TROIA, diocesi di. - Città e diocesi in provincia di Foggia. Ha una popolazione di 31.004 ab. quasi tutti cattolici distribuiti in 10 parrocchie servite da 41 sacerdoti diocesani e 9 regolari; ha un seminario, 2 comunità religiose maschili e 6 femminili (Ann. Pont. 1953, p. 433). È immediatamente soggetta alla S. Sede.
La città di T. ebbe origine da un nucleo di profughi dell'antica Ecana scampati alla distruzione del 662 (Costante II imperatore d'Oriente). I Bizantini ne amplia-
(da G. Cromart, L'architecture romane, I, Parigi 1988, tav. 1) TROFIMO, protovescovo di ARLES, santo - Facciata della chiesa di S. T. (sec. XII) - Arles.
rono e fortificarono l'abitato nel 1019 per farne un baluardo sul confine della Puglia contro l'aggressivo Ducato longobardo di Benevento. L'imperatore s. II (v.) nella sua impresa antibizantina dopo alcuni mesi d'assedio ne accettò la resa (1022) e tra i patti della capitolazione pose quello del passaggio della città dal rito greco al latino, per sottrarla così all'influenza dell'Oriente. Contemporaneamente il Papa l'erigeva in diocesi immediatamente soggetta (1031; bolle di conferma di Pasquale II nel 1100 e di Adriano IV nel 1156). L'inefficienza del dominio bizantino fece sì che la direzione politica della città fosse di fatto nelle mani del vescovo coadiuvato dai «noviliores homines», in quella caratteristica forma di organizzazione molto diffusa in Puglia nell'alto medioevo (F. Carabellese [V. BIBLICA.]) che fu l'unica organizzazione vitale di quelle popolazioni durante il caotico periodo bizantino e quello della penetrazione normanna. T., sotto l'energica condotta dei suoi vescovi, si oppose con tenacia alla ferocia di questi nuovi conquistatori (il vescovo Angelo mori il 4 maggio 1041 combattendoli sull'Ofanto) finché questi si pacificarono col Papa da cui Roberto il Guiscardo ottenne nel 1054 l'investitura del Ducato di Puglia. Allora T. ne accettò la signoria e divenne centro normanno nella Puglia settentrionale, avviandosi a un periodo di grande prosperità e splendore. Nel 1093 Urbano II vi tenne un concilio, e l'anno stesso si dette principio alla costruzione della nuova Cattedrale. Nel 1105, con una impresa che sembra aver imitato quella barese del rapimento delle reliquie di s. Nicola, furono traslate da Tivoli a T. le reliquie dei ss. Eleuterio, Ponziano ed Anastasio. Altri concilii tennero in T. Pasquale II (nel 1114 e nel 1116) e Callisto II (nel 1120): in quest'ultimo i baroni normanni giurarono la tregua di Dio (documento nell'Archivio capitolare, sacco 4. lett. A).
Spentasi nel 1127 la discendenza di Roberto il Guiscardo, T. si oppose alle mire di Ruggero di Sicilia sul continente, riaffermando la propria libertà sotto la condotta del vescovo Guglielmo II (iscrizione della porta bronzea minore della Cattedrale), ingaggiando un'epica lotta che si chiuse soltanto nel 1139. Pacificato col nuovo Regno di Sicilia, il vescovato di T. acerebbe ancor di più la sua importanza politica, fino a vedere il suo vescovo Gualtiero II prima ascoltato consigliere del re Guglielmo II e poi gran cancelliere di Enrico VI e di Federico II nel periodo della sua minorità. Durante l'episcopato di lui Clemente III concesse (1189) alla sede di T. il privilegio del pallio. Nel momento della sollevazione delle città pugliesi contro Federico II, T., ferita già nel suo orgoglio per l'esclusione dei suoi vescovi dalla Corte dello Svevo, tentò restaurare anche contro di lui la sua antica libertà: ma Federico l'espugnò (1229) e la rase al suolo. La città si riebbe solo dopo il definitivo crollo degli Svevi (1266-68) senza però riacquistare più l'antica importanza. Proprietà personale di Giovanna I d'Angiò, poi feudo comitale di Pietro d'Ivrea e di Muzio Attendolo Sforza, ebbe da Carlo V titolo e privilegi di città e concessioni finanziarie che le conferirono durante la dominazione spagnola un notevole splendore. La diocesi decadde verso la metà del 1600 a causa di carestie e pestilenze; si risollevò sullo scorcio di quel secolo per l'opera di insigni vescovi. Nel 1854 Pio IX, in vista della crescita importanza della città di Foggia, la distaccò dalla diocesi di T. e la eresse in diocesi sui iuris. Dal 1925 le due diocesi, serbando la propria distinta giurisdizione, sono unite ad personam.
Molto probabilmente la cattedrale di T. incorporò nella sua struttura una preesistente «ecclesia S. Mariae» (ca. il 1080) identificabile nell'attuale braccio absidale (salvo la finestra dei leoni), imponente saggio di un'arte singolare, austera e poderosa. Limpida ed armonica nel ritmo di archi ciechi che ne scandiscono il primo piano (1093 e 1105-20 ca.), essa prorompe in un accento superbamente originale nella parte superiore della facciata, ove la solita finestra a rosa passa dalla semplice funzione decorativa a una funzione architettonica essenziale e predominante. La scultura pugliese ha segnato nella cattedrale di T. ogni fase del suo sviluppo che va dagli arcaici capitelli dell'abside e dalle timide cornici della fiancata

Sovrastrutture male accumulatesi attraverso i secoli furono eliminate in un generale restauro dell'architetto Travaglini (a cura del vescovo T. Passero, nel 1856-58): ma, secondo i criteri del tempo, l'interno fu decorato a stucchi e pitture che gli conferiscono un aspetto liscio e agghindato in contrasto con la rude eleganza originaria. Un restauro razionale è stato iniziato col ripristino delle tettoie a capriate visibili (1949). Delle due porte bronzee (opera di Oderisio da Benevento, rispettivamente del 1119 e del 1127) la maggiore è notevole per la sua imponenza, e la seconda, perché nelle sue elegantissime agemine (v.) e nella sua iscrizione ricorda l'episodio culminante della libertà troiana.
Numerose pergamene e alcuni codici manoscritti conservano, nell'Archivio capitolare, importanti documenti della storia della diocesi e della Puglia. Particolarmente degni di interesse, nel Tesoro, i tre Exultet (v. ROTOLO LITURGICO), riccamente miniati (inizio e fine
sec. XI, metà sec. XII); cofanetti d'avorio della stessa età, calici (sec. XII, XIII sgg.), vasi antichi, smalti, paramenti preziosi (sec. XVI sgg.), busti e arredi argentei (scuola napoletana secc. XVII-XVIII).
Va ricordata in T. anche la chiesa di S. Basilio (prima metà del sec. XI) sobria e nobile nella sua semplicità; la chiesa di S. Francesco (ariosa architettura settecentesca); la chiesa di S. Giovanni, con finissimo altare rinascimentale; il Palazzo vescovile (fine sec. XVIII, decorazioni del 1905); il Palazzo di Città (ex Palazzo marchionale, con bel portale e una piccola collezione di lapidi provenienti dall'antica Ecana). Notevoli nella diocesi di T. gli avanzi dell'antica badia di Calatrava in Orsara di Puglie, le Torri Normanne di Castelluccio Val Maggiore e di Biccari. - Vedi tav. LVII.