LIBRI LITURGICI. - Sono così chiamati i libri che contengono le formole ufficiali, con le relative prescrizioni rituali o rubriche, per la celebrazione della s. Messa, l'amministrazione dei Sacramenti e dei Sacramentali, e l'Ufficiatura divina. Nella prassi canonica odierna si devono considerare come
l. l. solo quelli che sono dichiarati tali dalla S. Sede per mezzo degli organi competenti, cioè la S. Congregazione dei Riti per le liturgie latine e la S. Congregazione per la Chiesa Orientale per le liturgie orientali.
I. ORIGINE
Nella Chiesa antica il l. l. per eccellenza è stato la Sacra Scrittura, attorno alla quale in progresso di tempo si raggrupparono numerose formole eucologiche, spesso volte improvvisate all'atto della celebrazione liturgica. Siccome l'improvvisazione doveva essere dono di pochi, sin dal sec. II si trovano saggi embrionali di raccolte di tali formole, preziosi sussidi per i celebranti ai quali l'improvvisazione tornava difficile. Com'è noto, non esisteva l'obbligo di ripetere tali e quali determinate formole, potendo il celebrante liberamente parafrasarle, come si rileva da un passo della Traditio apostolica di s. Ippolito (cf. ed. e versione di B. Botte, Parigi 1946, p. 41). Oltre a vere e proprie formole liturgiche o ad accenni alle medesime che si riscontrano in vari scritti patristici dei tre primi secoli, a cominciare dalla lettera di s. Clemente (capp. 59-61), che F. Cabrol e H. Leclercq raccolsero in Monumenta ecclesiae liturgica. Relliquiae liturgicae vetustissimae (2 voll., Parigi 1901-1902, 1913), si possono, ad es., ricordare per il sec. II le formole eucologiche contenute nella Didaché (capp. 7, 9, 10, 14); per il sec. III, quelle della Traditio apostolica, già ricordata, di s. Ippolito; per il sec. III-IV, quelle del papiro di Dér-Balizeh e di Berlino 13918 (C. H. Roberts - B. Capelle, An early Euchologium. The Dér-Balizeh Papyrus enlarged and reedited [Biblioth. du Muséon, 23], Lovanio 1949), della Didascalia Apostolorum (ed. F. X. Funk, Paderborn 1905); del Sacramentarium Serapionis (ed. F. X. Funk, ivi 1905), delle Constitutiones Apostolorum (ed. F. X. Funk, ivi 1905), di vari papiri egiziani (cf. DACL, XIII, 1, coll. 1370-1520), ecc. Per lo stesso secolo, fra i testi patristici più ricchi in testi eucologici o accenni ad essi, si ricordano principalmente le Catecheses Mystagogicae di s. Cirillo di Gerusalemme (PG 33), le Catecheses di Teodoro di Mopsuestia (ed. e versione R. Tonneau - R. Devreesse, Città del Vaticano 1949); il De Sacramentis e il De Mysteria di s. Ambrogio (ed. e versione di B. Botte, Parigi 1930) e i frammenti liturgici contenuti nell'anonimo ariano della fine del sec. IV (ed. G. Mercati, Antiche reliquie liturgiche ambrosiane e romane [Studi e testi, 7], Roma 1902, pp. 51-53).Il dilagare nel corso del sec. IV di formole eucologiche non sempre ortodosse e di scarso valore, sia per il contenuto come per la forma, preoccupò vescovi e concili. Interessanti al riguardo i provvedimenti presi dai Concili africani di Ippona del 393 (can. 21 [25]; Mansi, III, col. 922), di Cartagine del 397 (can. 23: ibid., col. 884) e del 407 (can. 103; ibid., col. 1163), di Milevi del 416 (can. 12: ibid., IV, col. 330) e i passi del De Baptismo contra donatistas (VI, 25: PL 43, 213-14) e del De catechizandis rudibus (cap. 13: PL 40, 320) di s. Agostino. I canoni citati dei Concili di Cartagine del 407 e di Milevi del 416 segnano virtualmente la fine dell'improvvisazione liturgica per la comune dei celebranti. Intanto nei secc. V e VI le Chiese d'Oriente e d'Occidente si orientavano decisamente verso determinate raccolte eucologiche, più rappresentative per forma e contenuto.
