SODEN, HERMANN FREIHERR von. - Critico neotestamentario, n. a Cincinnati (Stati Uniti) il 16 ag. 1852, m. a Berlino il 15 gen. 1914. Frequentò l'Università di Tubinga; fu ministro «evangelico» nel Württemberg (1845-86), pastore a Dresda (1881), a Chemnitz (1882), a Berlino (1887), libero docente (1889), professore ordinario onorario a Berlino (1893).
Scrisse di esegesi, sulla Palestina, di questioni sociali, antica letteratura cristiana e altri argomenti. Dedicò talento ed energia allo studio delle fonti testuali del Nuovo
Testamento e ne pubblicò i risultati in Die Schriften des Neuen Testament in ihrer ältesten erreichbaren Gestaltung (I. Untersuchungen; I. Textzeugen, Berlino 1902; 2. Textformen: A. Evangelien, ivi 1909; 3. Textformen: B. Apostolos und Apokalypis, ivi 1910; II. Text, Apparat, Ergänzungen zu Teil I., Gottinga 1913; ed. manuale: Text mit kurzem Apparat, ivi 1913). Questa opera monumentale, benché inevitabilmente non perfetta, assicurò al suo autore un posto di alto onore nella storia delle scienze bibliche. Proposi un nuovo sistema di sigle per i manoscritti, indicandone il contenuto: «Vangeli, a» Atti e Epistole, 8» tutto il Nuovo Testamento; sono indicate, per la scelta del numero, la presenza o assenza dell'Apocalisse (per i manoscritti dal sec. XI in poi) e l'età (dal sec. X in poi). Ma questi vantaggi furono diminuiti dalla complessità e dal difficile maneggio del sistema, che non fu accettato. Immenso fu il lavoro di S. riguardo ai minuscoli e alle fonti secondarie. Distinse le seguenti forme di testo: H (= più o meno il «neutrale» + «alessandrino» di Westcott-Hort, senza distinzione), K (= «sirò-an-ticchone»), e I (= il resto, al quale appartiene anche l'«occidentale» per quanto si può inserire in questa classificazione). Ricostruì gli antenati ipotetici di queste recensioni, spiegando le varianti trovate in fonti antiche come corruzioni oriunde dal Diatessaron di Taziano. La sua classificazione di forme testuali, i metodi da lui adoperati nella ricostruzione del testo e i suoi risultati furono giustamente criticati, ma la sua opera rimane finora come l'edizione fondamentale di tutta la tradizione testuale del Nuovo Testamento.