causativo. È sorprendente il gran numero di radici monosillabiche, specialmente nel verbo. La radice è immutabile, e tutte le modificazioni del significato sono espresse con prefissi o suffissi. La sintassi è complessa: l'accoppiamento delle parole, la formazione delle «catene», la possibilità di sostantizzare ogni parola, inciso, frase e anche periodi interi con un semplice suffisso -A, dànno uno speciale carattere alla lingua di Sumer.
Si distinguono due stadi della lingua sumerica: l'antico sumerico e il neosumerico. Al limite di questi due periodi sta Gudea, principe di Lagaš. Almeno due dialetti si sono manifestati: il dialetto principale (l'EME-KU) e la cosiddetta «lingua di donne» (EME-SAL), usata, ad es., dalle dèe nelle poesie religiose. La fonetica sumerica è rimasta un campo difficile: si hanno i valori del sillabario degli Accadi, ma i testi sono di uno stadio tardo della lingua, quando non si pronunciavano più né le consonanti che chiudevano la sillaba (ad es., la g di ŠAG «cuore») né le sillabe finali. Sono accertate consonanti nasali, come la n («prefetto» di città si scrive ENSTED E-SI) e la g (si alternano GÁ e MA).
SUMERI - Sigillo ad impressione, con simboli della dea Inanna e immagine del dio Dumuzi (ca. 2900 a. C.) - Berlino.
III. STORIA E ARCHEOLOGIA
La storia dei S. si divide in tre periodi: 1) preistorico; 2) protostorico; 3) propriamente storico, distinti dall'invenzione della scrittura: solo nel periodo protostorico affiorano, ma ancora scarsissimi, i documenti scritti, i quali nel periodo propriamente storico sono sufficienti.1. Il periodo preistorico
Per la preistoria mesopotamica si è ai primi tentativi di una cronologia relativa. R. J. Braidwood (Illustrated London News, 15 dic. 1951, p. 992) dà il seguente schema:Barda Balka
Hazer Merd
Palegawra
Karim Shahir
Jarmo
Hassuna
Villaggi più sviluppati; origine e prima fioritura della ceramica anche dipinta, con bellissime forme a Samarra, apogeo di quel periodo.
Halaf (e Eridu) villaggi ancora più evoluti; bellissima ceramica dipinta, allora principale espressione della cultura umana.
Obed ('Ubaid) (ad ovest di Ur) invenzione del tornio; ceramica monocroma nera; motivi geometrici.
Warka (Uruk) già protostoria.
Il neolitico finisce nel periodo di Hassuna. I periodi seguenti (Samarra-Halaf) formano il calcolitico antico, quelli di Hağgi Muhammad e Obed I il calcolitico medio, quello di Obed II il calcolitico recente. Nel periodo di Warka si passa (attorno al 3000 a. C.) al tempo del bronzo, protostorico. Interessante è lo sviluppo dell'architettura, dal villaggio dei primi contadini fino a vere e proprie città. Si comincia con mura di argilla mazzerangata, poi con blocchetti di argilla; infine, nel periodo di Uruk, si inventa la forma dei mattoni. Le case private erano all'inizio di proporzioni molto ridotte e di semplicissima pianta: oltre a forme rettangolari, si trovano anche forme tondre, paragonabili ai toloi dell'Egeo o alle case simili ad arnie oggi esistenti nella regione d'Alleppo in Siria; i palazzi ed i templi preferiscono un piano rettangolare più lungo e mostrano tutti i tipi fra la casa a focolare e la casa a cortile. Nel periodo di Warka si fa il primo tentativo di una zikurat (torte): si ammonticchia il terreno; le scarpate laterali sono più tardi rivestite di mattoni; in cima si costruisce il «tempio alto». Dal tempo di Hassuna fiorisce la ceramica, prima plasmata a mano, poi per mezzo del tornio da vasaio a rotazione lenta, poi (nel periodo di Warka) a rotazione celere; la tecnica del cuocere si sviluppa dall'abbrustolire a fuoco aperto fino all'uso di una fornace ben controllata, che trasforma l'argilla da limatura fina in ceramica durissima, presupposto di ogni ceramica colorata di alto valore. La decorazione si evolve anch'essa continuamente: da semplici disegni scalfiti all'incrostamento con argilla di limatura specialmente fina, sino alla levigatura perfetta e al dipinto monocromo e policromo, come negli esemplari bellissimi del periodo di Halaf, classico per tutti i tempi. Meno sviluppata è l'arte plastica: terracotte rudi specialmente di fi
gure femminili («dee madri») e gli idoli degli occhi di Tell Brag. La glittica conosce il sigillo-bottone e il sigillo-bollo; discussi sono i sigilli-cilindri del periodi di Halaf.
Così i risultati degli scavi presentano per gli ultimi periodi l'immagine di un popolo agricolo, che dall'esistenza nomade di cacciatori e pastori è progredito alla stabilità, sebbene oltre all'agricoltura si occupi ancora di caccia e di pesca. Da piccoli centri agricoli (Jarmo) si è arrivati ad agglomerati più estesi, i quali verso la fine del tempo preistorico vengono circondati da muri di pietra. In quelle borgate fioriscono al sommo grado i mestieri: si fanno fusi primitivi, coltelli, lesine, aghi, scuri, pugnali, punte di lancia, ami, arredamenti di ogni genere, vasi di argilla e di pietra; il tutto fa l'impressione di un alto livello di vita. Vi troneggia, monumentale, il tempio, attorno al quale, quasi supplicanti, si ammucchiano le case. Il tempio è importante anche come centro di vita culturale e politica; regola la vita del popolo, di cui allieta il duro lavoro con le feste gioiose di una religione che venera la fecondità; organizza la lotta contro l'acqua e per l'acqua, perché l'agricoltura è basata sull'irrigazione, e già si costruiscono i sistemi di canali e si regola la distribuzione delle acque.