II. L. L. OCCIDENTALI ANTICHI E MEDIEVALI. — Prima che le Chiese occidentali si fossero orientate verso le raccolte eucologiche, che divennero poi tradizionali, alcuni vescovi dotarono le loro chiese di nuovi l. l. come Sacramentari, Libelli Missarum, con una o più Messe, e libri di canto. Tale attività letteraria è stata svolta nei secc. V e VI, per citare solo i principali, da s. Paolino di Nola, Voconio, vescovo di Castellano in Mauretania, Museo di Marsiglia per incarico del suo vescovo (cf. Gennadio, De scriptoribus ecclesiasticis, 48, 78, 79: PL 58, 1087, 1103, 1104), Eusebio di Milano (cf. M. Magistretti - U. Monneret de Villard, Liber notitiae sanctorum Mediolani, Milano 1917, p. 120), Sidonio Apollinare vescovo di Clermont (cf. Gregorio di Tours, Historia Francorum, II, 22), Pietro vescovo di Lerida, Leandro di Siviglia (cf. Isidoro di Siviglia, De viris illustribus: PL 82, 1090, 1104), Mas-
simiano di Ravenna (cf. Agnello, Liber Pontificalis, ed. O. Holder-Egger, in MGH, Scriptores rerum Langobard., p. 332), ecc. Tra i Pontefici Romani che si distinsero in questo campo vanno ricordati Damaso, Leone Magno, Gelasio, Simmaco, Giovanni I, Gregorio (cf. il Lib. Pont. con l'Ordo Romanus di Giovanni Archicatore, ed. C. Silva-Tarouca, in Memorie della Pont. Accad. rom. di arch., 1 [1923], p. 215; cf. C. Mohlberg, ibid., 2 [1928], pp. 272-75). Il valore delle testimonianze dell'Ordo cit. 99 ora riveduto, poiché M. Andrieu ha provato che si tratta d'una compilazione proveniente da un ambiente Luxoviense della seconda metà del sec. VIII: Les Ordines Romains du haut moyen âge, III, Lovanio 1951, pp. 6-21).
Tra le raccolte eucologiche occidentali, il cui contenuto risale ai secc. V-VI, sono da ricordare: il Sacramentario (cosiddetto) leoniano, gelasiano e gregoriano, il Rotolo di Ravenna (ed. A. Ceriani, Milano 1883), ecc. l. l. antichi, superstiti, attinenti alle liturgie romana, ambrosiana, gallicana, visigotica e celtica si troveranno recensiti alle rispettive voci. Utile invece è conoscere la nomenclatura adoperata nel linguaggio liturgico medievale per indicarli. Da notare che nelle liturgie occidentali sopra elencate i vari l. l. si corrispondono quanto all'uso e al contenuto (pur avendo quest'ultimo un ordinamento proprio) e quanto al nome. La celebrazione essenzialmente corale della liturgia sino a quasi tutto il medioevo determinò la creazione di una vera biblioteca di l. l. destinati ai vari ministri che vi dovevano prendere parte. Per la celebrazione della S. Messa occorrevano: il sacramentario (v.) per il celebrante, il lezionario (v.) e l'epistolario (v.) per il lettore e il suddiacono, l'evangelario (v.) per il diacono, il prosarium o sequentiarium e il troparium, contenenti sequenze e tropi; le parti cantate erano raccolte nell'antifonario (v.), antiphonarium Missarum, liber gradualis o responsalis; il cantatorium (v.) conteneva, a Roma, il graduale riservato in antico al diacono, talvolta v'era pure l'alleluiaurium. Le prescrizioni rituali o rubriche erano raccolte negli Ordines (v.), l'Ordinarium raccoglieva i riti peculiari a una determinata Chiesa. La fusione di tutti questi libri, richiesta dalla celebrazione della Messa privata che, a cominciare dall'evo carolino, divenne sempre più comune, dette in seguito origine al messale (v.), Missale plenarium nei suoi vari tipi. Lo stralcio dal sacramentario delle parti riguardanti i Sacramenti e Sacramentali dette origine al pontificale (v.), Pontificalis Ordinis liber, per le funzioni riservate al vescovo, e al rituale (v.) o agenda, ordinarium, manuale, liber agendorum, baptismale, baptisterium, exorcismorum liber, per quelle riservate ai sacerdoti.
Per l'ufficienza, anch'essa corale, occorrevano: il salterio (v.), in cui i 150 salmi erano disposti o secondo l'ordine numerico o secondo la recita ebbomadale con o senza l'ordo de tempore e de sanctis; il leggendario o passionario (v.) con le vite dei santi e dei martiri; l'omelario (v.) con le omelie, l'innario, il tropario, con gli inni e i tropi; l'antifonario (v.) con le parti riservate alla «schola cantorum». A seconda dei luoghi si adoperavano per l'ufficienza anche: il venitare con gli invitatori, il lezionario con i brani scritturistici stralciati dalla Bibbia, il versarius con i versetti, il collettario con gli «oremus», il notturnale, il matutinale, il diurnale per colui che dirigeva l'ufficienza (l'abate o l'ebbomadario), ecc. Dalla fusione di tutti questi elementi dalla metà del sec. XI e specialmente dagli inizi del sec. XIII si ebbe il breviario (v.) nei suoi vari tipi.
Ai l. l. occorrenti per la celebrazione quotidiana della Messa o dell'ufficienza se ne possono aggiungere alcuni con caratteristiche particolari, come: l'exultet (v.) o rotulus paschalis, il processionale con i canti per le processioni, l'emortuale con l'ufficienza per i defunti, il calendario e il martirologio (v.) nei loro vari tipi.

LIBRI LITURGICI - Il papiro Dér Balizeh, f. 1ª con i frammenti D e E (sociale del sec. VII).
