TIMOTEO II, patriarca nestoriano. - Successe nel 1318 al celebre patriarca mongolo Jabballahà III e tenne la carica fino al 1332.
Dopo di lui comincia la rapida decadenza della Chiesa nestoriana. T. ha una certa importanza per il

TIMOTEO di Gerusalemme. - Nome fittizio d'un oratore sacro bizantino.
A T., presbitero di Gerusalemme, è attribuita in alcuni manoscritti (mentre altri recano i nomi di Metodio e di Esichio, pure designati come presbiteri di Gerusalemme) un'omelia per la festa dell'Hyppapante, o Presentazione di Gesù al Tempio (PG 86, 1, 237-252), in cui l'oratore, parafrasando con enfasi retorica il racconto evangelico e illustrando particolarmente la pre-fezia di Simeone, allude all'immortalità e fino al presente e all'assunzione della Vergine (245 D).
Fondandosi sul silenzio circa la leggenda del sepolcro di Maria a Gerusalemme e circa la controversia nestoriana, il p. M. Jugie (La mort et l'assomption de la Vierge [Studi e testi, 114], Città del Vatic. 1944, pp. 76), giudicò questa omelia composta sulla fine del sec. IV o sul principio del sec. V. Questa data fu accolta dal p. O. Faller (De priorum saeculorum silentio circa assumptio-nem B. Mariae Virginis [Roma 1948], col 130 sg.), che tuttavia mosse delle critiche all'interpretazione del passo assunzionistico. Recensendo quest'opera, B. Altaner (Theol. Revue, 44 [1944], col. 130 sg.) sostenne la datazione, prima comunemente accettata, del sec. VI. Dom B. Capelle (Ephem. Liturg., 63 [1949], pp. 5-26) ha dimostrato che all'autore di tale omelia, del quale si ignora il vero nome, sono dovute almeno altre quattro omelie, assai somiglianti a quella per vocabolario, stile, procedimenti oratori, di rivelare l'origine comune. Una, pervenutasi sotto il nome di Timoteo (PG 86, 1, 256-65), esalta la virtù della croce prefigurata dall'atteggiamento di Mosè in preghiera, commenta l'esortazione di Gesù a seguirlo portando la croce e illustra la trasfigurazione, nella quale il Salvatore volle mostrare la vittoria sua e dei suoi seguaci sulla morte. Delle altre tre, che portano il nome di s. Atanasio, ma già dai Maurini furono riconosciute spure, la prima (PG 28, 905-14) commenta l'annunzio dell'angelo Gabriele a Zaccaria e alla Vergine. La seconda (ibid., 943-58), dopo aver narrato e commentato, con abbondanti amplificazioni oratorie, il viaggio di Maria e Giuseppe a Betlemme, si sofferma sulla nascita di Gesù, insistendo particolarmente sulla verginità di Maria dopo il parto. La terza (ibid., 1001-24) ha per argomento la guarigione del cieco nato. Qualche lieve indizio farebbe pensare all'Egitto come patria dell'autore; la data si può arguire con approssimazione (sempre secondo il Capelle) dall'abbondante uso degli apocrifi e dalle caratteristiche di lingua e di stile, che inducono a collocarlo nell'età bizantina, fra il VI e l'VIII sec. Michele Pellegrino.
TIMOTEO I, patriarca nestoriano. - N. nel 727 o 728 a Hazza presso Arbela, m. nell'823. Monaco nel
TINO DI CAMAIINO DI CRESCENZIO DI DIOTISALVI - Statua giacente di Maria, figlia di Carlo di Calabria, Particolare del sepolcro. Napoli, Chiesa di S. Chiara.
suo trattato sui Sacramenti (Sulle sette cause dei Misteri ecclesiastici) che compendia la relativa dottrina nestoriana.