THABOR (GR. ΘΑΒΏΡ Ο ΤΌ ΊΤΑΒΏΡΙΟΝ, ARABO GEBEL ET-TOR)

THABOR (gr. Θαβώρ ο τό Ίταβώριον, arabo Gebel et-Tor). - Monte della Palestina ca. 7 km. a sud-

THABAR - Veduta del Monte T. (560 m. s. l. m.).

ovest di Nazareth, all'estremità nord-est della piana di Esdrelon, a forma di cono, alto 560 m. sul Mediterraneo e ca. 320 sulla piana circostante.

Isolato da due corsi d'acqua che formano il Wadi el-Bireh, affluente del Giordano, appare da lungi come una solitaria vedetta, e domina il principale accesso, da sud, alla Galilea. I fianchi sono coperti da elci, carrubi, terebinti; sulla vetta, coronata da una spianata, lunga 1200 m. e larga 400, più spessa e folta è la macchia boscosa. Al T. allude Giacobbe nella sua benedizione su Issacar e Zabulon come centro di raccolta di popoli per offrirvi sacrifici (Deut. 33, 19); non compreso nei limiti di alcuna tribù (Jos. 19, 22), era sacro per tutte quelle del nord. Ivi Debora convocò Barac di Cades con il suo esercito formato da gente delle tribù di Nephtali e di Zabulon, per combattere il nemico che dominava la piana. Gli Israeliti irruppero dal monte sull'esercito di Sisara, lo batterono e lo inseguirono lungo il fiume Cison (Nahr el-Muqattā'), riportandone completa vittoria (Judg. 4, 5).

Per il suo profilo caratteristico suscitò sempre una ammirazione religiosa; in Ps. 88, 12 è accoppiato con il Hermon per cantare le lodi di Dio; ed in Jer. 46, 18 è paragonata al T. e al Carmelo la grandezza di Nabuchodno-sor vittorioso. La venerazione del T., ravvivata forse dai sacerdoti d'Ephraim, è stigmatizzata come scismatica dal profeta Osea (s. 1), un laccio teso sulla montagna per attrarvi gli ignoranti. Nel 218 a. C. Antioco III, dopo essersi impadronito di Filoteria a sud del lago di Tiberiade, si impadronì del T., che fortificò (Poli-bio, V, 70). Al tempo poi della rivolta giudaica il T. fu di nuovo fortificato da Flavio Giuseppe (Vita, 37; Bell. Jud., II, 20, 6), ma cadde nel 67 in potere di Vespasiano. La tradizione cristiana dal sec. IV venne sul T. Trasfigurazione (v.) e da allora la storia del monte è quella del Santuario. Donato Baldi