TERAMO. - Ha una superficie di oltre 2000 kmq. con una popolazione di 175.855 ab. dei quali 175.637 cattolici distribuiti in 156 parrocchie, servite da 161 sacerdoti diocesani e 34 regolari; ha un seminario, 11 comunità religiose maschili e 32 femminili (Ann. Pont. 1953, p. 420).
L'antica Internamnia Praetutianorum, è posta tra i fiumi Todino e Vezzola, a m. 265 sul mare; di origine umbra, conquistata da M. Curio nel 268 a. C., aggregata alla tribù quinta e Velina (Piceno), fu il centro dei Pretuiziani e Pretuiziani; fiorente sotto l'Impero, decadde con le invasioni dei Goti, Longobardi, Ungari; fece parte del ducato di Spoleto; fu poi sotto il dominio dei conti, sui quali, in seguito, prevalse il vescovo. Ca. la fine del sec. XI, fu occupata dai Normanni, e quindi unita al ducato di Puglia. Ebbe notevole splendore sotto gli Angioini (sec. XIV), ma soffrì molto per le discordie civili tra le famiglie Melatino e Antonelli. Per alcuni anni fu tenuta da Fr. Sforza, poi, ripresa dal re Alfonso d'Aragona (1442-58), seguì le vicende del Regno di Napoli.
Non si può dire con certezza quando T. abbia avuto vescovi propri: s. Gregorio Magno, con lettera del nov. dic. 598, dà mandato a Passivo, vescovo di Fermo, di consacrare l'oratorio di S. Pietro, fondato dal conte Anione in castro Aprutino (PL 77, 1225-26), però lo stesso Pontefice, nell'anno 601, scrivendo al medesimo Passivo, deplora che T. da troppo tempo sia senza vescovo, e designa come tale Opportuno, che dovrà essere consacrato, dopo la necessaria preparazione (ibid., 1226-27). Ordinariamente la serie dei vescovi aprutini si fa cominciare con Opportuno, il quale, quasi certamente, è il medesimo personaggio a cui s. Gregorio diresse una lettera, per confortarlo di un severo rimprovero per cose che gli erano dispiace (ibid., 1118). Dopo una notevole interruzione la serie si riprende con Sigismondo, presente all'incoronazione di Lodovico III, eseguita nell'844 da Sergio II (844-47; Lib. Pont. II, pp. 89-90; 101-102, n. 9).
I vescovi di T. avevano i titoli di «Princes Terami, baro Roccae S. Mariae, comes Bisemini», e, fra altri privilegi, di portare a tracolla, sopra la pianeta, nelle Messe pontificali, una spada e di tenere sopra l'altare e sopra la «credenza» insieme con gli arredi sacri varie armi, bandiere e insegne militari; il vescovo G. Silverii Piccolomini intervenne nel 1563 al Concilio di Trento e celebrò la Messa indossando le armi «more suorum antecessorum»; sembra che l'uso sia durato fino al 1639 col vescovo Girolamo Figini-Oddi. Secondo uno scrittore locale (De Jacobis), la serie non sarebbe stata interrotta, e vi sarebbero stati undici vescovi, dopo Opportuno, fino a Sigismondo: così che i vescovi aprutini sarebbero 92 fino all'attuale.
Dei vescovi di T. si ricordano: s. Berardo di Pagliara, del conti di Marsi, monaco cassinese, dal 1115 al 1122; Guido II (1123-70) il quale, dopo l'incendio e la distruzione di T. per opera del conte Roberto Letrello (1155), ricostruì la città, cingendola di nuove mura; egli ottenne poi dal re Guglielmo I la città in feudo, col titolo di principato; sotto di lui il territorio della diocesi, già determinato da Vittore II nel 1057, fu confermato da Anastasio IV (bolla Sicut iniusta poscentibus 28 febr. 1154), il quale stabilì che la chiesa di S. Maria Aprutinensis dovesse essere considerata matrice e cattedrale del vescovo; la cattedrale attuale, dedicata all'Assunta, iniziata nel 1158, fu terminata nel XIV sec., rimeggiata nel 1739 fu rimessa in pristino nel 1935; il b. Antonio Fatati, canonico e vicario di S. Pietro in Vaticano (12 dic. 1450), a cui Ferdinando I d'Aragona, con diploma del 20 luglio 1458, confermò tutti gli antichi privilegi; il letterato e umanista Giov. Ant. Campano (1463-77).
