LIBRI LITURGICI. - Sono così chiamati i libri che contengono le formole ufficiali, con le relative prescrizioni rituali o rubriche, per la celebrazione della s. Messa, l'amministrazione dei Sacramenti e dei Sacramentali, e l'Ufficiatura divina. Nella prassi canonica odierna si devono considerare come
1. I. solo quelli che sono dichiarati tali dalla S. Sede per mezzo degli organi competenti, cioè la S. Congregazione dei Riti per le liturgie latine e la S. Congregazione per la Chiesa Orientale per le liturgie orientali.
I. ORIGINE
Nella Chiesa antica il 1. I. per eccellenza è stato la Sacra Scrittura, attorno alla quale in progresso di tempo si raggrupparono numerose formole ecologiche, spesso volte improvvisate all'atto della celebrazione liturgica. Siccome l'improvvisazione doveva essere dono di pochi, sin dal sec. II si trovano saggi embrionali di raccolte di tali formole, preziosi sussidi per i celebranti ai quali l'improvvisazione tornava difficile. Com'è noto, non esisteva l'obbligo di ripetere tali e quali determinate formole, potendo il celebrante liberamente parafrasare, come si rileva da un passo della Traditio apostolica di s. Ippolito (cf. ed. e versione di B. Botte, Parigi 1946, p. 41). Oltre a vere e proprie formole liturgiche o ad accenni alle medesime che si riscontrano in vari scritti patristici dei tre primi secoli, a cominciare dalla lettera di s. Clemente (opp. 59-61), che F. Cabrol e H. Leclercq raccolsero in Monumenta ecclesiae liturgica. Relliquiae liturgicae vetustissimae (2 voll., Parigi 1901-1902, 1913), si possono, ad es. ricordare per il sec. II le formole ecologiche contenute nella Didaché (opp. 7, 9, 10, 14); per il sec. III, quelle della Traditio apostolica, già ricordata, di s. Ippolito; per il sec. III-IV, quelle del papiro di Dér-Balizeh e di Berlino 13918 (C. H. Roberts - B. Capelle, An early Euchologium. The Dér-Balizeh Papyrus enlarged and reedited [Biblioth. du Muséon, 23], Lovanio 1949), della Didascalia Apostolorum (ed. F. X. Funk, Paderborn 1905); del Sacramentarium Sera-pionis (ed. F. X. Funk, 1905), delle Constitutiones Apostolorum (ed. F. X. Funk, 1905), di vari papiri egiziani (cf. DACI, XIII, 1, coll. 1370-1520), ecc. Per lo stesso secolo, fra i testi patristici più ricchi in testi ecologici o accenni ad essi, si ricordano principalmente le Catecheses Mystagogicae di s. Cirillo di Gerusalemme (PG 33), le Catecheses di Teodoro di Mopsuestia (ed. e versione R. Tonneau - R. Devreesse, Città del Vaticano 1949); il De Sacramentis e il De Mysteriis di s. Ambrogio (ed. e versione di B. Botte, Parigi 1950) e i frammenti liturgici contenuti nell'anonimo ariano della fine - del sec. IV (ed. G. Mercati, Antiche reliquie liturgiche ambrosiane e romane [Studi e testi, 7], Roma 1902, pp. 51-53).Il dilagare nel corso del sec. IV di formole ecologiche non sempre ortodosse e di scarso valore, sia per il contenuto come per la forma, preoccupò vescovi e concili. Interessanti al riguardo i provvedimenti presi dai Concili africani di Ippona del 193 (can. 21 [25]; Mansi III, col. 922), di Cartagine del 397 (can. 23; ibid., col. 884); e del 407 (can. 103; ibid., col. 1163), di Milevi del 416 (can. 12; ibid., IV, col. 330) e i passi del De Baptismo contra donatistas (VI, 25; PL 43, 213-14) e del De catechizandis (VI, 25; PL 40, 320) di s. Agostino. I canoni citati dei Concili di Cartagine del 407 e di Milevi del 416 segnano virtualmente la fine dell'improvvisazione liturgica per la comune dei celebranti. Intanto nei sec. V e VI le Chiese d'Oriente e d'Occidente si orientavano decisamente verso determinate raccolte ecologiche, più rappresentative per forma e contenuto.
