TAURIANO

TAURIANO. - Antica sede vescovile della Calabria, aggregata a Mileto nel 1086.

Era città marittima, tra Medma e Palmi, presso l'attuale Gioia Tauro. Con molta probabilità prese il nome dal vicino fiume Metauro, oggi Petrace. Non figura tra le colonie della Magna Grecia, ma compare nel periodo romano, ricordata da Plinio, dal Mela e da Stefano Bizantino. Tuttavia le iscrizioni, scoperte di recente, dimostrano che all'epoca imperiale a T. la popolazione era mista, greca e latina.

A T. la fede fu predicata presto; un'iscrizione dell'epoca costantiniana ricorda un vescovo Leucosio, che è nome greco latinizzato. Nel sec. V. vi dimorò s. FAUNO (v.), sulla cui tomba sorse un monastero basiliano, ricordato da Nilo Doxapatrio verso il 1140. La sua vita fu scritta dal vescovo Pietro nel sec. VIII.
Nel Regesto di s. Gregorio Magno si fa menzione di T. Al suo vescovo Paolino il Papa nel 591 raccomanda di raccogliere a Messina i suoi monaci, dispersi da una incursione barbarica, forse longobarda. Non erano però monaci, come pensano alcuni; ma chierici di vita comune, sull'esempio di quelli che vivevano presso s. Eusebio, s. Martino, s. Agostino, ecc. Un vescovo di nome Lozenzio interviene al Sinodo di s. Martino nel 649. È l'ultimo nome latino che compare nel catalogo dei vescovi di T. Nel 680 il vescovo Giorgio firma in greco e così tutti i suoi successori. Durante la dominazione bizantina, T. divenne un notevole centro monastico: vi dimorano i s. Elia d'Enna, lo Speleota, e Filarete. L'ultimo vescovo, di cui ricorre autenticamente il nome, è Paolo, che fu al Concilio ecumenico dell'870. Tuttavia dal Bios di s. Elia Speleota risulta che questi in punto di morte fu assistito a il 960 dal vescovo Vitale. In quel tempo dunque la sede vescovile esisteva ancora, forse trasferita a Seminara, dato che la città, a quanto pare, fu distrutta dalle scorrerie saracene di Hasan ebb. Alli nel 950-951. Il conte Ruggero il Normanno, che nel 1073 aveva fondato il vescovato di Mileto con le spoglie di Vibona, nel 1086 vi aggregò anche il territorio di T., per il quale ottenne la sanzione canonica di Urbano II nel 1093.

Bibl.: Leone il Sapiente, Notitiae Episcopatuum: PG 107, 342-43; G. Barrio, De antiquitate et situ Calabriae, ed. T. Aceti, Roma 1737, pp. 168-80; G. Fiore, Calabria ill., II, Napoli

1743, p. 281; A. De Salvo, Notizie stor. e topogr. intorno a Meturia e T., Napoli 1886; id., Seminara e Gioia Tauro, Palm 1899; G. Minasi, Le chiese di Calabria, Napoli 1896, pp. 198, 248-49; D. Taccone-Gallucci, Regesti dei rom. pont. alle chiese di Calabria, Roma 1902, p. 447; P. Orsi, Iscriz. crist. di T. nei Bruzzi, in Arch. st. calabrese, 2 (1904), pp. 225-36; Lanzoni, I, p. 213; A. Crispo, Iscriz. pre-bizantine, in Arch. st. Calabria e Lucania, 14 (1944), p. 119 sgg. Francesco Russo