TEODRA (Θευδάς, *Theodas*). - Capo di un’insurrezione nazionalista messianica che raccolse a 400 uomini; ma, ucciso T., non ebbe più seguito (*Act.* 5,36 sg.; secondo la traduzione copto-sa’idica T. si dichiarava Messia). Gamaliele il Vecchio ricordò questo fatto in pieno sinedrio, dicendolo anteriore alla rivolta di Giuda il Galileo, avvenuta per il censimento del 6-7 d. C. Altro fu quindi il T. che (Flavio Giuseppe, *Antiq. Iud.*, XX, 5, 1), quando era proprio curatore della Giudea Cuspio Fado (44-46 d. C.), tentò una nuova insurrezione, promettendo ai numerosi seguaci di ripetere il passaggio miracoloso del Giordano; la rivolta fu domata dalla cavalleria romana, e T. venne decapitato.
La nota esattezza storica di s. Luca è sufficiente garantata anche nel presente caso, benché Fl. Giuseppe non parli espressamente del T. degli Atti (ma forse vi accenna: *Antiq. Iud.*, XVII, 10, 8). Asserire che Luca abbia tutto inventato o desunto da Fl. Giuseppe ma commettendo anacronismo (Loisy, Krenkel, Schmiedel) è inammissibile: Giuseppe scrisse *Antiq. Iud.* nel 93-94, mentre Luca poté conoscere le parole di Gamaliele anche da s. Paolo, che ne era stato discepolo, o da membri del sinedrio passati al cristianesimo. Neppure vi sono sufficienti motivi per supporre qui un errore di Giuseppe (Belser) o una interpolazione testuale (Blass, B. Weiss). È difficile che il T. degli Atti sia il *Teudion* che tentò di avvelenare Erode o il Mattia che abbatté l’aquila d’oro dalla porta del Tempio (*Antiq. Iud.*, XVII, 4, 2; 6, 2-4), non essendo evidente il carattere messianico di queste sollevazioni.
T. è forma ipocoristica di Θευδάς, ο Θευδάς, corrispondenti all’ebr. Matteo o Mattia (ο δόσιος, κορ. ο δόσιος, κορ. nomi di persona assai comuni).