2. Il periodo protostorico
È contrassegnato da uno slancio culturale tale da far primeggiare la Mesopotamia fino al tempo dei Seleucidi, sicché solo l'Egitto, a partire dall'unificazione, avrà una civiltà paragonabile a questa. Il periodo è rappresentato dai livelli VI-IV di Uruk (Warka) e, più tardi, dall'epoca di Gemet Nasp; molti aggiungono il tempo di Mesilim, per lo più attribuito al periodo propriamente storico. L'epoca di Uruk IV è forse l'età più creativa della storia sumerica. L'architettura continua e perfeziona i modelli già sviluppati nel tempo preistorico; però la zikurat, orgoglio di tutti gli edifici religiosi mesopotamici, prende adesso la sua forma monumentale, da compararsi con le cattedrali medievali. Le borgate si sviluppano in vere città fortificate. Al posto della ceramica fastosa di Halaf prospera la glittica, che rivela meglio la vita del popolo. Viene creato il sigillo-cilindro, che si mantiene fino agli ultimi tempi della cultura mesopotamica ed è caratteristico per tutto l'Oriente anteriore. Tali sigilli sono piccoli cilindri di argilla, o più raramente di pietre anche preziose, e rarissimamente di rame, bronzo, oro, sulla cui superficie è inciso il neolitico di un ornamento, che può essere la figura di un personaggio, spesso con aggiunti caratteri cuneiformi che indicano per lo più il proprietario. Quando il sigillo viene rotolato sull'argilla umida, si forma il «positivo» di un nastro di figure, che può anche servire come marchio di proprietà sulle giare. Naturalmente sono rimaste molto più impronte cheindipendente o era un prefetto che rappresentava un altro capo, allora chiamato LUGAL, «grand'uomo» o re. Questa gerarchia esercitava un'autorità incontestata e benefica. Sempre accompagnando la vita con i necessari rituali, essa organizzava lo scavo dei canali e la costruzione delle dighe; regolava la distribuzione dell'acqua nei campi; divideva la terra secondo i criteri dell'utilità: terreno per campi di orzo e di grano, per piantagioni di datteri e per vigne, terreno adatto soltanto per pascoli, specialmente per greggi di pecore e di capre, e per bovini e asini (più rari); organizzava inoltre e perfezionava i mestieri: si facevano tutti quanti gli utensili ad uso della popolazione, come aratri, carri a quattro ruote, slitte, reti, barche e navi. Il tempio organizzava il commercio persino in regioni lontane, per avere legname, pietre calcare, metalli, pietre preziose, tegole seccate al sole. Più ancora: regolava tutta la cultura religiosa del popolo, con rituali commoventi e feste che si spingevano ad eccessi licenziosi, come in tutte le religioni che venerano l'acqua fertilizzante. Organizzava lo studio per sacerdoti e scribi, che dovevano tenere la rigida contabilità di tutta la produzione. Più di ogni altra cosa, dava ispirazione all'arte, facendo fabbricare tutti gli arredi, i simboli ed i simulacri degli dèi, le loro case magnifiche, orgoglio e gioia per tutti, e le loro statue degli dèi, segni della presenza divina, ossia oggetti di preghiera continua per essi; inoltre i carri divini, gli strumenti musicali, gli abiti rituali, l'occorrente per le splendide processioni. Degna di rilievo è la concezione religiosa: l'uomo è il servo degli dèi, perciò deve loro fornire abitazioni, vesti, alimentazione degne di essi; ciò facendo gli dèi danno l'abbondanza; il re non è che il primo fra gli altri servi.
Come dèi, in quei tempi preistorici, si trovano venerati più degli altri Inanna (da NIN-AN-A[K]), la «Signora dei cieli», e il dio del Cielo An, se sovrano degli dèi. Inanna si riconosce dal suo segno, il fascio di canne; essa sembra essere da l'amore, di guerra e di cultura, a giudicare dai miti più recenti. Esistevano dèi locali in ogni tempio dei S., ad es., Nin-girsu in Lagas, Nin-mara in Mara, Nin-giz-zida, Nin-bur-saga, Nisaba e (più tardi) si rivelano come di somma influenza. Enlil, re di tutte le terre e dio regnante del pantheon in Nippur, Enki (accadico Ea), dio dell'acqua dolce e della saggezza in Eridu, Utu, dio-Sole in Larsa, Nanna, dio della luna in Ur.
Il periodo di Gèmdet Nasr, seconda parte del tempo protostorico, continua il tempo di Uruk IV. È un'età d'espansione e d'irradiazione della cultura sumerica. Il nome è derivato dal sito scavato di Gèmdet Nasr, 24 km. a nord-est di Kis, dove si è trovata una ceramica colorata di tipo nuovo. Il collo e le spalle del vaso vengono divise in parti, da paragonarsi alle metodi greche, ornate anche da figure; può darsi che questa nuova maniera di decorazione sia dovuta ad influssi iranici. Si raggiunge così l'apogeo della creatività e della padronanza delle forme. Ancor più magnifici diventano i templi e le zikurat, circondati dall'area sacra del KISAL, che è il temenos. Si sviluppano le relazioni commerciali, come mostrano i gioielli e i metalli trovati. Tra le rare statue spicca una femminile di Uruk, chiamata «la bella donna del tempo di Gèmdet Nasr», che può paragonarsi alle più perfette statue greche.