III. L.
I. ATTUALI DELLA CHIESA ROMANA
Il carattere ufficiale e sacro dei l. l. fece sì che la S. Sede se ne riservasse sin dai tempi del Concilio di Trento il diritto della suprema sorveglianza e approvazione, e anche la loro edizione originale e normativa (editio typica). Il CIC, can. 2, riconoscendo pienamente l'autorità dei l. l., ne confermò alla S. Sede l'esclusivo diritto di approvazione (can. 1257).Data l'impossibilità di provvedere al bisogno generale soltanto attraverso l'unica tipografia pontificia (prima quella della Camera, poi quella di Propaganda Fide, ora quella Vaticana), invalse l'uso di concedere il privilegio di riprodurre i l. l. anche a editori fuori di Roma (tipografi della S. Sede, della S. Congr. dei Riti). Recentemente tutta la materia della riproduzione dei l. l. è stata riordinata con il decreto della S. Congr. dei Riti, 10 ag. 1946 (AAS, 38 [1946], pp. 371-72) in cui viene stabilito che l'edizione dei l. l. è riservata unicamente alla Tipografia Vaticana; che gli editori devono domandare, libro per libro e caso per caso, il permesso dalla S. Congr. dei Riti e che, caso per caso, l'amministrazione dei beni della S. Sede fisserà una tassa di permesso; l'obbligo della revisione, secondo i libri tipici vaticani, spetta, a norma del can. 1390, ai rispettivi Ordinari del luogo ove si stampa o si pubblica; finalmente il decreto dà un elenco dei l. l. che cadono sotto questo decreto. Essi sono: 1. Missale Romanum (ultima ed. tipica, Roma 1920 [1923]; in stampa una nuova ed. tip.), 2. Breviarium Romanum (ultima ed. tip., ivi 1950); 3. Rituale Romanum (ultima ed. tip., ivi 1925; in stampa una nuova ed. tip.); 4. Pontificale Romanum (ultima ed. tip., Ratisbona 1888); 5. Martyrologium Romanum (ultima ed. tip., Roma 1914, 1923; ultima ristampa 1949); 6. Caeremoniale episcoporum (ultima ed. tip., Ratisbona 1886); 7. Memoriale rituum (ultima ed. tip., Roma 1920, ristampa
1950); 8. Octavarium Romanum (ultima ed. tip., Ratisbona 1902).
Il sopracitato decreto aggiunge ancora la raccolta dei decreti autentici della S. Congr. dei Riti; la ristampa o riedizione è riservata, come è naturale, alla stessa S. Congregazione. Esistono inoltre altri l. l., non espressamente nominati nel decreto, come la Instructio Clementina (per le Quarantore), il Lectionarium, pubblicato nel 1915 (le lezioni contratte del breviario, oggi inserite direttamente nei breviari), il Diurnale, ossia Horne diurnae, una specie di estratto dal breviario (in stampa ed. tip. Vaticana), l'Officium Hebdomadae sanctae e Nativitatis D. N. J. Chr., estratti dal breviario e dal messale per la Settimana Santa e per il tempo natalizio, e simili libri, formati piuttosto dagli editori per la comodità degli utenti.
Come l. l. sono da considerarsi anche i libri cantus della liturgia romana. Essi sono: 1. Kyriale Romanum (Ordinarium Missae); 2. Graduale Romanum (le parti cantabili della Messa, variabili); 3. Antiphonale Romanum (i toni dei salmi, i modelli di canto di vario tipo); 5. Officium defunctorum (estratto relativo all'ufficio dei morti; tutti stampati a Roma); 6. Liber usualis, una raccolta pratica estratta dal Kyriale e dal Graduale (Solesmes). Esistono poi altre edizioni parziali, per maggiore comodità, p. es., il canto delle quattro Passiones e dell'Exsultet. Tutti questi libri, muniti dell'approvazione della S. Congr. dei Riti, sono ammessi all'uso nella liturgia, e il testo ivi contenuto e le melodie come le rubriche si devono considerare autentici.
IV. L.
I. DELLE CHIESE PARTICOLARI, ORDINI E CONGREGAZIONI RELIGIOSE
I l. l. della Chiesa romana contengono i testi e le rubriche prescritti per la Chiesa universale di rito romano. Le Chiese particolari, gli Ordini e le Congregazioni religiose che non hanno un rito proprio, sono obbligati a servirsi dei l. l. sopradetti, ma devono aggiungere gli Uffici e le Messe «proprie», vale a dire di quelle feste concesse ad esse espressamente dalla S. Sede, e con i testi approvati. La collezione relativa si chiama Proprium, e dev'essere autenticata dal competente superiore ecclesiastico: Ordinario, Generale, ecc. La concessione e approvazione dei detti Propri spetta alla S. Congr. dei Riti. Essi vengono ordinariamente allegati ai l. l. romani, come appendice.V. L.
