RITUALE ROMANO

RITUALE ROMANO. — Libro liturgico della chiesa latina per i sacerdoti, contenente le cerimonie per l'amministrazione dei Sacramenti, per l'assistenza degli infermi e i formulari delle numerose benedizioni (v. LIBRI LITURGICI).

I. INQUADRATURA STORICA

Soltanto dal sec. VI-VII si è in grado di accertare l'esistenza di appositi libelli a scopo rituale, sacramentario e sacramentale. Il IV Concilio Tolletano (633) ordinò nel can. 26 (Mansi, X, 627) che il vescovo provvedesse ogni sacerdote che mandava alla

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menicano A. Castellani, alla cui compilazione si era interessato Leone X; Pio IV, poi, dopo la morte dell'autore, fece esaminare e correggere l'opera che ebbe non poche edizioni, fra cui, ad es., quella del 1596 con il titolo: *Sacerdotale ad consuetudinem S. R. Ecclesiae aliarumque Ecclesiarum*. Il Castellani, seguendo la prassi di questi libri, vi aveva introdotto, oltre i testi strettamente liturgico-rituali, anche molti trattati pastorali, in base agli scritti dei Padri, degli scolastici o canonisti; nelle edizioni posteriori furono anche introdotti i canoni del Concilio di Trento. Si era formato così un vero compendio rituale-pastorale.

Il Concilio di Trento, trattando nella sess. VII dei Sacramenti in genere, condannò ogni arbitrio personale quanto ai riti; però nella sess. XXIV (De reformatione matrimonii, cap. 1) prese la difesa anche di riti e di cerimonie particolari ragionevoli. Questa disposizione passò poi e resta ancora nel R. r. (ed. 1952, tit. VIII [olim VII], cap. 2, 6). Dopo il Conc. Tridentino il canonico lateranense Franc. Samarino preparò e pubblicò un nuovo *Sacerdotale sive sacerdotum thesauris ad consuetudinem S. R. E. aliarumque Ecclesiarum collectus iuxta Tridentini Concilii sanctiones*. Venezia 1579, di cui A. Rocca (v.) curò le tre edd. del 1583, 1587 e 1597. Intanto il card. A. Santoro, incoraggiato da Gregorio XIII e Gregorio XIV, aveva messo mano ad un nuovo R. e l'opera era già in stampa quando l'autore morì nel 1602, e la pubblicazione fu interrotta. Ne esistono 26 copie con un frontespizio aggiunto (v. B. Löwenberg, *Das R. des Kard. Jul. Ant. Sanctorius. Ein Beitrag zur Entstehungsgeschichte des R. R.*, Monaco 1937). Lo stampato comprende 712 pagine ed è una vera miniera di riti e di trattati, raccolti da una quantità notevolissima di fonti, italiane ed estere. Anzi, il Santori fece sperimentare certi riti per alcuni anni, per controllare la loro efficacia pastorale. Intanto furono stampati diversi estratti dal suo Sacerdotale che ebbero enorme

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(per cortesia del p. Monachino, S. J., archiviata della Pont. Unita Gregoriana)

RITUALE ROMANO - Schema del R. Romanum Pauli V Pont. Max. Iussu editum, con annotazioni autografe di s. Roberto Bellarmino. Il capitolo qui riprodotto contiene il «Ritus reconciliandi ecclesiam violatam, si nondum erat ab episcopo conserata». Roma, Archivio della Pontificia Università Gregoriana, cod. 800, f. 737.

cura parrocchiale di un libellus officialis che non poteva essere altro che un piccolo R. Un Capitolare del 742 (ed. Et. Baluze, I, 824) raccomanda ugualmente il libellus ordinis, che è la stessa cosa. Però le notizie rituali erano piuttosto comprese nel *Liber Sacramentorum*, che serviva al sacerdote in primo luogo per la Messa ma conteneva, ordinariamente, anche le formole per l'amministrazione dei Sacramenti, per la cura delle anime (infermità, morte, sepoltura) e per la benedizione delle cose più occorrenti. Con i secc. VIII-IX i riti e le cerimonie riservate ai vescovi PONTIFICALE (v.), mentre i riti e le formole comuni si sacerdoti passano lentamente in raccolte proprie che portano le più svariate denominazioni: *manuale, obsequiale, ordinarius, pastorale*, ecc.

