TROFIMO, Protovescovo di ARLES, santo. - M. prima del 251-52, tempo in cui il suo successore Marciano accettò lo scisma di Novaziano, come si rileva dalla lettera scritta da s. Cipriano a papa Stefano nel 254 (PL 3, 1023-32). È uno dei sette vescovi missionari mandati da Roma in Gallia, ricordati da s. Gregorio di Tours (cf. Historia Francorum, I, 30: ed. W. Arndt - B. Krusch, in MGH, Script. rer. Merov., I, p. 48; E. Griffe, La Gaule, cit. in bibl., pp. 72-75). Festa il 29 dic.
Nulla si sa della sua vita e la leggenda dell'apostolicità della sua missione è stata diffusa per scopi interessati nel sec. V, allorquando si agitava la questione della primazia di Arles. Il principale fautore ne fu il vescovo Patroclo, uomo senza scrupoli e purtroppo persona ben accetta al papa Zosimo. Questi, in due lettere del 417 (Jaffé-Wattenbach, 328, 332), redatte evidentemente su informazioni di Patroclo stesso, affermò, senza alcuna
precisazione cronologica, che T. fu il primo vescovo missionario della Gallia inviato dalla Sede apostolica «ex cuius fonte totse Gallia fidei rivulos acceperunt» (n. 328). Forti di questa affermazione, non esatta, i vescovi della provincia Arelatense precisarono in una lettera del 450 a s. Leone Magno, che T. fu mandato ad Arles da s. Pietro (PL 54, 879). Cesario d'Arles a sua volta fece di T. un discepolo degli Apostoli e gli assegnò tre consoni, Paolo di Narbona, Saturnino di Tolosa e Dafno di Vaison (cf. Libellus de mysterio sanctae Trinitatis, 17: ed. G. Morin, II, Maredsous 1942, p. 179). Finalmente Adone nel sec. IX identificò T. con l'omonimo discepolo di s. Paolo, «ab apostolis Romae ordinatus episcopus» di Arles (cf. Libellus de festivitatibus Apostolorum, cit. da H. Quentin, Les martyrologes historiques du moyen âge, Parigi 1908, p. 603). Si è anche fatto di T. uno dei 72 discepoli di Nostro Signore (BHL. 8319). Il tentativo di identificare T. con Serapione di Alessandria non merita di essere preso in considerazione.