ELAM (v.), o «terra alta», subisce l'influsso della cultura sumerica. I «proto-Elamiti» sviluppano per un breve tempo un sistema di scrittura (attestato dalle valette di Susa e di Tepe Sialk) che adatta quello sumerico alla loro lingua del tutto differente. Alla fine del periodo di Gèmdet Nasr si ha, per cause ignote, un certo decadimento: le forme diventano più rudimentali.
3. Il periodo storico
a) Il periodo di Mesilim. — Questa fase, che molti includono ancora nel tempo protostorico, è denominata dal primo nome mesopotamico conosciuto: sul pomo di una mazza è scritto «Mesilim, re di Kis» (o «della totalità», titolo tramandato fino ai re neoassiri?); è il primo re che si presenta con il suo nome. Avviene un cambiamento radicale nell'arte: tutto diventa schematico, astratto, più a maniera di disegno
rovine di Uruk si usano segni convenzionali per trasmettere un pensiero. Già fin dai primi esempi la scrittura warkense (ca. 1000 tavolette di cuneiforme anc
che di plastica, spesso fino alla sola delineazione; ma l'architettura presenta la prima meraviglia di città: Uruk è circondata da muri alti forati da porte, di cui due finora scavate, del perimetro di km. 9,5, sormontati da 900 torri. È comprensibile che si sia poi attribuita all'eroe mitico Gilgameš la costruzione di siffatte mura.
b) La I dinastia di Ur. - Con il periodo di Ur, oltre i vari ritrovamenti archeologici ed i nomi, si hanno iscrizioni regali. Vi è poi un'altra fonte storica, che però è di maneggio delicato: le liste dei re, composte attorno al 2000 a. C., che dal presente si spingono fino ai tempi più remoti. In qualche senso possono paragonarsi con Gen 4-5. II, perché ai re antidiluviani attribuiscono lunghezze di regni che superano le età dei patriarcati biblici; non servono molto per i tempi antecedenti ad Ur I, ed anche poi si devono usare con cautela. Sono elenchi complessivi dei re, ma senza distinzione fra i più importanti e le dinastie irrilevanti e soggette ad altre; vi si possono talora dinastie contemporanee; può inoltre essere omesso qualche re. Stando così le cose, la storiografia moderna deve vagliare e combinare tutti gli elementi da più fonti; deve inoltre procurarsi sincronismi, per ottenere una cronologia relativa ed assoluta probabile, campo questo estremamente discusso negli ultimi anni; con qualche cautela è stata qui scelta una cronologia piuttosto bassa, perché essa sembra più probabile, benché non siano ancora finite tutte le controversie. Così, accanto alla I dinastia di Ur, vi era una dinastia di Lagas, città molto meno importante, ma sulla quale si è meglio informati da iscrizioni più ricche. Ecco il quadro dei re:
| Ur I | Lagas' |
| Urnane | Akurgal |
| Akurgal | Eannatum |
| Eannatum | Eannatum I |
| Eannatum | Enitarzi |
| Enitarzi | Lugalanda |
| Lugalanda | Urukagina |
ca. 2350: Lugalzaggisi di Uruk, «imperatore».
Per Mešannepadda di Ur si sa anche il nome della consorte Ninturnin e del successore, il figlio Aannepadda, il quale eresse un tempio in Obed. Di Urnanše le tavolette riferiscono che per il suo dio Ningirsu, patrono di Lagas, costruì templi e canali, cosa del tutto tradizionale in Sumer. Di Eannatum è rimasta la famosa «stele degli avvoltoi», lastra calcarea divisa orizzontale, mentre, che raffigura e narra la sua battaglia contro Umma, città vicina. Sfortunatamente gran parte della lastra è distrutta; ciò che rimane riferisce l'invasione della gente di Umma e narra come Eannatum il investi quale un turbine e con grande vittoria il cacciò dalla sua terra, in virtù di Ningirsu, eroe battagliero. Ma Eannatum si misurò in guerra anche con i re di Elam, Uruk, Ur e Kiš. Dopo di lui regnò suo fratello Eannatum I, al quale successe Entemena, figlio di Eannatum, che vinse Umma; con suo figlio Eannatum II la dinastia fondata da Urnanše si spense. Successero Enitarzi, Enitarzi e Lugalanda, sacerdoti sotto Entemena. Di quei tempi rimane un documento strano della fede in un'altra vita nelle tombe reali di Ur. Morto il principe (allora la signora Šub-ad), tutto il seguito, servì e dame di corte, lo accompagnavano nella tomba, dove si pensa che liberamente si avvelenassero, cadendo a terra insieme ai cavalli che tiravano il carro mortuario, per tener compagnia al principe nel regno dei morti. A Lagas però, le cose peggioravano. Scioltasi la compagine statale, si affermavano indipendenti ed egoistiche le classi; si giunse ad un regime ligio ad interessi privati, si accese la battaglia per la potenza e lo sfruttamento dei più deboli; Urukagina fece con successo una rivoluzione, cui seguirono riforme sociali, le prime che ci sono riferite in Asia, e restituì «libertà», giustizia e pace sociale, volute dagli dèi, agli amati

SUMERI - La Stele degli avvoltoi con la vittoria di Eannatum su Umma (ca. 2400 a. C.) - Parigi, Louvre.
servitori. Allora il nemico ereditario si alzò un'altra volta: Lugalzaggisi, figlio di Ukuš, Ensf di Umma, vinse Urukagina e tentò con metodi crudeli di stabilire un impero unito sumerico, con Uruk quale capitale; ma il tentativo fallì.
c) Il tempo di Akhad. - Di esso si conoscono i re Sargon (Šarri-kēnū, il «vero re», ca. 2350), Rimuš, Maništusu, Narām-Sin, Šarkališarri e 6 altri.