II. L. L. OCCIDENTALI ANTICHI E MEDIEVALI. — Prima che le Chiese occidentali si fossero orientate verso le raccolte ecologiche, che divennero poi tradizionali, alcuni vescovi dotarono le loro chiese di nuovi 1. I. come Sacramentari, Libelli Missarum, con una o più Messe, e libri di canto. Tale attività letteraria è stata svolta nei sec. V e VI, per citare solo i principali, da s. Paolino di Nola, Voonio, vescovo di Castellano in Mauretania, Museo di Marsiglia per incarico del suo vescovo (cf. Gennadio, De scriptoribus ecclesiasticis, 48, 78, 79; PL 58, 1087, 1103, 1104), Eusebio di Milano (cf. M. Magistretti - U. Monneret de Villard, Liber notitiae sanctorum Mediolani, Milano 1917, p. 120), Sidonio Apollinare vescovo di Clermont (cf. Gregorio di Tours, Historia Francorum, II, 22), Pietro vescovo di Lerida, Leandro di Siviglia (cf. Isidoro di Siviglia, De viris illustribus; PL 82, 1090, 1104), Mas
simiano di Ravenna (cf. Agnello, Liber Pontificalis, ed. O. Holder-Egger, in MGH, Scriptores rerum Langobard., p. 332), ecc. Tra i Pontefici Romani che si distinsero in questo campo vanno ricordati Damaso, Leone Magno, Gelasio, Simmaco, Giovanni I, Gregorio (cf. il Lib. Pont. con l'Ordo Romanus di Giovanni Archiantore, ed C. Silva-Tarouca, in Memorie della Pont. Accad. rom. di arch., 1 [1023], p. 215; cf. C. Möhlberg, ibid., 2 [1028], pp. 272-75). Il valore delle testimonianze dell'Ordo cit. va ora riveduto, poiché M. Andrieu ha provato che si tratta d'una compilazione proveniente da un ambiente Luxoviense della seconda metà del sec. VIII: Les Ordines Romanins du haut moyen âge, III, Lovanio 1951, pp. 6-21).
Tra le raccolte ecologiche occidentali, il cui contenuto risale ai sec. V-VI, sono da ricordare: il Sacramentario (cosiddetto) leoniano, gelasiano e gregoriano, il Rotolo di Ravenna (ed. A. Ceriani, Milano 1883), ecc. I. 1. antichi, superstiti, attinenti alle liturgie romana, ambrosiana, gallicana, visigotica e celtica si troveranno recenti alle rispettive voci. Utile invece è conoscere la nomenclature adoperata nel linguaggio liturgico medievale per indicarli. Da notare che nelle liturgie occidentali sono a elencate i vari 1. I. si corrispondono quanto all'uso e al contenuto (pur avendo quest'ultimo un ordinamento proprio) e quanto al nome. La celebrazione essenzialmente corale della liturgia sino a quasi tutto il medioevo determinò la creazione di una vera biblioteca di 1. I. destinati ai vari ministri che vi dovevano prendere parte. Per la celebrazione della S. Messa occorrevano: Sacramentario (v.) per il celebrante, lezionario (v.) EPISTOLARIO (v.) per il lettore e il suddiacono, EVANGELIARIO (v.) per il diacono, il prosarium o sequentarium e il troparium, contenenti sequenze e tropi; ANTIFONARIO (v.), antiphonarium Missarum, liber gradualis o responsalis; cantatorium (v.) contenava, a Roma, il graduale riservato in antico al diacono, talvolta v'era pure l'alleviarium. Le prescrizioni rituali KOINÉ (v.), l'Ordinarium accoglieva i riti peculiari a una determinata Chiesa. La fusione di tutti questi libri, richiesta dalla celebrazione della Messa privata che, a cominciare dall'avo carolino, divenne sempre più comune, messale (v.), Missale plenarium nei suoi vari tipi. Lo stralcio dal sacramentario delle parti riguardanti i Sacramenti pontificale (v.), Pontificalis Ordinis liber, per le funzioni riservate al vescovo, RITUALISTI (v.) o agenda, ordinarium, manuale, liber agendum, baptismale, baptisterium, exorcismorum liber, per quelle riservate ai sacerdoti.