Il R. più antico conservato, per quanto si sappia, è quello scritto per uso dei Canonici Regolari di S. Agostino, nel monastero di Sankt Florian (Austria supp.), ed i suoi esistenti (CFI, XI, 467), libello pergamenaceo, che incomincia con la benedizione dei ceri nella festa della Purificazione. Dal sec. XII si sono conservate notizie certe di in uso presso varie chiese. Il domenicano Anselmo di Ermland, primo vescovo di Varmia (1250-77), portò in discorsi un R. domenicano, adattandolo per il clero secolare: si tratta del primo R. ufficiale diocesano. Da quest'epoca anche i sinodi diocesani e provinciali incominciano ad interessarsi del R., soprattutto per procurarne una certa uniformità entro la diocesi o la provincia ecclesiastica e per ovviare all'inserzione di testi e formole superstiziose e sospette. Al Concilio provinciale di Salisburgo (14 apr. 1465), sotto l'arcivescovo Sigismondo di Volkersdorf, tutti i suffraganei insisterono per la compilazione di un R. comune.

Fra i primi libri stampati si trovano spesso i R., e da allora le edizioni vengono controllate dalle autorità diocesane. Notevole importanza ebbe il *Sacerdotale sive sacerdotum* (Roma 1523) pubblicato dal dott.

diffusione, comc, p. es., l'Ordo baptizandi iuxta ritum S. R. Ecc. 1575, con numerose edd. fino al 1623.

II. L. R. R. R. - Paolo V (1605-21) pensò di terminare la collezione dei libri liturgici romani ufficiali con l'edizione del R.; perciò nel 1612 istituì una commissione di cardinali della S. Congregazione dei Riti che prese come base il lavoro del card. Santori che fu distribuito ai membri della Commissione stessa (v. B. Löwenberg, Die Erstausgabe des R. R. von 1614, in Zeitschr. f. kath. Theol., 66 [1942], 141-47; ROMANIA; cf. anche G. Mercati, Ancora sul R. del card. Santori, in Rass. gregoriana, 5 [1906], 443-46). Finalmente, con bolla del 17 giugno 1614, uscì la prima edizione ufficiale del R. R.; ma a differenza degli altri libri liturgici romani ufficiali, esso non venne prescritto ma soltanto raccomandato. Con le prime edizioni (v. BIBLICA), il R. R. come era da prevedere, si diffuse rapidamente in tutto il mondo cattolico. Ma appunto perché il suo uso era stato soltanto raccomandato, continuarono dovunque a circolare libri rituali propri, a volte accomodati in diversi modi al R. R. e anche quando gli Ordinari introdussero nelle loro diocesi il R. R. perduarono spesso i R. particolari, almeno in parte. Benedetto XIV, fece curare anche una edizione nuova e riveduta del R. R., con aggiunte, che fu da lui approvata con il breve Quam ardentia studio del 25 marzo 1752. Finalmente Leone XIII ne pubblicò nel 1884 la prima edizione «tipica». Un'altra ne uscì sotto il b. Pio X, approvata dalla S. Congr. dei Riti l'11 giugno 1913 (v. L. Barin, Le mutazioni al R. R. secondo l'edizione tipica, Roma-Rovigo 1915).

