A T., presbitero di Gerusalemme, è attribuita in alcuni manoscritti (mentre altri recano i nomi di Metodio e di Esichio, pure designati come presbiteri di Gerusalemme) un'omelia per la festa dell'Hyppapante, o Presentazione di Gesù al Tempio (PG 86, 1, 237-252), in cui l'oratore, parafrasando con enfasi retorica il racconto evangelico e illustrando particolarmente la pre-fezia di Simeone, allude all'immortalità e fino al presente e all'assunzione della Vergine (245 D).
Fondandosi sul silenzio circa la leggenda del sepolcro di Maria a Gerusalemme e circa la controversia nestoriana, il p. M. Jugie (La mort et l'assomption de la Vierge [Studi e testi, 114], Città del Vatic. 1944, pp. 76), giudicò questa omelia composta sulla fine del sec. IV o sul principio del sec. V. Questa data fu accolta dal p. O. Faller (De priorum saeculorum silentio circa assumptio-nem B. Mariae Virginis [Roma 1948], col 130 sg.), che tuttavia mosse delle critiche all'interpretazione del passo assunzionistico. Recensendo quest'opera, B. Altaner (Theol. Revue, 44 [1944], col. 130 sg.) sostenne la datazione, prima comunemente accettata, del sec. VI. Dom B. Capelle (Ephem. Liturg., 63 [1949], pp. 5-26) ha dimostrato che all'autore di tale omelia, del quale si ignora il vero nome, sono dovute almeno altre quattro omelie, assai somiglianti a quella per vocabolario, stile, procedimenti oratori, di rivelare l'origine comune. Una, pervenutasi sotto il nome di Timoteo (PG 86, 1, 256-65), esalta la virtù della croce prefigurata dall'atteggiamento di Mosè in preghiera, commenta l'esortazione di Gesù a seguirlo portando la croce e illustra la trasfigurazione, nella quale il Salvatore volle mostrare la vittoria sua e dei suoi seguaci sulla morte. Delle altre tre, che portano il nome di s. Atanasio, ma già dai Maurini furono riconosciute spure, la prima (PG 28, 905-14) commenta l'annunzio dell'angelo Gabriele a Zaccaria e alla Vergine. La seconda (ibid., 943-58), dopo aver narrato e commentato, con abbondanti amplificazioni oratorie, il viaggio di Maria e Giuseppe a Betlemme, si sofferma sulla nascita di Gesù, insistendo particolarmente sulla verginità di Maria dopo il parto. La terza (ibid., 1001-24) ha per argomento la guarigione del cieco nato. Qualche lieve indizio farebbe pensare all'Egitto come patria dell'autore; la data si può arguire con approssimazione (sempre secondo il Capelle) dall'abbondante uso degli apocrifi e dalle caratteristiche di lingua e di stile, che inducono a collocarlo nell'età bizantina, fra il VI e l'VIII sec. Michele Pellegrino.