TURIO. - Antica città della Magna Grecia nel Golfo di Taranto, fondata dai superstizi di Sibari, a breve distanza dall'antica e opulenta città.
Plinio la colloca «inter duos amnes Crathim et Sybarim», mentre l'Itinerario di Antonino la ricorda a 12 miglia da Rossano. Sia Plinio che Tolomeo la ricordano come città marittima; quindi con molta probabilità in località detta «Le Muraglie», presso l'attuale stazione di T., tra Corigliano e Terranova di Sibari, che ne sarebbe l'erede. Prese notevole incremento si da emulare la città d'origine; ma le guerre di Pirro e di Annibale con i Romani ne determinarono la decadenza. Nel 282 a. C. ebbe un presidio romano e divenne «civitas foederata»; nel 194 a. C. nell'agro turino fu dedotta una colonia latina di 3000 persone con il nome di Copia Thurii, che non si può in nessun modo identificare con S. Marco Argentano, nella Valle del Crati. Dalla guerra sociale in poi fu municipio romano.
Si può fondatamente ritenere che T. accolse il Vangelo fin dai primi tempi. Tuttavia non è provato che ne fossero nativi i papi s. Telesforo e s. Dionisio. La gerarchia vi compare fin dalla fine del sec. V; ma si può ritenere come fondata l'esistenza fin dai tempi costantiniani. Il vescovo Giovanni partecipa al Sinodo romano del 504 e il Lanzoni, insieme con altri, pensa che potrebbe essere il destinatario di alcune lettere di papa Gelasio (492-96), p. es., quella del 13 apr. del 496. Nel
Registro di s. Gregorio Magno T. è ricordata diverse volte. Al Sinodo di papa Agatone del 679 interviene il vescovo Teofane. È l'ultimo presule di T. che la storia ricordi. Dopo di lui non se ne sa più nulla. Sembra che verso la metà del sec. VIII T. sia stata distrutta da incursioni longobarde, poiché in quel tempo, al posto di T., figurano nelle fonti bizantine le due diocesi di Rossano e di Cassano; alla prima andò il territorio a sud del Crasti; il resto alla seconda.