Per l'ufficiatura, anch'essa corale, occorrevano: salterio (v.), in cui i 150 salmi erano disposti o secondo l'ordine numerico o secondo la recita cbdomadale con o senza l'ordo de tempore e de sanctis; PASSIONARIO (v.) con le vite dei santi e dei martiri; OMILIARIO (v.) con le omelie, l'innario, il tropario, con gli inni e i tropi; ANTIFONARIO (v.) con le parti riservate alla «schola cantorum». A seconda dei luoghi si adoperavano per l'ufficiatura anche: il ventare con gli invitatori, il lezionario con i brani scritturistici stralciati dalla Bibbia, il versario con i versetti, il collettario con gli «oremus», il notturnale, il diurnale per colui che dirigeva l'ufficiatura (l'abate o l'ebdomadario), ecc. Dalla fusione di tutti questi elementi dalla metà del sec. XI e specialmente dagli inizi del sec. breviario (v.) nei suoi vari tipi.
Ai 1. I. occorrenti per la celebrazione quotidiana della Messa o dell'ufficiatura se ne possono aggiungere alcuni con caratteristiche particolari, come: EXULTET (v.) o rotulus paschalis, il processionale con i canti per le processioni, l'emortuale con l'ufficiatura per i defunti, martirologio (v.) nei loro vari tipi.
1950); 8. Octavarium Romanum (ultima ed. tip., Ratisbona 1902).
Il sopracitato decreto aggiunge ancora la raccolta dei decreti autentici della S. Congr. dei Riti; la ristampa o riedizione è riservata, come è naturale, alla stessa S. Congregazione. Esistono inoltre altri 1.1., non espressamente nominati nel decreto, come la Instructio Clementina (per le Quarantore), il Lectionarium, pubblicato nel 1915 (le lezioni contratte del breviario, oggi inserite direttamente nei breviari), il Dinnale, ossia Horae diurnae, una specie di estratto dal breviario (in stampa ed. tip. Vaticana), l'Officium Hebdomadae sanctae e Nativitatis D. N. 7. Chr., estratti dal breviario e dal messale per la Settimana Santa e per il tempo natalizio, e simili libri, formati piuttosto dagli editori per la comodità degli utenti.
Come 1.1. sono da considerarsi anche i libri cantus della liturgia romana. Essi sono: 1. Kyriole Romanum (Ordinarium Missae); 2. Graduale Romanum (le parti cantabili della Messa, variabili); 3. Antiphonale Romanum (i toni dei salmi, i modelli di canto di vario tipo); 5. Officium defunctorum (estratto relativo all'ufficio dei morti; tutti stampati a Roma); 6. Liber usualis, una raccolta pratica estratta dal Kyriale e dal Graduale (Solesmes). Esistono poi altre edizioni parziali, per maggiore comodità, p. es., il canto delle quattro Passiones e dell'Exsultet. Tutti questi libri, muniti dell'approvazione della S. Congr. dei Riti, sono ammessi all'uso nella liturgia, e il testo ivi contenuto e le melodie come le rubriche si devono considerare autentici.
IV. L.
I. DELLE CHIESE PARTICOLARI, ORDINI E CONGREGATIONI RELIGIOSI
I. 1. della Chiesa romana contengono i testi e le rubriche prescritti per la Chiesa universale di rito romano. Le Chiese particolari, gli Ordini e le Congregazioni religiose che non hanno un rito proprio, sono obbligati a servirsi dei 1.1. sopraddetti, ma devono aggiungere gli Uffici e le Messe «proprie», vale a dire di quelle feste concesse ad esse espressamente dalla S. Sede, e con i testi approvati. La collezione relativa si chiama Proprium, e dev'essere autenticata dal competente superiore ecclesiastico: Ordinario, Generale, ecc. La concessione e approvazione dei detti Proprii spetta alla S. Congr. dei Riti. Essi vengono ordinariamente allegati ai 1.1. romani, come appendice.V. L. L. PROPRI DI ALTRI RITI LATINI DIOCESANI. — Sin dalla riforma liturgica di s. Pio V è stato riconosciuto il diritto non solo a libri propri, ma ad un vero rito proprio, differente (in poco o in molto) da quello romano, a quelle diocesi e famiglie religiose che se ne servivano già da almeno 200 anni. Attualmente esistono ancora quattro riti latini diocesani non romani; l'ambrosiano o milanese, il braccarese (Braga, in Portogallo), il lionese (di Lione, Francia) e il mozzarabico (di Toledo, Spagna, ma ristretto ad una sola cappella e a certe solennità). I. 1.1. recenti propri a questi riti si troveranno recensiti alle singole voci.
