Dopo due anni di lotta per far riconoscere da tutti la sua carica, governò in relativa calma con saggezza e fermezza per più di 40 anni la sua Chiesa, che ebbe allora la sua massima espansione. Fondò 6 nuove province ecclesiastiche, mandò missionari, generalmente monaci, al mare Caspio, in Transoxania, fin nel lontano Tibet e nell'Arabia meridionale, migliorò la formazione del clero, fondando scuole e ebbe grande cura nella scelta dei vescovi. Con la corte dei califfi 'abbasidi a Bagdad, dove aveva forti sostenitori, seppe mantenere sempre buone relazioni e difese davanti al califfo al-Mahdi in una disputa pubblica la religione cristiana.
Tra i suoi scritti sono da segnalare anzitutto le numerose ed interessantissime lettere (più di 200), una serie di decisioni canoniche e la sua apologia del cristianesimo davanti al califfo al-Mahdi. La sua dottrina cristologica è in sostanza quella comune ai nestoriani. Egli riconosce la necessità della Grazia; la sua concezione dell'Eucaristia sembra esatta; ammette la validità del Battesimo amministrato da sacerdoti cattolici o monofisici, considera i cinque patriarchi come uguali tra di loro, con una certa preminenza di quello di Seleucia-Ctesifonte.