Il re semitico di Akhad, Sargon, fece ciò che i S. non riuscirono a fare: unì le due parti meridionali della Mesopotamia. Gli Accadi da tempo immemorabile si trovavano nel paese, mescolati con i S. che li superavano nella cultura, e ricevevano sempre nuovi rinforzi da parte della popolazione semitica della penisola arabica. Sotto Sargon salirono al comando di tutta la Mesopotamia, e lo esercitarono con forza, dopo aver vinto numerosi nemici; protestero per ca. 150 anni il paese dai barbari; ma finalmente soccombettero al regime straniero dei Gutei (ca. 2200 a. C.). Il regime semitico trasformò del tutto la cultura sumerica, così da causare perfino differenza linguistica fra l'antico sumerico ed il neosumerico. Il costume e la strategia sumerica, oltre la lingua, vennero repressi. La teocrazia dei templi si trasformò in uno Stato di ufficiali controllati dal re, ciò che infine diede origine allo Stato delle classi. Il re cominciò ad aggiungere al suo nome il determinativo di «dio», come nella Roma imperiale ricevè adorazione liturgica nei templi, e templi vennero costruiti per lui, come per gli antichi dèi sumerici. Nel pantheon inoltre vennero posti in prima linea gli dèi astrali venerati dagli Accadi; ma si fece una fusione con gli antichi dèi sumerici.
d) La III dinastia di Ur (ca. 2050 o 2070 - ca. 1950 a. C.). - Sovrani: Ur-Nammu (ca. 2050); Šulgi; Bur-Sin; Šu-Sin; Ibi-Sin. Verso la fine del dominio dei Gutei, poco fruttuoso in opere d'arte, le città sumeriche si ripresero. A Uru-ḥegal di Uruk riuscì di cacciare i Gutei e di fare prigioniero ed uccidere l'ultimo loro re, Tigran. Egli però soccombette nel tentativo di accentrare in sé l'impero di tutta la terra sumerica: fu vinto da Ur-Nammu suo vassallo, che, geniale politico, seppe riconciliare S. e Accadi, e fu più gradito alle città sumeriche. Vinto l'Ensf Namhani di Lagas e quello di Kiš, attraversando tutto il paese a mano armata, fondò l'ultimo e forse il più prospero regno di Sumer, contemporaneo alla fioritura della letteratura sumerica. In ciò è importante anche il suo contemporaneo Gudea di Lagas, che come Namhani (ucciso da Ur-Nammu) aveva anch'egli sposata una figlia di Ur-Bau, Ensf di Lagas.
Se tutti i re «neosumeri» siano realmente stati sumerici, dati i nomi degli ultimi, non è certo. Però si sentivano sumeri e volero, senza urtare gli elementi accadici, realizzare l'antico impero di Sumer e di Accad. La scena
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SUMERI
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i servi erano trattati più umanamente che più tardi presso i Semiti. Se lo schiavo voleva ricorrere per la sua liberazione, stava a favore suo la praesumptio iuris ed aveva il pieno diritto di processare. La «tavoletta» era il mezzo comune di prova giuridica, sigillata con i sigilli di ambe le parti e degli scribi. Inoltre avevano valore di prova il giuramento (NAM-ERIM-DAM) e, naturalmente, i testimoni. Esistevano due forme di giuramento: quello assertorio già menzionato e quello promissorio, che ebbe nome MULUGALA «nome del re» e che, sembra, era inoltre l'elemento decisivo nei contratti matrimoniali. I matrimoni senza il consenso dei genitori erano invalidi. Ma se lo sposo aveva, con il consenso di ambo i genitori, promesso sotto MULUGALA il matrimonio, poteva darsi luogo al processo sulla promessa di matrimonio non adempiuta, e lo sposo poteva essere «condannato» al matrimonio. Capaci di azioni giuridiche erano anche le donne e sotto certi limiti gli schiavi. Era ammesso il divorzio, specialmente quando il «prezzo» della sposa non era stato pagato. Inoltre si trovano contratti di affitto, procedimenti per affitti non pagati, risarcimenti dei danni in occasioni di incidenti navali, divisioni del patrimonio agli eredi, rinunzie; il tutto ha un aspetto moderno. Alla fine di quei documenti non manca la sottoscrizione del MÄSKIM (rappresentante del re per il controllo), dei DIKUD (giudici), e in processi di gravissima importanza anche dell'ENSIF (prefetto della città); v'è infine la data presa da un evento notevole dell'anno precedente.
Celebrata da una commovente lamentazione, la distruzione di Ur avvenne ca. il 1950 a. C. Da quel tempo il sumerico recede quale lingua del popolo. Però nel tempo di Isin e Larsa si compongono ancora molti inni reali in tale lingua. Simile in ciò al latino, il sumerico rimane la lingua dei sacerdoti e delle persone colte. Perfino nei templi dei Cassiti (sec. XIV a. C.) vennero composte poesie in sumerico, ma già da gente che parlava l'accadico, così che si possono persino datare quei poemi per mezzo degli errori grammaticali che contengono.
IV. LETTERATURA
Le tavolette sumeriche trovate ammontano a decine di migliaia. Per la massima parte sono testi economici. Seguono iscrizioni storiche (alcune centinaia), elenchi di cose, varie classi di documenti amministrativi. Più preziose sono le tavolette letterarie, da paragonarsi ai papiri letterari rispetto alle altre specie di papiri; esse mostrano la poesia di Sumer ed illustrano molto la sua religione. Ma dalle parecchie migliaia di tali tavolette si può ricostituire soltanto un numero ristretto di poemi; questi sono inoltre di difficile interpretazione, essendo le tavolette mutile. Anche se, con recentissimi sistemi, si possono quasi sempre vincere le difficoltà grammaticali, rimangono quelle lessicali, perché molte parole sono sconosciute o non si inquadrano nel contesto secondo il significato noto. Occorre inoltre innestare i poemi nella vita, indovinare molte circostanze ben note ai poeti ed ascoltatori, ma ora sconosciute; però anche in ciò si fanno di giorno in giorno progressi sensibili.Come generi letterari si distinguono: 1) i miti; 2) i carmi epici; 3) gli inni; 4) la letteratura sapienziale; 5) gli oracoli magici o scongiuri.