VI. L. L. PROPRI DI FAMIGLIE RELIGIOSE. — I. Premostratensi: Missale (Malines 1934); Breviarium (ivi 1930); Graduale (Roma, Tournai 1910); Antiphonarium (Parigi, Tournai, Roma 1934); Processionale (Parigi, Tournai, Roma 1932); Ordinarius seu Liber Caeremoniarum (Torreglolo 1949).
2. Rito monastico, seguito dalla famiglia religiosa benedettina e sue varie ramificazioni, spesso (per le famiglie minori) solo con l'aggiunta di un semplice Proprio come si fa per le diocesi e le Congregazioni. I libri monastici fondamentali (di molte e varie edizioni) sono i seguenti: Missale Romano-monasticum (Ratisbona 1937); Missae proprie (varie edd.); Breviarium Rom. Mon. (varie edd., ultima 1940); Antiphonale Mon. pro horis diurnis (Parigi, Tournai, Roma 1934); Rituale mon. (varia secondo le varie Congregazioni; p. es., 1895, 1931, Congr. di Beuron; 1909, Congr. di Subiaco; 1920, Congr.

della Baviera; 1936, Congr. di Sankt-Ottilien; 1942, Congr. Americo-Cassinese ecc.); *Caeremoniale mon.* (varie edd., come sopra, per le singole Congregazioni). Quanto alle varie famiglie benedettine, sono da notare: Monaci Camaldolesi: usano il Breviario monastico e il Messale romano, aggiungono un *Proprio* di Uffici e di Messe (1926, rist. Tournai, Malines 1938); Eremiti Camaldolesi di Monte Corona: *Missale mon.*, Vaticano 1896; *Breviarium mon.*, Roma 1896; *Rituale*, Malines 1908; Vallombrosani: si servono dei 1. l. monastici, con l'aggiunta di *Missale propriae* (Firenze 1892) e di *Officia propria* (ivi 1892). I Silvestrini e gli Olivetani si servono dei libri monastici, con la sola aggiunta delle Messe e degli Uffici propri.
3. Seppure storicamente di derivazione benedettina, i Cistercensi e i Trappisti (Cistercensi riformati) hanno libri e riti propri, con molte particolarità di sapore primitivo. Ambedue i rami dell'Ordine si servono degli stessi libri, quasi tutti stampati dalla tipografia dei Trappisti di Westmalle, in Belgio: *Missale* (Westmalle 1951); *Breviarium* (ivi 1951); *Antiphona* (ivi 1903, 1941); *Martyrologium* (ivi 1930); *Rituale* (ivi 1949); *Caeremoniale* (ivi 1939); *Manuale* (ivi 1948); *Processionale* (ivi 1926-35); *Ps. Venite exsultemus* (ivi 1904); *Psalterium* (ivi 1925); *Lectionarium* (ivi 1940); *Hymnae* (ivi 1909); *Laudes vespertinae* (ivi 1926); *Diurnale* (ivi 1894); *Officium parvum B. M. V.* (ivi 1930); *Graduale* (ivi 1899, 1934); *Bricae Missalis* (ivi 1923); *Collectaneum* (Tournai 1908).
4. Un rito proprio, e quindi 1. l. propri, hanno pure i Certosini: *Missale* (Tournai 1883); propria tipografia; *Breviarium* (ivi 1880); *Diurnale* (ivi 1890); *Antiphona* (ivi 1888); *Graduale* (ivi 1887); *Psalterium et Hymni* (ivi 1888). I Monaci di S. Paolo primo Eremita avevano sin dagli albori 1. l. propri, sebbene non avessero un vero rito particolare; ma sin dall'inizio del sec. XVII adottarono i 1. l. romani, con l'aggiunta di un loro *Proprio*, per il *Messale*, il *Breviario* e il *Martirologio*; hanno invece *Proprio* un *Caeremoniale* (Cracovia 1931).