I. PROPRI DI ALTRI RITI LATINI DIOCESANI
Sin dalla riforma liturgica di s. Pio V è stato riconosciuto il diritto non solo a libri propri, ma ad un vero rito proprio, differente (in poco o in molto) da quello romano, a quelle diocesi e famiglie religiose che se ne servivano già da almeno 200 anni. Attualmente esistono ancora quattro riti latini diocesani non romani; l'ambrosiano o milanese, il bracarese (Braga, in Portogallo), il lionese (di Lione, Francia) e il mozarabico (di Toledo, Spagna, ma ristretto ad una sola cappella e a certe solennità). I l. l. recenti propri a questi riti si troveranno recensiti alle singole voci.VI. L.
I. PROPRI DI FAMIGLIE RELIGIOSE
I Premostratensi: Missale (Malines 1934); Breviarium (ivi 1930); Graduale (Roma, Tournai 1910); Antiphonarium (Parigi, Tournai, Roma 1934); Processionale (Parigi, Tournai, Roma 1932); Ordinarius seu Liber Caeremoniarum (Tonglerloo 1949).2. Rito monastico, seguito dalla famiglia religiosa benedettina e sue varie ramificazioni, spesso (per le famiglie minori) solo con l'aggiunta di un semplice Proprio come si fa per le diocesi e le Congregazioni. I libri monastici fondamentali (di molte e varie edizioni) sono i seguenti: Missale Romano-monasticum (Ratisbona 1937); Missae propriae (varie edd.); Breviarium Rom. Mon. (varie edd., ultima 1940); Antiphonale Mon. pro horis diurnis (Parigi, Tournai, Roma 1934); Rituale mon. (varia secondo le varie Congregazioni; p. es., 1895, 1931, Congr. di Beuron; 1909, Congr. di Subiaco; 1920, Congr.
della Baviera; 1936, Congr. di Sankt-Ottilien; 1942, Congr. Americo-Cassinese ecc.); Caeremoniale mon. (varie edd., come sopra, per le singole Congregazioni). Quanto alle varie famiglie benedettine, sono da notare: Monaci Camaldolesi: usano il Breviario monastico e il Messale romano, aggiungono un Proprio di Uffici e di Messe (1926, rist. Tournai, Malines 1938); Eremiti Camaldolesi di Monte Corona: Missale mon., Vaticano 1896; Breviarium mon., Roma 1896; Rituale, Malines 1908; Vallombrosani: si servono dei l. l. monastici, con l'aggiunta di Missae propriae (Firenze 1892) e di Officia propria (ivi 1892). I Silvestrini e gli Olivetani si servono dei libri monastici, con la sola aggiunta delle Messe e degli Uffici propri.
3. Seppure storicamente di derivazione benedettina, i Cistercensi e i Trappisti (Cistercensi riformati) hanno libri e riti propri, con molte particolarità di sapore primitivo. Ambedue i rami dell'Ordine si servono degli stessi libri, quasi tutti stampati dalla tipografia dei Trappisti di Westmalle, in Belgio: Missale (Westmalle 1951); Breviarium (ivi 1951); Antiphonarium (ivi 1903, 1941); Martyrologium (ivi 1930); Rituale (ivi 1949); Caeremoniale abbatum (ivi 1939); Manuale caeremoniarum (ivi 1948); Processionale (ivi 1926-35); Ps. Venite exultamus (ivi 1904); Psalterium (ivi 1925); Lectionarium (ivi 1940); Hymnarium (ivi 1909); Laudes vespertinae (ivi 1926); Diurnale (ivi 1894); Officium parvum B. M. V. (ivi 1930); Graduale (ivi 1899, 1934); Rubricae Missalis (ivi 1923); Collectaneum (Tournai 1908).
4. Un rito proprio, e quindi l. l. propri, hanno pure i Certosini: Missale (Tournai 1883; propria tipografia); Breviarium (ivi 1880); Diurnale (ivi 1890); Antiphonarium diurnum (ivi 1890); Antiphonarium nocturnum (2 voll., ivi 1888); Graduale (ivi 1887); Psalterium et Hymni (ivi 1888). I Monaci di S. Paolo primo Eremita avevano sin dagli albori l. l. propri, sebbene non avessero un vero rito particolare; ma sin dall'inizio del sec. XVII adottarono i l. l. romani, con l'aggiunta di un loro Proprio, per il Messale, il Breviario e il Martirologio; hanno invece Proprio un Caeremoniale (Cracovia 1931).
5. I Predicatori (Domenicani) hanno conservato un vero rito proprio particolare, di origine gallicana, e usano quindi anche l. l. propri: Missale iuxta Ritum S.O.P. (1933); Breviarium S.O.P. (Torino 1947); Antiphonarium S.O.P. (1933); Matutinum seu antiphonarium S.O.P. (1949); Caeremoniale S.O.P. (1869).