4. I miti
Si conoscono adesso 17 miti più notevoli, astrazione fatta dai relitti troppo frammentari e da quelli di recentissima decifrazione (cf. Orientalia, 22 [1953], pp. 190-93, tavv. 29-56), da cui risulta che i testi utilizzabili aumenteranno di giorno in giorno. È utile elencare i titoli che i moderni hanno dato a questi miti (gli antichi S. li citavano secondo gli inizi). Dieci trattano le origini dell'universo, degli dèi, dell'uomo, della cultura sumerica. Si usa la parola «mito» solamente per i miti propriamente detti e quelli «etiologicali» o esplicativi; i miti «eroi» e la sottospecie dei miti «cavallereschi» rientrano nei carmi «epici».a) Enlil e Ninlil o La generazione di Nanna, dio della luna, e di tre divinità infernali. b) Il viaggio di Nanna dal padre Enlil in Nippur, per avere in Ur «abbondanza» in ogni senso: l'acqua del fiume, grano, erbe, canne, alberi, prodotti della steppa, miele, vino e una vita lunga. c) Enten ed Enef, o Come Enlil assunse Enten quale da-
(da C. L. Woolley, Un excavations, Oxford 1931, tav. 144)
SUMERI - Ornamenti femminili trovati nelle tombe reali di Ur.
politica cambia: l'Elam si afferma sempre di più, e dall'ovest, da Amurru, comincia l'inflitrazione, Amorriti (v.). Quando gli Elamiti distrussero la capitale Ur, parecchie città, come Isin e Larsa, si disputarono il primato, fino a che una di esse non formò il primo regno di Babilonia (v. HAMMURABI (HAMMURAPI)). Sono preziose specialmente le numerose ed estese iscrizioni di Gudea di Lagas, che mostrano la restaurazione sumerica. I re, come Gudea, si sentono pastori fedeli dei loro popoli, vicari degli dèi tutelari della città; sono più costruttori di templi, di città, di canali. Fiorisce la letteratura. I poemi mitici adesso e nel tempo di Isin e Larsa ricevono l'ultima redazione sumerica, prima di essere rielaborati, con caratteristici cambiamenti, dai Babilonesi. Riconosce anche l'arte, come si vede nelle numerose statue di Gudea; ma vi si nota, come anche nella letteratura, una certa infiltrazione accadica.
Prospera la «casa delle tavolette», cioè la scuola dei templi. Essa è nello stesso tempo scuola elementare per i principianti, accademia reale e biblioteca centrale. Vi si insegnano la semplice arte di scrivere e l'uso dei disertori formulari per la vita commerciale e per i documenti giuridici; si iniziano specialmente i sacerdoti e le sacerdotesse ai misteri dei loro riti, alle finezze stilistiche degli inni e delle lamentazioni; si tramandano con spie- gazioni le liste di diversissimi generi di cose, terre, pietre, pesci ed altri animali, ma più ancora dèi e re: tutta la scienza di quei tempi; si imparano i paragrafi delle leggi. UR-NAMMU, CODICE DI (v.) è il primo del quale si sa che compone un codice di leggi, umano e senza l'uso della legge del taglione. Un altro codice, ma di 75 anni più tardo, è quello redatto da Lipit-Isar re di Isin, pubblicato nel 1947.
A Lagas vi era perfino un tribunale di cassazione, del quale è rimasto l'archivio dei DITILLA, cioè dei procedimenti giuridici finiti. Questi DITILLA lasciano intravedere la struttura sociale. Esisteva l'istituto della schiavitù, ma

politica cambia : l'Elam si afferma sempre di più, e dall'ovest, da Amurru, comincia l'infiltrazione, Amorriti (v.). Quando gli Elamiti distrussero la capitale Ur,
tore dell'abbondanza, perché Enten, a differenza di Emeš, era l'« esperto delle acque vive» (anche delle seminazioni animali), producendo per ciò in tutto il bestiame e in tutte le piante somma abbondanza; secondo Falkenstein, Enten personificherebbe il tempo piovoso, l'inverno. d) La creazione della zappa, mito esplicativo: esisteva, a Nippur, una zappa d'oro e lapislazzuli, conservata nel tempio Duranki (« legamento di Cielo e Terra»); il mito racconta come Enlil determinò la sorte di quella zappa, invenzione utile e piena di forza, la diede ai capi-neri, assieme al canestro, per costruire templi, città e case, per combattere nemici, per sarchiare le cattive erbe. Gli dèi danno gli utensili agricoli al popolo, come se fossero zelanti persino per bonifiche o «sistemazioni» agrarie; ciascun dio ispeziona con zelo e diligenza mediante i suoi capi-neri nella sua sfera; gli uomini devono rispondere da buoni servi, eseguendo anche con il duro lavoro dei canali, dei campi e delle costruzioni i rispettivi decreti degli dèi che sono una forza viva. Così la stessa altezza della cultura sumerica e la sua volontà di sottomettere la terra e farla fertile sono dovute alla religione sumerica. e) Lahar e Asman, o La disputa tra il dio allevatore del bestiame e la dea coltivatrice del grano, di grande importanza anche per la creazione dell'uomo. f) Enki e Niburraug o La creazione di piante medicinali. g) Enki e Sumer o Come Enki crea e organizza Sumer e tutto l'ambiente della sua vita. Il poema è pieno di patriottismo:
« O Sumer, terra grande! Tra le terre dell'universo (sci tu) quella piena di stabile splendore, (sei tu) il popolo, dal sorgere del Sole al tramonto, ubbidiente ai decreti divini! I decreti tuoi son decreti elevati, inarrivabili, il cuore tuo è profondo, non se ne trova il fondo, il tuo... è come il cielo, che uomo non potrà toccare mai!».