5. I Predicatori (Domenicani) hanno conservato un vero rito proprio particolare, di origine gallicana, e usano quindi anche 1. l. propri: *Missale iuxta Ritum S.O.P.* (1933); *Breviarium S.O.P.* (Torino 1947); *Antiphona* (S.O.P. 1933); *Matutinum seu antiphona* (S.O.P. 1949); *Caeremoniale S.O.P.* (1869).
cidente l'Ufficio per i giorni feriali delle otto settimane corrispondenti agli otto toni. Il *Triodion* (v. 1879) contiene il «proprio» per il tempo quadragesimale; il *Pentecostation* (v. 1884) per il tempo pasquale. Le *Minaja* (1888-1902) formano sei volumi; ciascuno di essi comprende per due mesi l'Ufficio divino delle feste del Signore e dei santi che cadono in un giorno fisso del mese. Cominciano con il 1° sett., inizio dell'anno ecclesiastico. Nell'*Evanghelion* (1880), le pericope seguono l'ordine liturgico. Gli Slavi stampano i quattro Vangeli interamente, indicando con note le pericope destinate alla lettura liturgica. Per l'*Apostolos* (1882) si osserva lo stesso procedimento. L'*Apocalisse* non è oggetto di lettura liturgica. Il *Psalterion* (1873) è diviso in 20 cathismata.
I dissidenti hanno pubblicato tutti questi libri, eccetto il *Micron Euchologion*, ma hanno in più: il *Typhon* (Atene s. a., prima del 1939) che dà le regole generali da osservarsi nelle diverse funzioni liturgiche, specialmente nei casi di concorrenza ed incidenza delle feste, percorrendo il calendario di tutto l'anno; l'*Archieraticon* (Atene 1902), corrispondente al Pontificale Romano; conviene citare lo *Hieraticon* di Costantinopoli (1895), perché è una edizione quasi ufficiale del patriarcato; l'*Aghiasmatarion* o *Micron Euchologion* (Atene 1927) che differisce dal *Grande Eucologion* soltanto perché omette le benedizioni meno usate ed è di formato tascabile (cf. L. Allatius, *De libris ecclesiasticis Graecorum dissertationes duae*, Parigi 1645; S. Salaville, *Liturgies orientales. Notions générales*, ivi 1932, pp. 178-84).
Presso i Ruteni e i Russi, i quali fanno uso degli stessi libri, si notano alcune particolarità. Essi dividono il *Grande Eucologion* in due parti: lo *Sluzebnik* che comprende il Vespro, ORTHROS (v.) e le tre liturgie, e il *Trebnik* che dà i riti sacramentali, benedizioni ecc. Si trova ancora presso di loro l'*Irmologion*, con e senza note musicali; esso dà il testo delle strofe-tipo sul modello delle quali sono composti e cantati diversi inni. Hanno continuato a stampare l'*Anthologion* o *Minaja prazdniczna*, cioè l'Ufficio delle feste principali prese dai Menei dei dodici mesi. Fra diversi libri, redatti piuttosto per la devozione privata o quando il monaco è impedito di assistere all'ufficio comune, il più noto e diffuso è il *Molitvoslov* o *Casoslov*, che contiene tutto l'*Orologie* e poi una serie di canoni e di canti per le feste dell'anno. Per i canti più usuali hanno edito l'*Obichod* (cf. K. Nikolski, *Breve rassegna dei libri liturgici*... [in russo], Pietrobruno 1890; V. autore. Per i Melkiti cf. C. Karalevsky, *Histoire des patriarcats melkites*, III, Roma 1911, pp. 54-134. Un elenco dei libri ungheresi si trova nello *Schematismus dioecesis Hajdudorogenisis ad a. 1918*, p. 18).
2. *Rito armeno*. — I cattolici armeni usano i libri seguenti: il *Badarakamadutiz* o *Khorretadzdr* (Vienna 1904) che è un Messale plenario, cioè coll'aggiunta delle Epistole e dei Vangeli; il *Giašótz* (Venezia 1686) contiene le lezioni della sola Messa con i canti relativi; il *Tebrutün* (Vienna 1932), è il libro del cantore per la Messa; il *Mašótz* (ivi 1905) risponde al *Rituale romano*; il *Giamakirk* (Venezia 1938) contiene le parti invariabili di tutte le ore dell'Ufficio divino; questo libro serve alla recita privata del Breviario; il *Saragnótz* (ivi 1938) o *Saragan* dà gli inni per la serie delle otto domeniche, una simile serie per i martiri e un'altra per i giorni di penitenza, poi per i cicli dell'anno liturgico con i santi ivi collocati. I dissidenti hanno inoltre conservato lo *Haimavúrk*, che contiene le vite dei santi, il *Giarendir* che dà una scelta di omelie, e il *Donatszutz* che è un indicatore delle feste (cf. L. Petit, *Arménie*, in DThC, I, coll. 1963-66).