6. L'Ordine francescano invece, come è noto, sin dagli inizi, seguì i libri e riti della Curia romana, anzi, l'Ordine serafico divenne uno dei veicoli più efficaci
per la diffusione di quel rito e di quei libri. Tuttavia ha libri propri, poiché la ricchezza del suo santorale è tale che invade il calendario ordinario romano in modo da escludere una semplice aggiunta propria. Le tre grandi famiglie francescane pubblicano i loro l. l. a parte, per ogni ramo. Minori Conventuali: Proprium Missarum (Torino 1951); Proprium Officiorum (ivi 1951); Appendix ad Martyrologium Rom. Seraphicum (per i Min. Conv.; Roma 1925, in ristampa); Rituale Rom. Ser. (per i Min. Conv.; ivi 1942); Cantus Ritualis Rom. Ser. (ivi 1943); Caeremonialis Ordo Romanus (per i Min. Conv.; ivi 1904); Graduale Rom. Ser. (con Proprio; ivi 1910). Frati Minori: Missale Romano-Seraphicum (Quaracchi 1942); Breviarium Rom. - Ser. (Roma 1951); Rituale Rom. - Ser. Ordinis Fratrum Minorum (2ª ed. Quaracchi 1931); Antiphonale Rom. Ser. pro horis diurnis (Tournai-Parigi 1928); Caeremoniale Rom. Ser. (2ª ed., Quaracchi 1927); Officium ac Missa de festo S. P. N. Francisci quibus accedunt cantus selecti in honorem eiusdem (Tournai-Parigi 1926); per l'uso extraliturgico: Martyrologium Franciscanum (Vicenza 1939). Cappuccini: Missale Romanum ad usum FF. MM. Capp. (Città del Vaticano 1934); Breviarium Rom. Ser. (per i Capp.; ivi 1943); Horae diurnae (per i Capp.; Roma 1950); Proprium Missae ac horarum officii (per i Capp.) cum cantu (Tournai 1925; con una appendice, Città del Vaticano 1935); Appendix ad Martyrologium Rom. (per i Capp.; Roma 1913); Rituale Rom. Ser. (per i Capp.; ivi 1944).

8. I Servi di Maria seguono essenzialmente il rito romano, ma in qualche occasione osservano alcune particolarità: Missale (Ratisbona 1902, ristampa in preparazione); Missae propriae (Vaticano 1930); Officia propria (uniti al Breviario romano; ivi 1942); Rituale et Caeremoniale (Roma 1884; in stampa l'ed. riveduta, in volumi separati); Liber cantus (degli Uffici e delle Messe proprie; Parigi 1949).
VII. L. l. DELLE CHIESE ORIENTALI. - Per lungo tempo, i l. l. vennero editi dagli Orientali a cura di un privato o di un libraio, il quale si indirizzava a

(fot. Alinari)
Non tutte le Chiese orientali hanno stampato finora tutti i loro l. l. ma usano talvolta ancora manoscritti; queste Chiese infatti furono durante molti secoli sotto il dominio turco, ed erano povere. Fanno eccezione i Greci, perché stampavano tutti i loro libri a Venezia, Russi e Ruteni, invece, essendo liberi, avevano molte e bellissime edizioni.
1. Rito bizantino. - La S. Sede ha pubblicato quasi tutti i l. l. del rito bizantino in lingua greca. Sono i seguenti: l'Euchologion to mega (1873): è il libro del sacerdote e del diacono per la Messa, i Sacramenti, le benedizioni e l'Ufficio divino (v. EUCOLOGIO). Il Micron Euchologion (1872): dà, oltre le tre liturgie, una scelta di Epistole e Vangeli, non è un libro tradizionale. L'Hirologion (1876): è uno dei libri del coro e contiene le parti invariabili di tutte le ore dell'Ufficio divino; esiste la tendenza tra i sacerdoti cattolici a usarlo come breviario, ma per servire a tale scopo vi manca moltissimo, cioè tutto il proprio che sta nel cinque libri seguenti. L'Octoechos (1886) comprende le parti proprie dell'Ufficio divino di otto domeniche consecutive, ognuna di esse essendo cantata su uno degli otto toni della musica bizantina. Il Paracletiche (1879): aggiunge al pre-
cedente l'Ufficio per i giorni feriali delle otto settimane corrispondenti agli otto toni. Il Triodion (v. 1879) contiene il « proprio » per il tempo quadragesimale; il Pentecostarion (v. 1884) per il tempo pasquale. Le Minaia (1888-1902) formano sei volumi; ciascuno di essi comprende per due mesi l'Ufficio divino delle feste del Signore e dei santi che cadono in un giorno fisso del mese. Cominciano con il 1° sett., inizio dell'anno ecclesiastico. Nell'Evangelion (1880), le pericope seguono l'ordine liturgico. Gli Slavi stampano i quattro Vangeli interamente, indicando con note le pericope destinate alla lettura liturgica. Per l'Apostolos (1882) si osserva lo stesso procedimento. L'Apostolisse non è oggetto di lettura liturgica. Il Pualterion (1873) è diviso in 20 cathismata.