Così Enki « benedice » Sumer e Ur, sua capitale, « il bue stante fermo », Melubha, « monte nero » (forse la costa orientale dell'Africa, fin dove andavano le navi di Sumer), « benedice specialmente le sue parti, l'Eufrate ed il Tigri, che riempie di acque, sulle quali fa prefetto Enbibulu; li fa brulicare di pesci, i quali ricevono quale prefetto Dumu-Keš; dà legge al Mare (Golfo Persico), a carico del dio Sirara; chiama davanti a sé i venti, ne fa signore Iskur, dio del « riccio dell'interno del cielo »; vuol fare i campi coltivati, dirige verso di essi l'aratro, il giogo e le semenze, e ne fa padrone Enkimdu, dio dei canali e delle dighe; li vuol vedere pieni di grano, e dà la cura di essi ad Asman, la dea del grano; ma vuole anche che la regione sia piena di case, villaggi, città e templi, come « terra propria degli dèi », e perciò determina i decreti per la zappa e la forma dei mattoni, e viene assunto Kabta, dio dei mattoni, per l'ispettorato di essi; con lo strumento GUNGUN devono farsi le fondamenta delle case, e perciò quelle saranno sorvegliate da Mušdamma, grande architetto di Enlil. Delle stalle e ovili, ricchi di latte e di grasso, assume la carica il dio-pastore Dumuzi. h) Enki e Eridu o Il viaggio del dio dell'acqua dal padre Enlil in Nippur, per avere decreti di benedizione per la città di Eridu e il tempio E-engur, la « casa fonte » (altri « del mare »), di sua recente costruzione. i) Inanna e Enki, o Come la dea Inanna trasferisce le arti civilizzate di Eridu a Uruk, mito di grande interesse per capire che cosa i S. chiamarono cultura. Inanna, dea dell'amore e della guerra, visita suo padre Enki a Eridu, e lo fa ubbricare nei banchetti. Allora Enki lascia strapparsi più di cento ME (« modelli »), forze e competenze secondo i decreti divini, che costituiscono tutta la civiltà di allora, con i lati buoni e cattivi. Uscito dall'ubriachezza, Enki manda il suo messaggero Isimud per ricondurre quei ME a Eridu; questi ferma ad ogni porto intermediario la « nave celestiale » di Inanna; ma sempre Isimud deve cedere a Ninšubur, messaggero e protettore di Inanna. Tra questi ME si trovano tutti gli elementi della cultura del tempo, con la gerarchia sociale e religiosa, le arti, i mestieri, le vicende personali e famigliari, artigiane ed agricole. l) La creazione dell'uomo (v. STATO RELIGIOSO). Seguono due miti eroici: m) Le gesta di Ninurta, dio guerriero, che vince, con la sua arma meravigliosa SARUR, la terra delle montagne KUR e ne cambia il nome in HUR-SAG, sottomettendola ad una dea benevola. n) Inanna e il Monte Ebih, o Come Inanna guerriera distrugge un paese arrogante ed empio. Fra i miti diversi possono annoverarsi: o) La discesa di Inanna nel Pinferno, donde sale conducendo con sé dei demoni. p) Inanna e Sukallituda: quest'ultimo è punito per avere di sprezzato Inanna; g) Inanna preferisce Enkimdu a Dumuzi; r) Il matrimonio di Martu con la figlia di Numušda, dio tutelare di Ninab; Martu è l'uomo libero della steppa eroica, la sua sposa simbolizza forse la cultura delle città sumeriche. s) Il diluvio e Ziusudra, il Noè sumerico.
2.

Noè sumerico.
I carmi epici. - I rimasti sono 9 più notevoli; essi costituiscono il ciclo di Lugalbanda, Enmerkar e Gilgameš (figlio di Lugalbanda). Però non risulta un ciclo unito, come nel Gilgameš accadico: a) Gilgameš, Enkidu e l'inferno; b) Gilgameš e Agga di Kiš; c) Gilgameš e la Terra della Vita (mostro Humbaba); d) Gilgameš e il Toro celestiale; e) La morte di Gilgameš; f) Enmerkar e il Signore d'Aratta; g) Enmerkar e Ensukšitranna; h) Lugalbanda e Enmerkar; i) Lugalbanda e il Monte Hurrum.
Vi è differenza di stile tra le epopee accadiche e quelle sumeriche. Come semiti, gli Accadi sono più attivi ed amano le scene drammatiche. Il sumero, più contemplativo, elenca una serie succedentesi di immagini vive, e perciò non è il parallelismo che esprime il ritmo del suo pensiero, ma piuttosto la ripetizione con solo tenui variazioni. Ama inoltre l'ordine e il passo grave, come già nella semplice proposizione grammaticale. Perciò si trovano spesso ritornelli e molti elementi innescati nelle epopee. Il ciclo sumerico di Gilgameš, suo padre Lugalbanda ed Enmerkar è più vicino al mitico e al leggendario che non il ciclo accadico.