La pubblicazione del CIC, nel 1917, rese necessaria una completa revisione del R. R., la quale uscì con l'approvazione della S. Congr. dei Riti il 10 giugno (v. anche AAS, 17 [1925], p. 326), ma non come edizione «tipica» (v. anno, Il nuovo R., in Il Monitore ecclesiastico, 37 [1925], p. 203; Sgg; Fr. Schubert, Das neue R. R., in Liturgische Zeitschr., 2 [1930], pp. 161-74; e soprattutto Fr. Battistini, De novo R. R. ed. Vaticana, in Eph. lit., 38 [1925], pp. 221, 246, 287, 308, 341, 387 sgg). Nel 1952, finalmente, con approvazione della S. Congr. dei Riti (25 genn.) uscì la nuova edizione tipica con disposizione completamente rifatta, con qualche ritocco rubricale e le necessarie aggiunte (cf. M. Brandys - I. Pizzoni, In Ephemerides lit., 66 [1952], pp. 220-24; H. Schmidt, Editio typica 1952 Ritualis Romani, in Periodica de re morali, canonica, liturgica, 41 [1952], pp. 157-82; l'autore vi fa interessanti rilievi).

III. L. R. R. R. - ATTUALE: OBBLIGO. - Il R. R., come risulta dal documento pontificio di Paolo V che ne è rimasto in testa, era soltanto raccomandato per l'uso a tutti coloro cui spetta; ma più tardi la S. Congr. dei Riti lo dichiarò obbligatorio per tutte le funzioni parrocchiali (Decr. auth., 1642, ad 7); inoltre l'Ordinario può obbligare tutti i parroci e tutti gli altri sacerdoti ad Ritualis Romani prescripta omnia servanda, nonostante qualunque consuetudine contraria, anche immemorabile (Decr. auth., 3276, ad 6); d'altra parte la S. Congr. ha stabilito che licet ubique adhiberi et in quibuscumque functionibus il R. R., anche quando esiste un R. diocesano approvato discordante (Decr. auth., 3792 dub. IX). Ma ormai tutte le diocesi hanno adottato il R. R., e per quanto conservino ancora riti e funzioni proprie, li sottopongono all'approvazione della S. Congr. dei Riti. Praticamente dunque si può dire che il R. R. nella sua sostanza vige in tutto il mondo cattolico romano e che la S. Congr. dei Riti continua ad approvare i riti particolari esistenti in diocesi antiche, fedele al desiderio del Concilio di Trento che si conservino pure i riti e le cerimonie degne di essere mantenute.

IV. R. R. - PARTICOLARI NON ROMANI E LA QUESTIONE DELLA LINGUA. - Non esiste uno studio sistematico intorno ai R. antichi particolari, manoscritti e stampati. Lo Zaccaria (v. BIBLICA) pubblicò un elenco di stampati per il suo

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(ftol. Eur. Catt. 1
Rituale romano - Frontespizio del Ritual Rimski, Mlemmi ( - in Venezia) 1827 - Città del Vaticano, esemplare dell'Archivio della S. Congregazione dei Riti.

tempo, molto ragguardevole; il Franz (v. BIBLICA) lo supera di molto benché lontano dall'essere completo.

Sin dai primi R. stampati si trovano esempi dell'uso della lingua volgare, in misura più o meno larga fino alla versione completa o quasi di esso. Il R. R. fedele alla tradizione e allo spirito della Chiesa di Roma, ha pochissimi cenni alla lingua volgare; così nella istruzione generale previa sull'amministrazione dei Sacramenti (tit. I, n. 10), poi più volte nelle istruzioni particolari si ammonta a essere adottato a spiegare in antecedenza ciò che sta per fare affinché i fedeli lo possano seguire con attenzione. Quando si parla della forma del Battesimo (tit. II, cap. 1, n. 9), si prescrive esplicitamente: Latinus presbyter latina forma semper utatur, la delega, invece, apostolica, per cui un sacerdote possa conferire la S. Crusim, lingua vernacula legatur, alta et intelligibile voce; così anche la conveniente ammonizione ai confirmandi e padrini. Nel Sacramento del Matrimonio le domande agli sposi sono da farsi, per espresso comando della rubrica, vulgari sermone. Nel 1575, dunque, prima ancora del R. R., uscì il Libellus agendorum dell'arcidiocesi di Salisburgo con non pochi testi in lingua volgare (le domande nel Battesimo, preghiere per la cura degli infermi, Matrimonio, ecc., benedizioni) e con un appendice di canti popolari in tedesco. Il Sacerdotale Basileense del 1595, per la diocesi di Basilea, ha i testi relativi in tedesco e in francese; nella Agenda Coloniensis Ecclesiae (Colonia 1614) si trova, oltre il calendario proprio della diocesi, e, nella parte rituale, le domande e preghiere in volgare, anche tutto un piccolo catechismo in tedesco.