Pio VII, con la bolla Utiliori Dominicae vineae del 28 giugno 1818, aggregò a T. la diocesi di Campli (retta da S. Pio V nel 1570 e unita con Ortona da Clemente VIII), che veniva soppressa. Pio XII con la cost. apost. Diocesum circumscriptiones del 10 luglio 1949 separò la diocesi di A. da quella di Penne e la unit aequa principa-

Teramo e Atri, diocesi di - Facciata della cattedrale di Teramo, iniziata nel 1158 e completata nella $1^{2}$ metà del sec. xiv.
liter alla sede di T. (AAS, 42 [1950], pp. 135-37). La S. Congregazione Concistoriale con decreto del 24 genn. 1950 dismembrò 27 parrocchie dalla diocesi di Pescara aggiungendole alla diocesi di T. (ibid., pp. 554-55).
ATRI. - Ha una superficie di oltre 150 kmq. con una popolazione di 26.375 ab. quasi tutti cattolici, distribuiti in 9 parrocchie, servite da 18 sacerdoti diocesani e 4 regolari; ha 1 comunità religiosa maschile e 8 femminili (Ann. Pont. 1953, p. 420).
È l'antica Hatria Picena, secondo alcuni (Cluverio) di origine etrusca, secondo altri fondata o ripopolata da Dionigi di Siracusa; cadde sotto il dominio di Roma, ascritta alla tribù e Maccia della regione V. Fu devastata da Annibale; fiorì sotto l'Impero. Fece parte del Ducato di Spoleto; ebbe poi la signoria degli Acquaviva, fin dal sec. XII, finché nel 1775 passò a Ferdinando IV di Napoli, il delle Due Sicilie. La diocesi di A. era stata costituita (secondo alcuni ripristinata) dal card. Pietro di Collemezzo, per mandato di Innocenzo IV e da questi approvata con le bolle Licei e a quale de mandato nostro fiunt del 15 marzo 1252, e Honorem Ecclesiae, del 21 ag. dello stesso anno, e unita aeque principaliter con quella di Penne (sec. V), oggi separata da A. e trasportata a Pescara. Clemente VII (bolla Super universas Ecclesias, 1° giugno 1526) elevando la Chiesa di Chieti a metropolitana, le attribuì come suffraganee, oltre Lanciano, Penne e A., che furono restituite alla primitiva condizione da Paolo III (bolla Inter caetera, 18 luglio 1539). La cattedrale in stile romanico abruzzese a tre navate e pilastri è del sec. XIII-XIV. - Vedi tav. CXL.
BRILL: per T., CIL, IX, n. 5074, p. 819 sgg.; Ughelli, I, coll. 342-73; Cappelletti, XXI, pp. 427-33; Moroni, LXXIV, pp. 63-69; VII, pp. 146-47; LXVIII, p. 10; Lanzoni, I, p. 399; Iaffé-Wattenbach, nn. 1596, 1855; Eubel, I, pp. 94-95; II, pp. 101-102; III, p. 125, IV, p. 88; V, p. 91; De Iacobis, Cronaca della città di T., Teramo 1700; P. Savini, S. Maria Aprutinensis ovv. l'antica cattedra, di T., Roma 1828; id., Gli edifici teramani nel medioevo, 1807 (ristampa); N. Palma, Storia eccles. e civ. della regione più stettante, del Regno di Napoli (Aprutin) oggi città di T. e dico. aprutina, 6 voll., Teramo 1832-36; P. Fr. Kehr, Italia Pont., IV, Berlino 1909, pp. 309-16; A. Riccoboni, Vicende e fasti del duomo di T., in Teramo, 2 (1933); V. Gilla Gremigni, S. Berardo di Pagliara, Teramo 1947. Per A.: Ughelli, I, coll. 1111-53; VI, coll. 755-58; Cappelletti, XXI, pp. 443-48; Moroni III, p. 94; LII, pp. 81-83; Potthast, II, p. 1199; Lanzoni, I, pp. 370-71; MGH, Epb. saec. XIII e regestis Pontificum Roman. selectae, ed. C. Rodenberg, III, Berlino 1894, pp. 115-17; Eubel, I, pp. 413-14; II, p. 236; III, p. 289, IV, p. 276; V, p. 310; P. Fr. Kehr, Italia Pont., IV, Berlino 1909, p. 307; V. Gentili, Quadro della chiesa di Penne, Napoli 1832. Carlo Carletti