5. Gli inni
Gli inni più notevoli rimasti sono un centinaio: costituiscono il campo più esteso della letteratura sumerica, astrazione fatta dalle perlopi ininche nei carmi mitici, epici, e perfino in iscrizioni storiche (ad es., i cilindri A e B di Gudea, che sono le più grandi opere sumeriche che si posseggono). Alcune composizioni non raggiungono le 50 righe, altre superano le 300. Alla tecnica poetica appartengono brevi antifone e ritornelli più estesi. Alcuni mostrano una strofeggiata regolare, ad es., a tre versi. Importante per l'innestamento degli inni nelle vita è che vi sono non di rado rubriche per la loro azione liturgica. In altri casi il testo spesso accenna azioni dei cantatori di quegli inni, o una rappresentazione scenica del contenuto. Sono persino rimaste, come per i Salmi ebraici, classificazioni di essi, fatte dai S., specialmente secondo gli strumenti musicali, e tali indicazioni possono trarsi dai coloni scritti in fine delle tavolete.1515
SUMMER - Torre templare di Ur (ca. 2050 a. C.).
Il primo genere innico è la lode rituale degli dèi, dei templi, delle città, dei re, fra i quali a partire dall'Impero di Sargon non deve essere grande differenza, dato il fatto che molti re allora furono divinizzati. Si trovano così inni di lode a quasi tutti i re neosumerici di Ur III e postsumerici di Isin. Era fatto comune che un dio fosse il rappresentante di un dio più grande (v. SUMERI). Più solenni sono naturalmente gli inni agli dèi, specialmente quelli primordiali, e possono contenere preziose indicazioni per la teologia sumerica.
Una specie un po' alterata di quelle lodi è la preghiera propriamente detta. Il sumero nei miti e negli inni si pone a meditare e contemplare l'operato meraviglioso degli dèi, e inserisce soltanto brevi preghiere, ad essi, implora che il dio badi con occhio benigno alla sua città e le porti come un'inondazione tutta la luce del cielo e l'abbondanza, anch'essa nata nel cielo (HÉ-GÁL). Sommamente commovente è il genere delle lamenta-zioni, delle quali quattro sono più notevoli: quella di Ur distrutta; quella di Nippur e di Agade (Akkad); quella infine che deplora la distruzione di tutta la terra di Sumer. Un elemento di grande effetto è che si fanno lamentare tutti i templi di Sumer, per essersi allontanati gli dèi da essi, e persino le mura e i mattoni. Quei templi hanno anch'essi funzione e significato «viventi», proteggono i capi-neri, facendo paura da lontano persino ai mostri delle montagne e dell'inferno. D'altra parte sono opera di preghiera e opera di magia umana: implorano continuamente l'abbondanza pura degli dèi, ad es., nel rito solennissimo dell'hieros gamos, che vuol costringere gli dèi a effondere quell'acqua di abbondanza e fecondità. Un altro profondo effetto è prodotto dai canti e suppliche delle dèi davanti agli dèi riuniti in consiglio; ma An ed Enlil re-spingono l'intercessione degli dèi tutelari; hanno una parola che nessuno potrà cambiare mai. Ed ecco i venti atroci e le potenze infernali, con i nemici politici, che mas-sarano con mazze come gazzelle il popolo dei capi-neri, ed ecco urlare dal cielo il Toro celestiale. Ma sebbene il popolo si sperda e voli via come uccelli disturbati, sebbene le città siano ridotte ad essere abitate da selci e non più da uomini, tutto può finire bene: gli dèi tutelari rientrano nel favore di An ed Enlil, si fa il rituale per le nuove fondamenta della città e tutto finisce con un inno di gioia e lode ad essi, ed anche ad An ed Enlil, i quali hanno dato il decreto della ricostruzione (il KI-BI-GI-4). A tali lamentazioni si avvicinano quelle su Tammuz rapito dai demoni negli inferni, ed altri pianti delle divinità madri e tutelari.
6. La letteratura sapienziale
L'ultimo genere è la letteratura sapienziale, astrazione fatta dai testi magici e da quelli in un senso più stretto didattici, come l'esorta-zione del padre contadino al figlio per insegnargli l'agricoltura. Se ne trovano parecchie specie: la più elementare sono i proverbi e gli aforismi, brevi detti profondi e spesso anche di una saggezza spirituale. Un altro genere sono le favole, nelle quali vengono a contesa animali od oggetti personificati, come l'uccello ed il pesce, l'albero e la canna, la zappa ed il carro, l'argento ed il bronzo.
Tale letteratura sapienziale è dovuta in parte anche all'É-DUBBA (la «casa delle tavolete»), cioè la scuola, che era stata creata per formare i DUB-SAR, gli scribi di tavolete. In tale scuola insegnavano gli ADDA-É-DUBBA, i padri della casa di tavolete, cioè i professori, detti anche UMMIA, «esperti». Per la disciplina essi avevano un SE-SAL, «grande fratello», assistente incaricato persino delle verghe. È rimasto un racconto molto umano, ricco di semplicità e sincerità, di uno scolario infelice di quei tempi. Svegliato, grida alla mamma che gli dia due panini, e si mette a correre per arrivare ancora a tempo a scuola. Arriva qualche minuto in ritardo il nostro DUMU-É-DUBBA, per cui è penalizzato con colpi di verghe. Non riesce bene a recitare la «tavoletta», dopo di che un'altra volta avviene l'azione che la scrittura sumerica esprime con il segno di «bastone» su «carne». Dopo lo scolario mangia i suoi panini, e comincia a scrivere una tavoletta; ma siccome le gambe gli fanno male, si alza ed esce dalla sala: a ciò seguono altri castighi dei vari intendenti dell'É-DUBBA. La tavoletta gli riesce male, onde altri colpi dal maestro. La sera deve imparare altre tavolette, e prepara la scrittura di esse, sempre con il risultato delle verghe. Ritorna triste in casa, e recita al padre una tavoletta che ha davvero imparato; questi, pieno di gioia, non può negare la proposta, fatta dal ragazzo, d'invitare per placarlo il maestro in casa. Ciò viene fatto: il maestro, mal salariato anche allora, riceve il posto d'onore, una nuova veste, un anello e un bel pranzo, e già dichiara che il povero discepolo è pieno di sapienza, rassicura il padre che scrive bene e che è un cultore capace della dea Nisada, padrona degli scribi. Forse questa poesia goliardica è da prendersi un po' sul comico.