Appena uscito il R. r., incominciarono anche le traduzioni nelle lingue volgari; a Roma stessa nel 1621; in albanese nel 1640, in croato, in francese (Lione); nel 1646 un'altra a Parigi; una versione italiana uscì a Lucca nel 1724. Molto più diffuse furono le edizioni ridotte, ossia gli estratti dal R. r. per le varie circostanze: Baptismale, Poenitentiale, Exsequiale, Processionale, ecc. spesso anche in versioni volgari, ad es., Le petit Rituel romain (Avignone s. a. del sec. XVII) e molte edizioni similari.

Grande rinomanza ebbe il R. di Alet: Rituel romain... à l'usage du diocèse d'Alet, nella Linguadoca, dovuto al vescovo giansenista N. Pavillon (1597-1677), in latino, ma con molti testi in volgare; nelle rubriche e spiegazioni si trovano infiltrazioni erronee giansenistiche, tanto che Clemente IX lo mise all'Indice (1668; V. PASTORE, XIV, I, pp. 462 sgg., p. 483); simile sorte toccò nel 1725 al R. r., edito con aggiunte da P. Lucatelli a Bergamo. Intanto continuarono indisturbate le edizioni diocesane di R. propri, più o meno dipendenti dal R. r., e con impiego variamente largo della lingua volgare come il R. sacramentorum ac aliarum Ecclesiae caerimoniarum (Braunsberg, 1733) per la diocesi di Warmia, con testi polacchi e tedeschi; quello già citato di Basilea che porta ora il titolo Rituale Basileense iuxta R. R. (1700, 1739, 1788); quelli delle diocesi «giuseppine», «rete ciotà da Giuseppe II nell'Austria, R. R. nisbus dioecesis S. Hippolyti accomodatum» (St. Pölten 1787), con testo latino e volgare e così molti altri. Notevolissimo ed anche istruttivo per la questione e le difficoltà in regioni di lingua mista è il R. Romanum Zagabriense (Zagabria 1796) che spesso riporta i testi in cinque colonne: latino, croato, sloveno, ungherese e tedesco, cui si deve aggiungere il Ritual Rimski (Venezia 1827); dello stesso tipo è il R. Weszprimense (Ungheria 1801), con testo in quattro colonne: latino, ungherese, tedesco e slovacco, e quello di Stringonia (1859) con lo stesso titolo e le stesse disposizioni.

Nel 1875 uscì un Rituel romain-lyonnais con doppio testo, latino e volgare; a Bahia, in Brasile, nel 1869 un R. in latino e portoghese; mentre in tutta l'Austria, Ungheria, Polonia, Alsazia continuarono i R. poliglotti. Nel 1906 uscì un R. in danese per la Danimarca e Islanda. Un R. pubblicato a Barcellona (1912) ha nel vol. II (1914) alcuni testi in spagnolo. Con esplicita approvazione della S. Congr. dei Riti uscì nel 1927 un R. R.... Ecclesiae Poloniae adaptatum (Katowice) con testi in latino, popolacco, tedesco, francese, lituano e russo. Un'edizione contemporanea in croato ebbe l'approvazione della S. Congr. dei Riti nel 1930, per l'uso dei cattolici della Jugoslavia. Nel 1932 la stessa S. Congregazione permise l'Agenda provinciale ecclesiastica Moraviae (Olomouc), ove si trova anche un apposito decreto circa usum linguae vulgaris in liturgia in territorio ditionis Czescolovacae, del 21 maggio 1920. Ancora nel 1936 si pubblicò a Scepusio (Slovacia) un R. omnium latini ritus dioecesium Slovaciae, ad instar Appendicis R. R. con testi in latino, slovacco, tedesco, ungherese. Nel 1950 apparve a Toledo un R. R.... cum Appendice Toletana in lingua spagnola. Ma soprattutto S. Congr. di Propaganda è stata molto larga nella concessione nei libri rituali della lingua volgare per le regioni missionarie; così l'India, l'Indocina, il Giappone, la Nuova Guinea e l'Africa hanno un R. proprio nella lingua volgare per l'uso liturgico.

