Rimasto presto orfano, fu accolto in casa di uno zio fabbroferraio (1826), di carattere rozzo e incontestabile, che lo sovraccaricò di lavoro e di maltrattamenti fino a ridurlo in uno stato pietoso. Saputolo, un altro zio, militare, lo fece scendere a Napoli e lo affidò al suo colon-nello Felice Wochinger, il quale, commosso dalla visione di quel povero scheletro di ragazzo, che non poteva reggersi che con le gruccce, lo fece ricoverare nell'Ospedale degli Incurabili di S. Maria del Popolo (1832); e più tardi se lo prese in casa, dove morì presto di cancrena.
Pure in mezzo a tanti maltrattamenti mantenne una pietà e una pace inalterabili; e nell'ospedale e nella casa del Wochinger esercitò un mirabile apostolato con l'esempio e soprattutto con i consigli e le esortazioni al servizio e all'amore del Signore. La sua causa di beatificazione fu introdotta il 9 luglio 1859.