V. RELIGIONE
La religione sumerica, nelle sue idee fondamentali, è diversa da quella accadica, da quella cananea e da quella egiziana. Forse la si può capire paragonandola alla religione balica, nota nell'ambiente del Vecchio Testamento.L'abbandanza è l'idea centrale, nelle due religioni; ambedue sono religioni di fertilità, in ambedue l'acqua fertilizzante ha importanza primordiale, non mancano le feste licenziose ed i ritri sessuali. Ma vi è molta differenza: la religione di Baal è religione della pioggia capricciosa che viene e scompare, ed essa comporta la venerazione di un principio dell'ordine cosmico; la religione di Sumer considera invece l'acqua fertilizzante secondo un ordine fermo e stabilito, ordine inserito nella gerarchia della comunità degli dèi, i quali fanno i «modelli» di tutte le cose, che sulla terra sono forze e competenze. L'acqua è un elemento pieno di saggezza, che può fare tutto, come quando è regolata dai canali e rinchiusa fra le dighe; tale acqua regolata è benefica, la cui origine è nei cieli, dove fra le prime cose che fecero gli dèi le fissarono il destino splendente di acqua dolce, è ben distinta dalle acque primordiali, le quali come le acque marine hanno effetti disastrosi. I S. venerano negli dèi i datori benevoli dell'abbandanza; la loro religione è dunque ben lontana da una religione di rivelazione e di divina carità spirituale.
La cosmogonia e la teogonia sumerica, quali appaiono nei testi mitici, innici ed epici, pongono prima di tutto l'Oceano primordiale, personificato in NAMMU, generatrice di Cielo e Terra, ancora uniti come Gran Monte sopra le acque. Cioè essa genera il dio Cielo (AN) e la

Sumert - Torre templare di Ur (ca. 2030 a. C.).
dea Terra (KI), divinità primordiali. Dall'unione di An e Ki è prodotto il dio «Aria», cioè ENLIL, che separa ambedue (cf. il mito egiziano). Ma poiché il cielo era di lapislazzuli nerissimo, tetto per così dire della casa di Enlil ed anche pareti, mentre il fondo era Ki, mancava la luce nella casa di Enlil. Per averla egli generò con Ninlil (consorte dello stesso elemento) il dio-luna Nanna, viandante del cielo. Quegli, con un comprimio, NINGAL (la «grande signora»), generò un figlio più brillante di lui. Utu, il dio-sole. Dall'altra parte nella terra si formò anche l'acqua dolce, elemento benefico, distinto dalle acque primordiali e da quelle marine, e il cui dio fu Enki. Da quei quattro dèi creatori deriva tutto il pantheon: vi sono gli Annunaki, accompagnatori di An, vi sono le stelle, piccoli fratelli di Nanna e di Utu, vi sono divinità infernali anch'esse generate da Enlil. Vi è la grande dea Inanna «Signora dei Cieli», figlia di Enki, vi sono altre divinità terrestri e culturali, come sopra esposto nei miti. Tali divinità sono create in conformità all'ordine dell'Università, ossia dietro convegno e decisione dell'assemblea degli dèi, nella quale An ed Enlil, ma anche altre divinità, fissano destini delle cose-modelli per il divenire. Però il pantheon sumerico è tutt'altro che primitivo; esso è frutto di una lunga evoluzione. Si può affermare che nel tempo sumerico antico Enlil era la divinità più attiva, ma sembra che poi sempre più Enki si sia affermato.
La creazione dell'uomo, servo degli dèi, — anch'essa non identica a quella accadica — è realmente più solenne: agli dèi mancano case degne, un nutrimento di gusto e di cultura e le vesti. Allora, dietro l'intervento di Nammu, madre di Enki, dall'argilla che è sopra l'abisso vengono plasmati gli uomini, nati a quanto sembra anch'essi da Nammu e da Ninmah, aiutati da tutte le dèi levatrici. Esse determinano inoltre il destino dell'uomo, servo degli dèi. Ne segue un banchetto di gioia degli dèi, nel quale, diventando un po' esuberanti, Ninmah ed Enki formano di quell'argilla sopra l'abisso sei tipi speciali di uomini. Leggibile è il testo soltanto quanto ai due ultimi tipi: la donna sterile, destinata da Enki per la prostituzione sacra, e l'uomo eunuco per natura, destinato da Enki a servitore dei re. Altri miti sull'origine dell'uomo lo riferiscono cresciuto come una pianta, in un luogo sacro, o come prodotto dalla zappa. Ne risulta l'idea della vita dei S.: posto in un mondo di abbondanza, l'uomo ha da preparare con la sua cultura che si sviluppa il meglio per gli dèi, nelle cui mani è sempre; ma essi, benigni e sotto-messi anche a magia, adempiono tutti i loro doveri. Sulla vita dopo la morte sono mute tutte le fonti della religione sumerica; le tombe menzionate di Ur indicano la credenza in un'altra vita.
Le idee di Sumer sono sempre illuminanti, ed è importante sapere il pensiero sumerico su un dato argomento. Ciò vale specialmente per i primi capitoli del Ge-nesi, che hanno relazioni secondo il genere letterario con gli «inni culturali» e in qualche misura con tutta la letteratura «culturale» di Sumer.
Eugenio Bergmann - Pietro Nober