I dissidenti hanno pubblicato tutti questi libri, eccetto il Micron Euchologion, ma hanno in più: il Typicon (Atene s. a., prima del 1939) che dà le regole generali da osservarsi nelle diverse funzioni liturgiche, specialmente nei casi di concorrenza ed incidenza delle feste, percorrendo il calendario di tutto l'anno; l'Archieraticon (Atene 1902), corrispondente al Pontificale Romano; conviene citare lo Hieraticon di Costantinopoli (1895), perché è una edizione quasi ufficiale del patriarcato; l'Aghiamatarion o Micron Euchologion (Atene 1927) che differisce dal Grande Eucologio soltanto perché omette le benedizioni meno usate ed è di formato tascabile (cf. L. Allatius, De libris ecclesiasticis Graecorum dissertationes duae, Parigi 1645; S. Salaville, Liturgies orientales. Notionis générales, ivi 1932, pp. 178-84).
Presso i Ruteni e i Russi, i quali fanno uso degli stessi libri, si notano alcune particolarità. Essi dividono il Grande Eucologio in due parti: lo Sluzebnik che comprende il Vespro, l'orthodox (v.) e le tre liturgie, e il Trebnik che dà i riti sacramentali, benedizioni ecc. Si trova ancora presso di loro l'Ironologion, con e senza note musicali; esso dà il testo delle strofe-tipo sul modello delle quali sono composti e cantati diversi anni. Hanno continuato a stampare l'Anthologion o Minaia prazdnicznaia, cioè l'Ufficio delle feste principali prese dai Menei dei dodici mesi. Fra diversi libri, redatti piuttosto per la devozione privata o quando il monaco è impedito di assistere all'ufficio comune, il più noto e diffuso è il Molitvoslov o Časovlov, che contiene tutto l'Orologio e poi una serie di canoni e di canti per le feste dell'anno. Per i canti più usuali hanno edito l'Obichod (cf. K. Nikolski, Breve rassegna dei libri liturgici... [in russo], Pietroburgo 1890; V. autore. Per i Melkiti cf. C. Karalevsky, Histoire des Patriarats melkites, III, Roma 1911, pp. 54-134. Un elenco dei libri ungheresi si trova nello Schematismus dioecesis Hajdudorogensis ad a. 1918, p. 18).
2. Rito armeno. - I cattolici armeni usano i libri seguenti: il Badarakamadultz o Khorertadéir (Vienna 1904) che è un Messale plenario, cioè coll'aggiunta delle Epistole e dei Vangeli; il Giafótz (Venezia 1686) contiene le lezioni della sola Messa con i canti relativi; il Tebratión (Vienna 1932), è il libro del cantore per la Messa; il Mafótz (ivi 1905) risponde al Rituale romano; il Gia-mabirk (Venezia 1938) contiene le parti invariabili di tutte le ore dell'Ufficio divino; questo libro serve alla recita privata del Breviario; il Šaragnótz (ivi 1938) o Šaragan dà gli anni per la serie delle otto domeniche, una simile serie per i martiri e un'altra per i giorni di penitenza, poi per i cicli dell'anno liturgico con i santi ivi collocati. I dissidenti hanno inoltre conservato lo Haismavírk, che contiene le vite dei santi, il Gharendír che dà una scelta di omelie, e il Donatzultz che è un indicatore delle feste (cf. L. Petit, Arménie, in DThC, I, coll. 1963-66).
3. Rito rito-occidentale. - Gli ultimi patriarchi cattolici siri hanno pubblicato quasi tutti i l. l. del loro rito: il Libro del rito dell'oblazione (Sciarfa 1922) contiene l'Ordinario della Messa con l'anafora di s. Giacomo, sei altre anafore, la benedizione del calice, cioè l'Ufficio dei presantificati, ed alcune aggiunte. La Celebrazione dell'oblazione (ivi 1931) è un piccolo libro per il diacono, trasformato in un libretto per il servente della Messa; l'edizione del 1905 dava oltre le risposte della Messa
anche i diversi canti che vi occorrono. Il Libro degli uffici sacerdotali (ivi 1922) corrisponde al Rituale romano; il Rituale di Beirut del 1872 ne divideva la materia con il Benedizionale di Beirut del 1877. Il Libro del rito dei funerali (ivi 1925) contiene i funerali per le tre categorie dei laici: uomini, donne, fanciulli. Quello per i funerali dei sacerdoti non è stampato ancora. Il Fenqitā è un'opera considerevole in 7 voll. (Mossul 1886-1896), preparati dall'arcivescovo Giuseppe David e usciti dalla stamperia dei Domenicani; essi danno l'Ufficio per tutti i giorni festivi dell'anno. Le Preghiere dei giorni feriali della settimana (Sciarfa 1937) chiamato Sēbim dà soltanto l'Ufficio divino feriale e serve alla recita privata del Breviario. Il Libro dei Salmi di David, re e profeta (ivi 1912) dà, oltre i salmi, anche i cantici scritturistici. Le Lezioni dell'oblazione (ivi 1912) dà i testi evangelici per la Messa, in due colonne, in lingua siriaca e araba. Il libro che comprende i Vangeli dell'Ufficio divino non fu stampato. Il Libro delle Epistole (ivi 1925) dà le epistole della Messa anche in due lingue. Il Pontificale uscirà fra breve per la prima volta, in due volumi.