3. *Rito siro-occidentale*. — Gli ultimi patriarchi cattolici si hanne pubblicato quasi tutti i 1.1. del loro ritiro: il *Libro del rito dell'oblazione* (Sciarfa 1922) contiene l'*Ordinario della Messa* con l'anafora di s. Giacomo, sei altre anafore, la benedizione del calice, cioè l'*Ufficio dei presantificati*, ed alcune aggiunte. La *Celebrazione dell'oblazione* (ivi 1931) è un piccolo libro per il diacono, trasformato in un libretto per il servente della Messa; l'edizione del 1905 dava oltre le risposte della Messa.
anche i diversi canti che vi occorrono. Il Libro degli uffici sacerdotali (ivi 1922) corrisponde al Rituale romano; il Rituale di Beirut del 1872 ne divideva la materia con il Benedizione di Beirut del 1877. Il Libro del rito dei funerali (ivi 1925) contiene i funerali per le tre categorie dei laici: uomini, donne, fanciulli. Quello per i funerali dei sacerdoti non è stampato ancora. Il Fondo "è un'opera considerevole in 7 voll. (Mossul 1886-1896), preparati dall'arcivescovo Giuseppe David e usciti dalla stamperia dei Domenicani; essi danno l'Ufficio per tutti i giorni festivi dell'anno. Le Preghiere dei giorni feriali della settimana (Sciarfa 1937) chiamato Sighim dà soltanto l'Ufficio di vino feriale e serve alla recita privata del Breviario. Il Libro dei Salmi di David, re profeta (ivi 1912) dà, oltre i salmi, anche i cantici scritturalisti. Le Lesioni dell'oblazione (ivi 1912) dà i testi evangelici per la Messa, in due colonne, in lingua siriaca e araba. Il libro che comprende i Vangeli dell'Ufficio divino non fu stampato. Il Libro delle Epistole (ivi 1925) dà le epistole della Messa anche in due lingue. Il Pontificale uscirà fra breve per la prima volta, in due volumi.
Dei Siri dissentiti si conoscono soltanto due l. 1. datti alla stampa: un Diaconale (Gerusalemme 1929) e un Libro del Matrimonio (Giunie 1948).
I Malankaresi cattolici, che fecero l'unione nel 1930, hanno stampato finora l'Ordine dell'oblazione (Pampakuda 1934) con due anfore; vi sono aggiunte alcune preghiere; fra l'altro la formula di assoluzione. Invece i Malankaresi dissentiti hanno cominciato a stampare i loro l. 1. dagli ultimi decenni del secolo scorso e continuano a ristamparli. Si conoscono il Libro dell'oblazione (ivi 1931) con 18 anfore; l'ultima edizione (1950) ne ha omesso le quattro ultime; il Rituale del Battesimo, del Matrimonio e dei funerali dei laici (ivi 1950); il Rituale dei funerali dell'ordine sacerdotale (ivi 1938); il Libro della lampada (ivi 1932), cioè dell'unzione degli infermi; l'Ufficio festivo (Kottayam, 1920), soltanto per le feste principali; l'Ufficio feriale (ivi 1898), il Libro per le Rogazioni dei Niniviti (Pampakuda 1933), il Libro delle preghiere del Gran Digiuno (ivi 1932) e l'Ufficio della Grande Settimana (ivi 1931).
