TERAPEUTI (SEPARATUS)

TERAPEUTI (separatus). - Stetta giudaica del sec. I d. C. La sua esistenza e la sua vita sono note solo attraverso un libro di Filone (De vita contemplativa, 21-90; ed. L. Cohn-P. Wendland, VI, Berlino 1920, pp. 51-71).

Data la singolarità dell'informazione, alcuni Padri (Eusebio, Hist. ecc., II, 16, 2-17, 24; CB, II, 1, pp. 140-52; Epifanio, Haereses, 29,5; PG 41,397; Girolamo, De vir. ill., 8, 11; PL 23, 6. 54. 659) supposero che Filone, per un malinteso, avesse considerato giudaico un gruppo di asceti cristiani. Alcuni critici recenti affermano che il De vita contemplativa è opera di un ignoto scrittore cristiano del sec. III, non del filosofo ebreo del sec. I, oppure che esso presenta un profilo puramente ideale, non la documentazione di un reale movimento ascetico (M.-J. Lagrange, Le judaisme avant Jésus-Christ, Parigi 1931, pp. 581-86). In genere, però, si riconosce l'autenticità dell'opera e la sua attendibilità storica.

I t. vivevano in Egitto attorno al Lago Moeris una vita del tutto contemplativa. Trascorrevano la loro giornata in celle a due vani di cui uno, denominato «luogo sacro» (σεμνείον) serviva per le meditazioni prolungate, favorire dalla lettura dei testi biblici e di libri propri della setta. Solo dopo il tramonto era lecito prendere cibo, ma fuori del «luogo sacro». Le loro assemblee al sabato comprendevano letture, canti ed un sermone parentico. Ad esse seguiva un pranzo in comune, consistente in pane, sale, issopo ed acqua. Ogni sette settimane aveva luogo

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TERAMO e ATRI, DIOCESI di - Facciata della cattedrale di Atri (2° metà del sec. XIII e inizio del sec. XIV).

In'adunanza più solenne con canti corali alternati fra uomini e donne e con una veglia sacra prolungata per tutte la notte (ἐπὶ παννυχίς; §§ 83-98).

Il tenore di vita unicamente contemplativa e l'ammissione di donne (ἐπὶ παννυχίς), che nelle assemblee occupavano posti separati con un tramezzo, costituiscono punti fondamentali esseni (v.).

Con questi avevano in comune la rinunzia alla proprietà privata, il celibato, l'anelito verso la perfezione, l'aborimento della schiavitù, la vita di preghiera, che al mattino si compiva rivolto verso il sole nascente, una dottrina esoterica e l'uso di interpretare allegoricamente i libri sacri. Tali somiglianze non provano nessuna dipendenza e tanto meno un'identità fra i due gruppi ascetici, che lo stesso Filone (De vita contemplativa, 1) distingue molto bene. Del resto tutti e due appaiono ben circoscritti geograficamente: gli esseni erano confinati alla Palestina, mentre i. forse non si mossero mai oltre la regione del Lago Moeris.

La penuria delle fonti riguardanti i. è una prova evidente della limitatezza del loro numero, in contrasto con quello degli esseni, e della precarietà della singolare istituzione monastica. Almeno Filone, che ne parla anche in altri suoi libri (De migratione Abraham, 89-92), li conobbe. Però dovettero esercitare ben poco influsso sulla numerosa diaspora giudaica in Egitto; né si può seriamente pensare al monachesimo cristiano, che ivi fiorì nei secoli successivi, come ad un'imitazione degli antichi t.

BIBL.: P. Wendland, Die Therapeuten und die philosophische Schrift von dem beschaulichen Leben (Fahrbücher für das Gesch. Philosophie, Supplement 22), Lipsia 1896, pp. 697-772; G. Felten, Storia dei tempi del Nuovo Testamento, II, trad. it., Torino 1913, pp. 155-65; U. Holzmäster, Storia dei tempi del Nuovo Testamento, trad. it., Torino 1950, pp. 200-201. Angelo Penna