TOCQUEVILLE, CHARLES-ALEXIS-HENRI-MARC-RICE-CLEREL DE

TOCQUEVILLE, CHARLES-ALEXIS-HENRI-MARC-RICE-CLEREL de. - Storico ed uomo politico n. di nobile famiglia a Verneuil il 29 luglio 1805, m. a Cannes il 16 apr. 1859.

Ottenne nel 1827 l'ufficio di uditore nel Tribunale di Versailles, che accettò senza entusiasmo. Dopo la Rivoluzione di luglio lasciò l'impiego e nel 1831 si recò negli Stati Uniti per studiarvi i sistemi delle case di pena. Tali contatti gli forniscono lo spunto per il libro in cui analizza la democrazia ed attraverso la società americana tiene l'occhio sulle condizioni di quella francese (De la démocratie en Amérique [1835], trad. II. Bologna 1932). L'opera fu premiata ed il T. nel 1838 venne nominato membro dell'Accademia di scienze morali e politiche e nel 1841 Accademico di Francia. Nel 1839 fu eletto deputato e fino al 1849 stette all'opposizione. Ministro degli Esteri nel ministero di Odilon Barrot dal 2 giugno al 30 ott. 1849, dovette occuparsi delle questioni inerenti ai rifugiati politici in Svizzera, della lotta austro-piemontese e dei rapporti d'Austria e Russia con la Turchia per gli esuli ungheresi, ispirando anche in seguito tutta la sua politica interna ed estera a principi liberali, mirando tra rivoluzione e reazione, a mantenere una posizione intermedia, per salvaguardare sempre l'idea di libertà; e ne diede prova nelle proposte elaborate per l'Assemblea francese circa la possibilità di una revisione costituzionale ed, infine, nel sottoscrivere la protesta per il colpo di Stato del 2 dic. Dopo questo avvenimento lasciò la vita politica e si dedicò esclusivamente agli studi. Rifacendo così ad un suo articolo che, nel 1836, aveva pubblicato nella London and Westminster Review, dal titolo L'Etat social et politique de la France avant et depuis 1789, ed ai Souvenirs, composti in seguito e rimasti inediti fino al 1893, in cui studiava le cause delle rivoluzioni del 1848, elaborò la sua opera principale: L'Ancien Régime et la Révolution (1856, trad. II. di G. Pietrangeli, Città di Castello 1921). Morì prima di aver completato il lavoro, che doveva trattare della storia francese per tutto il periodo del Consolato e dell'Impero.

Pose accanto all'idea di libertà il sentimento religioso, ma di religiosità generica, nel senso che gli premeva che si professasse una religione qualunque fosse, magari a carattere nazionale; riteneva, infatti, che in qualsiasi sentimento religioso fosse la migliore garanzia della

si sottomette alla Chiesa romana; nell'817 Ludovico il Pio, nel 962 Ottone. ne riconfermano il possesso al Papa. Innocenzo III ne riprende personalmente il dominio dopo l'occupazione di Federico I ed Enrico II. Nel periodo avignonese T. si rende indipendente. Niccolò V antipapa nel 1328 vi si rifugia insieme a Ludovico il Bavaro. Bonifacio IX nel 1392 concede T. prima in prefettura a Malatesta di Rimini e poi in vicariato ad Andrea e Pandolfo. Nel 1433 passa sotto Francesco Sforza. Silvestro II tiene a T. un concilio (1001); Innocenzo III spedisce da qui alcuni documenti (1198); Niccolò V vi dimora vari giorni (1449). Pio II un mese (1459) e Paolo II vi sosta nel viaggio da Perugia a Roma (1535). Nel 1133 sorge a T. il primo convento premostratense italiano nell'antico cenobio benedettino di S. Leucio. Il papa martire s. Martino I (649-56) nacque in un piccolo villaggio della diocesi sulla destra del Tevere, oggi detto Piano di S. Martino; a lui sono dedicate varie antiche cappelle. Bonifacio IX visse a T. la giovinezza presso lo zio vescovo e, tra vari privilegi, concesse ai Francescani di T. lo Studio minore. Morì ed è sepolto a T. s. Filippo Benizzi O.S.M.

Nella serie dei vescovi si ricordano: s. Terenziano, primo vescovo e martire (sec. III); s. Ponziano e s. Cassiano martiri (sec. IV); Crescino (485-504), inviato da papa Anastasio II all'imperatore Anastasio I per lo scisma acciaio, firmò nei Sinodi romani dal 499 al 504 (cf. Decretum Gratiani, Dist. 96, cap. 1); s. Callisto, martire nel 528; s. Fortunato, protettore (541), ricordato da s. Gregorio M. nei Dialoghi; Sabiniano sottoscrive privilegi pontifici (593-604); Lorenzo fu al Concilio Lateranense del 649; Giovanni al Sinodo convocato da s. Eugenio I (656); Bonifazio a quello di s. Agatone (680); Teofilatto fu inviato in Inghilterra da Adriano I (786) e legato pontificio al Concilio di Francoforte (794); Giovanni II fu al Concilio romano di Eugenio II (826); Agatone II al Sinodo di Leone IV (853); Ilderico a quelli dell'861, 871 e 888; Rodolfo fu inviato a reggere la diocesi fiorentina dopo il simoniaco Pietro; Ottone II fu mandato in Gallia (1130) da Anacleto II antipapa; Rustico Brancalconi,

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TODI, DIOCESI di - Interno della chiesa di S. Fortunato (iniziata nel 1292 e terminata nella 2a metà del sec. XIV) - Todi.

libertà, ma della religione era disposto ad accettare l'insegnamento morale, non la metafisica del trascendente. Dinanzi alla realtà della Chiesa di Roma, la cui disciplina il T. non riusciva a conciliare con il suo sentimento liberale, ebbe presente l'importanza della religione cattolica nella vita dello spirito e la considerò come la più favorevole all'eguaglianza dei cittadini, mentre dai suoi ricordi della vita americana traeva i presupposti per affermare la profonda differenza tra il potere politico e quello religioso e la necessità di una loro netta separazione.

BIBL.: P. Marcel, Essai politique sur A. de T., Parigi 1910; F. Roz, A. de T. et «La démocratie en Amérique», in Revue des deux mondes, 105 (1935, IV), pp. 152-67; W. Ohaus, Volk und Völker im Urteil von A. de T., Berlino 1938; E. Chichiarelli, Giuseppe Coniglio di T., Bari 1941.