Allo stesso rito appartengono i Maroniti. Essi hanno le seguenti edizioni: il Libro dell'oblazione (Beirut 1908) con otto anfore, ma anche con i Vangeli in arabo per tutto l'anno; il Libro del rito dell'oblazione (ivi s. d.) con la più grande parte dei testi necessari al diacono in siriaco e arabo; il Libro dei riti sacramentali e altri (ivi 1942); l'Ufficio divino festivo (2 voll., Roma 1956 e 1666) soltanto per alcune feste; l'Ufficio feriale, con molte edizioni, perché serve alla recitazione privata del Breviario; il Libro della Passione redentrice (Giunie 1902) per la Settimana Santa; il Lesionario (Kozhaya 1841) con le pericope del Vecchio Testamento, degli Atti degli Apostoli, delle Epistole e dell'Apocalisse; il Libro degli Hussai (Beirut 1898), contenente i proemia e sedici che ricorrono in molte funzioni liturgiche; il Libro dei funerali (ivi 1894 e 1898). Invece dell'Evangelario si usa un'edizione araba dei quattro Vangeli (viene preferita quella di Beirut 1877 e 1886), la quale è provvista di tavole indicanti le pericope liturgiche. Manca quindi ancora la stampa del testimone con gli Uffici delle feste, il libro per gli Uffici della Quaresima ed il Pontificale (cf. P. Dib, Etude sur la liturgie maronite, Parigini 1919; analisi di tutti i libri).
4. Rito siro-orientale
I Caldei cattolici hanno stampato in questo secolo quasi tutti i loro l. 1. Il Rito dei Misteri (Mossul 1936) contiene l'Ordinario della Messa con le tre anfore consuete. I Supplementari dei Misteri (ivi 1901), libro del coro, dà, oltre i diversi canti della Messa, l'indicazione delle peripecole scritturalistiche da leggersi. Il Libro manuale dei sacerdoti (ivi 1907) corrisponde solo in parte al Rituale romano, perché vi è omesso il testo dei tre libri seguenti: il Libro del Battesimo (ivi 1907), il Libro della benedizione (ivi 1907), cioè del Matrimonio, e il Libro dei defunti (ivi 1907), che dà i funerali dei laici e degli ecclesiastici, la Preghiera canonica (Ligia 1886-1872; ristampa Roma 1938) è un'opera in 3 voll., redatta dal lazzarista persiano Paolo Bedjan, composta per dare un breviario ai sacerdoti; in essa si trovano integralmente il Salterio, il Libro dei Vespri, le Rogazioni dei Niniviti, e una buona parte dei tre libri principali del divino Ufficio: lo Hidda (Uffici di tutte le domeniche e delle ferie quadragesimali), il Gasa (Uffici delle feste e commemorazioni), il Kafkal (Ufficio per i giorni feriali); contiene anche il Vardda (omelia di quel poeta del secc. XIII e XIV) e di un altro chiamato Qamiš del secc. XIII-XIV), le preghiere di Abū-Halim, cioè del patriarca Elia III, e le gdda' d'idrāne' o canti paracletici. Il Libro dei Vespri (letteralmente «il Rito di prima e dopo»; Mossul 1947); il Libro dei Salmi di Davide (ivi 1908). Il Vangelario (ivi 1901): dà in due libri separati il testo siriaco e arabo delle pericope liturgiche. Le Epistole di Paolo Apostolo (ivi 1900), in due libri, come il Vangelario; mancano le Epistole cattoliche non usate dai Nestoriani, perché considerate come non canoniche il Lesionario (ivi 1901), anche in due libri separati; oltre le pericope liturgiche prese dal Vecchio Testamento, vi si trovano quelle prese dagli Atti degli Apostoli. Le Turgāme (ivi 1926) contengono omelie da leggersi nei giorni festivi dopo-il Vangelo e altre formule da dirsi dal diacono. Il Po- tificiale, già preparato, non è ancora stampato.
Per i Nestoriani, gli Anglicani della missione di Per- sia hanno stampato l'Ordo santo dell'oblazione e del Bat- tesimo (Urmiah 1896) dando l'Ordinario della Messa, le tre anfore e il rito battesimale; poi un sacerdote, Giu- seppe Kelajtà, ha pubblicato l'Ordo dei sacerdoti (Mossul 1928); contiene insieme il Messale e il Rituale; il contenuto è ricchissimo e tradizionale. Fu fatta anche un'edizione del Libro dei Vespri (ivi 1923), con varie aggiunte (cf. E. Tisserant, Nestorienne [Eglise], in DTHC, XI, coll. 320-22).
