UGO da SAN CARO (Hugo a Sancto Caro). - Dotto esegeta e teologo, n. a St-Cher presso Vienne nel Delfinato, m. in Orvieto il 19 marzo 1263. Nel 1225 entrò tra i Domenicani. A Parigi studiò filosofia, teologia e diritto. Dopo avere ricoperto alle cariche nell'Ordine, nel 1244 fu nominato cardinale da Innocenzo IV, che l'utilizzò come legato in Germania ed in altre missioni.
U. compose non pochi lavori biblici. Seguendo la tendenza del tempo, si occupò specialmente del testo della Volgata. A lui si deve una Sacra Biblia recognita et emendata, id est a scriptorum vitiis expurgata. Additis ad marginem variis lectionibus codicum manuscriptorum Hebraeorum, Graecorum et veterum Latinorum codicum aetate Caroli Magni scriptorum. BIBLICA (v.), composto ca. il 1248, il quale insieme al Correctorium Parisiense sostituì il Correctorium Senonense nell'Ordine domenicano. In tale revisione testuale U. seguì in modo particolare le note di s. Girolamo e di altri antichi, dando un peso eccessivo a lezioni più confermi all'originale ebraico. Ad U. risalgono la prima concordanza biblica e la divisione dei capitoli in sezioni minori, contrassegnate da lettere dell'alfabeto. La divisione fu adottata da molti esegeti ed anche dai testi liturgici, come si può vedere in antichi Messali e Breviari. Come esegeta U. ebbe notevole cura per il senso letterale, pur non tralasciando, secondo l'uso del tempo, quello spirituale. Le sue Postillae in universa Biblia iuxta quadruplicem sensum litteralem, allegatum, morale, anagogicum, ebbero influsso sensibile sull'esegesi posteriore; furono stampate varie volte: la prima edizione apparve in Basilea nel 1482; la migliore è quella di Venezia del 1754 (Opera omnia in universum Vetus et Novum Testamentum, 8 voll.). Nella questione del canone biblico del Vecchio Testamento, U. (cf. Prologus in Eccli., ed. di Venezia, III, 171b) attribuì un'autorità secondaria ai deuterocanonici, seguendo s. Girolamo.
Come teologo U. compose un Commento sulle Sentenze di Pietro Lombardo e Quaestiones disputatae sui Sacramenti, di cui alcune sono state identificate in un manoscritto di Douai.