dell'opera era segnato su un cartiglio, per lo più di pergamena, che sporgendo al di fuori consentiva di individuare il testo senza svolgere il r.: talora esso recava pure il numero delle colonne e delle linee di scrittura. Furono generalmente a forma di r. i libri egiziani, su carta di papiro. Il più antico che si conosca risale al 2400 a. C., ma è provato che il r. era già stato utilizzato per la scrittura nel periodo dei geroglifici, dal fatto che uno dei geroglifici rappresenta appunto un r. di papiro.
A forma di r., su pergamena, mirabilmente minita, si conserva ancora qualche raro testo liturgico della Chiesa (v. ROTOLO LITURGICO). Numerosi esempi sopravviveno per i testi ebraici, poiché il rotolo membranaceo rimase a lungo nell'uso presso la Sinagoga.
ROTOLO LITURGICO. - Le cerimonie liturgiche del Sabato Santo dettero luogo nell'Italia meridionale ad un uso particolare: i testi per le benedizioni del coro e del fonte e per la S. Ordinazione venivano scritti a parte su rotoli distinti, riccamente decorati ed illustrati con quadri intercalati nel testo. Solo il più recente (Vat. lat. 3784 A) è senza miniatura. Si conservano, fra interi e frammentari, 31 r. l. che vanno dal sec. X al XIV; di essi 28 EXULTET (v.) con le preghiere che lo seguono, due la Benedictio fontis e uno il cerimoniale delle Ordinazioni (Pontificale). Le dimensioni sono ineguali: la larghezza varia da 20 a 50 cm., la lunghezza giunge fino ad oltre 5 metri.
Tali r. l. - definiti «una delle più preziose raccolte di documenti grafici lasciati dal medioevo» (Bertaux) - sono di singolare importanza per la liturgia, per la storia del testo, per le note musicali che lo accompagnano (spesso modificate per introdurre un nuovo sistema), per la decorazione, ma soprattutto per la natura e la varietà delle scene illustrative. Specialmente quelli degli Exultet, in cui le figure sono disposte in senso inverso alla scrittura, in modo che il popolo - mentre il diacono compiva la cerimonia e il r. si svolgeva lentamente dall'alto dell'ambone restando pendente all'esterno - potesse contemplare successivamente i quadri mano a mano che si offrivano al suo sguardo. Non si può stabilire quando e dove quest'uso sia sorto, ma si deve ritenere comune a tutta la regione (almeno per gli Exultet) ed anzi ad essa esclusivo. Dei r. l. rimasti, solo due sono scritti fuori dell'Italia meridionale ed anche questi strettamente collegati ad essa: uno, conservato nel duomo di Pisa, proviene da un monastero benedettino dell'Italia centrale dipendente da Montecassino e l'altro, ora nel Museo civico di Pisa, fu eseguito nel sec. XIII da artisti toscani sul modello di un r. monastico più antico, in scrittura beneventana, conservato nello stesso Museo. I nomi di papi e di sovrani aggiunti negli Oremus di un Exultet di Napoli dimostrano il suo uso nel sec. XVI; un r. era usato nella cattedrale di Salerno fino ai nostri giorni. Per il testo è interessante osservare che nell'unico Exultet del sec. X, in 9 del sec. XI e in uno del principio del XII (a Troia) compare la Vetus latina; in 3 di questi 11 r. il testo primitivo fu poi sostituito con la Volgata. Tutti gli altri 17 (dei sec. XI [metà]-xiv) hanno la Volgata, conservando talvolta dalla Vetus latina i testi biblici contenuti nell'elogio delle api. Le figure sono il commento e l'illustrazione del testo. Nei benedizionali si ha la rappresentazione della cerimonia in varie fasi, e poi Mosè che fa scaturire l'acqua, le nozze di Cana, il Battesimo del Signore, la Crocefissione, il Battesimo amministrato da s. Pietro e da s. Andrea, il Battesimo dei bambini. Nel pontificale, appartenuto al vescovo Landolfo I di Benevento (957-84), dodici quadri illustrano le cerimonie del conferimento degli Ordini.
Assai varie sono le figure degli Exultet. Qui pure compaiono alcune scene del Vecchio Testamento (il peccato di Adamo e il passaggio del Mar Rosso), ma dominano quelle tratte dal Vangelo: l'Annunciazione, la Natività, l'Adorazione dei Magi, le presentazione al Tempio, la Samaritana, la guarigione del cieco, la resurrezione di Lazzaro, le tentazioni del Signore, l'ingresso a Gerusalemme, l'ultima Cena, il bacio di Giuda, la Crocefissione, la discesa al Limbo, la Resurrezione, l'apparizione del Risorto, i discepoli di Emmaus, la Trasfigurazione. In quasi tutti i r. sono raffigurati, in forme diverse, i simboli della Tellus e della Mater Ecclesia, né manca l'angeli che l'abbiamo visto. A questo, offre occasione alla rappresentazione vivace e ingenua di scene agresti. Altri quadri illustrano la cerimonia stessa della benedizione del coro. Particolarmente importanti per i costumi e per i riferimenti storici sono le figure del papa, dell'imperatore o del re, del vescovo, del popolo e dell'exercitus. Talvolta è rappresentato alla fine il santo protettore della chiesa o del monastero, con l'autore del r. in atto di offerente. Solo alcune scene, però, si trovano in quasi tutti i r.; alcune sono rare, altre addirittura uniche. Non si può dunque parlare di un vero e proprio ciclo iconografico; ciò dimostra la varietà delle fonti, alle quali gli artisti attinsero. Essi fusero insieme motivi locali con elementi dell'arte carolingia ed ottoniana, bizantina ed orientale, ora seguendo le forme semplici della pittura locale, ora prendendo le forme più avanzate portate da artisti bizantini, dando luogo in ogni caso ad un insieme originale che non trova esempio altrove.