TARSO (Ταρσός). - Città della Cilicia (Act. 22, 3), in una pianura, un tempo fertile, irrigata dal Cidno, che attraversava anticamente l'abitato e vicino al quale era probabilmente la sinagoga (ibid. 16, 13). A T. nacque s. Paolo (ibid. 9, 11 ecc.), trascorse la gioventù e ritornò per qualche tempo dopo la conversione, finché cioè Barnaba non venne a cercarlo per condurlo ad Antiochia (ca. 43 d. C.), donde cominciarono i viaggi apostolici (ibid. 11, 25).
T. è una delle città più antiche dell'Asia anteriore, di cui si conosca la storia. Già menzionata (Tarzi) nell'obelisco nero di Salmanasar III (metà sec. IX a. C.), patria di alcuni eroi omerici, seguiti le sorti della regione tra il succedersi delle egemonie e il confluire degli influssi di svariate civiltà orientali. È nominata in Judith (Volg. 2, 13; Tharsis; gr. 2, 23; 'Pásoús') tra le città conquistate da Oloferne (età persiana); all'epoca della conquista di Alessandro vi risiedeva un satrapo; in seguito appartenne ai Seleucidi. A causa di alcuni provvedimenti di Antioco IV, che dovevano comportare aggravi fiscali o l'abolizione di certi privilegi, vi fu una rivolta: Antioco stesso andò a domarla (II Mach. 4, 30-31) e forse in quella occasione diede un riconoscimento a una colonia giudaica che già vi risiedeva. Nella nuova organizzazione data all'Asia minore e Siria da Pompeo dopo la conquista (64 a. C.), la Cilicia fu provincia a sé e T. sua capitale.
Comincia l'epoca del massimo splendore della città, durato oltre un secolo: il triumvir Marco Antonio, che nelle acque del Cidno aveva incontrato per la prima volta Cleopatra, la dichiarò 'città libera' e concesse a particolari gruppi di cittadini dei privilegi, ancora riconosciuti e anche ampliati in seguito dagli imperatori. Se il diritto di cittadinanza romana di cui godeva s. Paolo era di famiglia, o 'tribù', anziché personale, la sua origine sarà forse da collegare con qualcuna di queste concessioni.
Al tempo di s. Paolo la città nella sua configurazione più profonda conservava le forme di vita, i culti, i costumi di un centro orientale, come lasciano intendere cenni di Dione Crisostomo (Tarsica prior orat., 33, 47). Invece l'aspetto esterno e l'organizzazione culturale e civile erano quelli di una grande polis ellenistica. Vi fioriva una scuola, che secondo la testimonianza entusiastica di Strabone (XIV, 5, 13-14) non aveva nulla da invidiare a centri come Atene e Alessandria. Da quella scuola uscirono uomini celebri per cultura, come Atenodoro, uno dei migliori rappresentanti dello stoicismo e amico di Augusto (che lo mandò poi governatore a T. perché ripassare il malgoverno del predecessore Poeto 'cattivo poeta e cattivo cittadino': Strabone, ibid.), e Nestore, anch'egli stoico, chiamato da Augusto a Roma come precettore di Marcello. Il carattere cosmopolitico di T. era specialmente alimentato dall'attivo concorso dei commercianti, che in un laghetto formato dal Cidno avevano fatto un porto, da cui si recavano ai mercati interni.
Oggi la città (22.000 ab.) giace priva d'importanza in una pianura in parte insabbiata e in parte cosparsa dagli acquitrini che lascia il Cidno limaccioso. Non vi restano particolari ricordi riferiti all'Apostolo.