Dei Siri dissidenti si conoscono soltanto due l. l. dati alla stampa: un Diaconale (Gerusalemme 1929) e un Libro del Matrimonio (Giunieh 1948).
I Malankaresi cattolici, che fecero l'unione nel 1930, hanno stampato finora l'Ordine dell'oblazione (Pampakuda 1934) con due anafore; vi sono aggiunte alcune preghiere; fra l'altro la formula di assoluzione. Invece i Malankaresi dissidenti hanno cominciato a stampare i loro l. l. dagli ultimi decenni del secolo scorso e continuano a ristamparli. Si conoscono il Libro dell'oblazione (ivi 1931) con 18 anafore; l'ultima edizione (1950) ne ha omesso le quattro ultime; il Rituale del Battesimo, del Matrimonio e dei funerali dei laici (ivi 1950); il Rituale dei funerali dell'ordine sacerdotale (ivi 1938); il Libro della lampada (ivi 1932), cioè dell'unione degli infermi; l'Ufficio festivo (Kottayam, 1920), soltanto per le feste principali; l'Ufficio feriale (ivi 1898), il Libro per le Rogazioni dei Niniuiti (Pampakuda 1933), il Libro delle preghiere del Gran Digino (ivi 1932) e l'Ufficio della Grande Settimana (ivi 1931).
Allo stesso rito appartengono i Maroniti. Essi hanno le seguenti edizioni: il Libro dell'oblazione (Beirut 1908) con otto anafore, ma anche con i Vangeli in arabo per tutto l'anno; il Libro del rito dell'oblazione (ivi s. d.) con la più grande parte dei testi necessari al diacono in siriaco e arabo; il Libro dei riti sacramentali e altri (ivi 1942); l'Ufficio divino festivo (2 voll., Roma 1656 e 1666) soltanto per alcune feste; l'Ufficio feriale, con molte edizioni, per-
ché serve alla recitazione privata del Breviario; il Libro della Passione redentrice (Giunieh 1902) per la Settimana Santa; il Lezionario (Kozhayya 1841) con le pericope del Vecchio Testamento, degli Atti degli Apostoli, delle Epistole e dell'Apocalisse; il Libro degli Husni (Beirut 1898), contenente i proemia e sedri che ricorrono in molte funzioni liturgiche; il Libro dei funerali (ivi 1891 e 1898). Invece dell'Evangelario si usa un'edizione araba dei quattro Vangeli (viene preferita quella di Beirut 1877 e 1886), la quale è provvista di tavole indicanti le pericope liturgiche. Manca quindi ancora la stampa del tefmetta con gli Uffici delle feste, il libro per gli Uffici della Quaresima ed il Pontificale (cf. P. Dib, Etude sur la liturgie maronite, Parigi 1919; analisi di tutti i libri).

psia 1886-87; ristampa Roma 1938) è un'opera in 3 voll., redatta dal lazzarista persiano Paolo Bedjan, composta per dare un breviario ai sacerdoti; in essa si trovano integralmente il Salterio, il Libro dei Vespri, le Rogazioni dei Niniuiti, e una buona parte dei tre libri principali del divino Ufficio: lo Hūdrā (Uffici di tutte le domeniche e delle ferie quadragesimali), il Gazā (Uffici delle feste e commemorazioni), il Kaškil (Ufficio per i giorni feriali); contiene anche il Wardā (omelio di quel poeta del sec. XIII e di un altro chiamato Qamiā del sec. XIII-XIV), le preghiere di Abū-Ḥalīm, cioè del patriarca Elia III, e le qālī de 'ādrānē' a canti paracletici. Il Libro dei Vespri (letteralmente «il Rito di prima e dopo»; Mossul 1947); il Libro dei Salmi di David (ivi 1908). Il Vangelario (ivi 1901): dà in due libri separati il testo siriaco e arabo delle pericope liturgiche. Le Epistole di Paolo Apostolo (ivi 1900), in due libri, come il Vangelario; mancano le Epistole cattoliche non usate dai Nestoriani, perché considerate come non canoniche. Il Lezionario (ivi 1901), anche in due libri separati; oltre le pericope liturgiche prese dal Vecchio Testamento, vi si trovano quelle prese dagli Atti degli Apostoli. Le Tūrgānē (ivi 1926) contengono omelie da leggersi nei giorni festivi dopo-
il Vangelo e altre formole da dirsi dal diacono. Il Pontificale, già preparato, non è ancora stampato.
Per i Nestoriani, gli Anglicani della missione di Persia hanno stampato l'Ordo santo dell'oblazione e del Battesimo (Urmiah 1890) dando l'Ordinario della Messa, le tre anafore e il rito battesimale; poi un sacerdote, Giuseppe Kelajā, ha pubblicato l'Ordo dei sacerdoti (Mosaul 1928); contiene insieme il Messale e il Rituale; il contenuto è ricchissimo e tradizionale. Fu fatta anche un'edizione del Libro dei Vespri (ivi 1923), con varie aggiunte (cf. E. Tisserant, Nestorienne [Eglise], in DThC, XI, coll. 320-22).