Allo stesso rito appartengono i Malabaresi; essi hanno pubblicato molti I. I., però non tutti. Il Libro dei riti e delle lezioni (Verapoly 1931) è un Messale plenario, ordinato come quello latino. Il Libro del Mistero (Mannann 1926) dà il rito della Messa solenne del vescovo. Il Rito caldeo dell'ufficio dei misteri (Alwaye 1946) contiene i riti sacramentali. Il Libro dell'Ufficio per i defunti (Mannann 1921) per i funerali dei laici. Il Libro dell'Ufficio dei defunti per il clero (Alwaye 1948), chiamato dalla prima parola del titolo Thumsa. Nell'Ordo di preparazione e di ringraziamento prima e dopo l'oblazione (Mannann 1937) si trova, nella seconda parte, la benedizione dell'acqua, della casa, dei frutti, ecc. L'Ordine delle preghiere e dei salmi e di altri Uffici ecclesiastici per i giorni festivi (Changanacherry 1929) contiene l'Ufficio soltanto per le grandi feste e viene usato dai soli monaci. Il Libro dell'Ufficio... (Mannann 1932) dà l'Ufficio divino feriale e viene usato per la recita privata del Breviario (cf. E. Tisserant, Syro-malabare [Eglise], in DTHC, XIV, coll. 3155-60; Placidus a S. Josepho, Ritus et libri liturgici Syro-malabari, Thevara 1933).
5. Rito copto
Per i Copti cattolici fu fatta una prima volta l'edizione di molti I. I. nel sec. Tuki (v.). In tempi recenti i cattolici fecero l'edizione dei libri seguenti: l'Euchologion (Cairo 1888) dà l'Ufficio dell'incenso, la Messa con le tre anfore, alcuni canti e anche la parte del diacono e del popolo. Il Libro del servente (Roma s. d.) dà la parte del diacono per tutte le funzioni liturgiche e vi aggiunge altre preghiere. Il Libro dei Sacramenti (Cairo 1900): dà anche il rito dei funerali. Una edizione separata fu fatta dell'Unzione degli infermi, ossia la Preghiera della lampada (ivi 1932). Il Libro delle preghiere delle sette ore (ivi 1930): dà le parti invariabili di tutte le ore dell'Ufficio divino. Esiste un'edizione separata con il solo tesoro arabo. Il libro serve alla recita privata del Breviario. L'Ufficio della Settimana Santa (ivi 1900 e 1933) costituisce un grosso libro, stampato prima in solo copto, poi in solo arabo. Catamoros dei Vangeli (ivi 1930): contiene i Vangeli per le domeniche e i giorni di festa. Catamoros dell'apostolo (ivi 1932): dà le epistole per le domeniche e i giorni di festa. Il Libro della s. Pasqua (ivi 1933) contiene le lezioni della Settimana Santa e della settimana di Pasqua.Presso i dissidenti si trovano gli stessi libri, generalmente pubblicati con maggiore cura e talvolta con lusso. Non hanno un rituale ma separatamente il Libro del Bat- tesimo e del Matrimonio (Cairo 1921), il Libro dell'Unzio- ne degli infermi (ivi 1908), il Libro dei defunti (Cairo 1904), il Libro luqani e sagdah (ivi 1921) con gli Uf- fici particolari dell'Epifania, del Giovedì Santo, di Pen- tecoste, ecc., il Libro della processione (ivi 1921) nelle feste della Croce, delle Palme, con l'aggiunta di diversi inni, il Libro degli inni ed omelie per la vigilia di Natale e dell'Epifania (ivi 1920), il Libro degli inni (ivi 1913), in 2 voll., per i primi sei mesi e per gli ultimi sei mesi dell'anno, il Libro degli inni per il mese di Khoiak, cioè le Theotokia (ivi 1911), il Libro delle sacre lodi della Ver- gine, degli Angeli, Apostoli, Martiri e Santi (ivi 1922) contiene gli inni chiamati dossologie. Il Catamoros, che dà le Epistole ed i Vangeli insieme, è diviso in 3 voll.; il primo va dal mese Toth al mese Mechir, il secondo dalla Quaresima alla Pentecoste, il terzo dal mese di Pachon alla fine delle Epagomene; o anche in 2 voll. (Cairo 1899-1901), ciascuno per sei mesi.