Importante il R. parvum ad usum dioecesium Gallicae linguae (Tours 1948), approvato dalla S. Congr. dei Riti in data 28 nov. 1947 e con largo impiego della lingua francese, per il cui uso sono date anche norme generali. Nota è la recentissima Collectio rituum ad instar appendicis Ritualis Romani pro omnibus Germaniae dioecesibus (Ratisbona 1950), con approvazione della S. Congr. dei Riti, in data 21 marzo 1950, opera veramente egregia, preparata da anni sotto la direzione dell'esposato tedesco, tenendo conto degli usi particolari ancora vigenti e con uso largo della lingua volgare. Vedi tav. LV.

BIBL.: le indicazioni più complete e più serie che finora esistono si trovano in F. A. Zaccaria, Biblioth. ritualis, I, Roma 1776 (Rituales libri, p. 137; Rit. Rom., p. 144 sgg.; Rituales variarum eccles. libri eorumque diversa nomina, p. 147 sgg.; Rituales partes seorsim aut. manus. aut editae, p. 157 sgg.) da cui dipendono stretta-

mente tutti gli autori che si occupano della materia. Fra i moderni, lo studioso più addentro nella materia è A. Franz, il quale, nell'Introd. all'ed. del R. di St. Florian (Friburgo 1904), premette la più completa storia del R., mentre nel grandioso studio Die kirchl. Benediktinnen im Mittelalt. (2 voll., Friburgo 1900), presenta nell'introd. (pp. xxix-xxix), un elenco di R. manoscr., e (pp. xxx-xxxiv) uno di R. stampati, che servono di base all'opera. Sono gli elenchi più completi, che esistano finora. Tra gli altri autori, quelli che apportano qualche cosa di proprio sono: H. Baruffaldo, Ad R. R. Commentaria, 1a ed., Venezia 1731; in 2 voll., Firenze 1847; J. Catalan, R. R. Benedicti Papae XIV iussu editum et auctum perpetuis comment. exornatum, 1a ed., Roma 1757; 2a ed., Padova 1760 (commentario più autorevole e scientifico); A. Ebner, Quellen u. Forschungen zur Gesch. u. Kunstgesch. des Missale R. im Mittelalter, Tubinga 1866; J. Braun, Sakramente, u. Sakramentalien, Ratisbona 1925 (una specie di commento alla parte sacramentalia); P. Parsch, Das Buch des Lebens; Laienrituale (vers. completa commentata del R. R. per i laici); L. Eisenhofer, Handbuch der kath. Liturgik, I, Friburgo 1932, pp. 100-103; Ph. Oppenheim, Tract. de iure liturg. parte 3a, De libris liturg., Torino 1940, pp. 66-69, 114-15 e passim; id., Introd. histor. in literat. liturg., 2a ed., Torino 1945; M. Righetti, Man. di stor. liturg., I, 2a ed., Milano 1950, pp. 287-89; L. Eisenhofer - J. Lechner, Grundriss der Liturgik des röm. Ritus, 5a ed., Friburgo 1950, pp. 23-24; E. Vyskoukal, s. V. in LThK, VIII, pp. 911-13; Moroni, s. v., LVIII, coll. 56-57; A. Fortescue, Ritual, in Cath. Enc., XIII, 88-90; A. Bertholet, Die Ritualbücher, in Die Religion in Gesch. u. Gegene, IV, tratta dei libri rituali antichi non cristiani. Giuseppone Low