Allo stesso rito appartengono i Malabaresi; essi hanno pubblicato molti l. l., però non tutti. Il Libro dei riti e delle lezioni (Verapoly 1931) è un Messale plenario, ordinato come quello latino. Il Libro del Mistero (Mannanam 1926) dà il rito della Messa solenne del vescovo. Il Rito soldeo dell'ufficio dei misteri (Alwaye 1946) contiene i riti sacramentali. Il Libro dell'Ufficio per i defunti (Mannanam 1921) per i funerali dei laici. Il Libro dell'Ufficio dei defunti per il clero (Alwaye 1948), chiamato dalla prima parola del titolo Thumā. Nell'Ordo di preparazione e di ringraziamento prima e dopo l'oblazione (Mannanam 1937) si trova, nella seconda parte, la benedizione dell'acqua, della casa, dei frutti, ecc. L'Ordine delle preghiere e dei salmi e di altri Uffici ecclesiastici per i giorni festivi (Changanacherry 1929) contiene l'Ufficio soltanto per le grandi feste e viene usato dai soli monaci. Il Libro dell'Ufficio... (Mannanam 1932) dà l'Ufficio divino feriale e viene usato per la recita privata del Breviario (cf. E. Tisserant, Syro-malabaré [Eglise], in DThC, XIV, coll. 3155-60; Placidus a S. Josepho, Ritus et libri liturgici Syro-malabarici, Thevara 1933).
5. Rito copto. - Per i Copti cattolici fu fatta una prima volta l'edizione di molti l. l. nel sec. Tuki (v.). In tempi recenti i cattolici fecero l'edizione dei libri seguenti: l'Euchologion (Cairo 1898) dà l'Ufficio dell'incenso, la Messa con le tre anafore, alcuni canti e anche la parte del diacono e del popolo. Il Libro del servente (Roma s. d.) dà la parte del diacono per tutte le funzioni liturgiche e vi aggiunge altre preghiere. Il Libro dei Sacramenti (Cairo 1900): dà anche il rito dei funerali. Una edizione separata fu fatta dell'Unzione degli infermi, ossia la Preghiere della lampada (ivi 1932). Il Libro delle preghiere delle sette ore (ivi 1930): dà le parti invariabili di tutte le ore dell'Ufficio divino. Esiste un'edizione separata con il solo testo arabo. Il libro serve alla recita privata del Breviario. L'Ufficio della Settimana Santa (ivi 1900 e 1933) costituisce un grosso libro, stampato prima in solo copto, poi in solo arabo. Catameros dei Pangeli (ivi 1930): contiene i Vangeli per le domeniche e i giorni di festa. Catameros dell'apostolo (ivi 1932): dà le epistole per le domeniche e i giorni di festa. Il Libro della s. Pasqua (ivi 1933) contiene le lezioni della Settimana Santa e della settimana di Pasqua.
Presso i dissidenti si trovano gli stessi libri, generalmente pubblicati con maggiore cura e talvolta con lusso. Non hanno un rituale ma separatamente il Libro del Battesimo e del Matrimonio (Cairo 1921), il Libro dell'Unzione degli infermi (ivi 1908), il Libro dei defunti (Cairo 1904), il Libro luqāni e sagāda (ivi 1921) con gli Uffici particolari dell'Epifania, del Giovedì Santo, di Pentecoste, ecc., il Libro della processione (ivi 1921) nelle feste della Croce, delle Palme, con l'aggiunta di diversi inni, il Libro degli inni ed omelie per la vigilia di Natale e dell'Epifania (ivi 1920), il Libro degli inni (ivi 1913), in 2 voll., per i primi sei mesi e per gli ultimi sei mesi dell'anno, il Libro degli inni per il mese di Khoiah, cioè le Theotahia (ivi 1911), il Libro delle sacre lodi della Vergine, degli Angeli, Apostoli, Martiri e Santi (ivi 1922) contiene gli inni chiamati dossologie. Il Catameros, che dà le Epistole ed i Vangeli insieme, è diviso in 3 voll.: il primo va dal mese Toth al mese Mechir, il secondo dalla Quaresima alla Pentecoste, il terzo dal mese di Pachon alla fine delle Epagonene; o anche in 2 voll. (Cairo 1899-1901), ciascuno per sei mesi.
6. Rito etiopico. - Dopo che per i cattolici fu stampato a Roma (1548) un libro contenente la Messa, l'Ufficio mattutino e il Nuovo Testamento, non si fece più la
stampa di l. l. prima del sec. xx. Il Libro della consacrazione (Roma 1945) dà il Proprio della Messa con 18 anafore. Il Libro dei funerali (ivi 1908). Il Libro per le ordinazioni (ivi 1939) fu stampato in pochissimi esemplar