UGO DI SAN VITTORE

UGO di SAN VITTORE. - Teologo e filosofo, n. ca. il 1096, probabilmente ad Hartingham in Sas-sonia (la sua discendenza della famiglia dei conti di Blanckenburg è incerta), m. a Parigi l'11 febbr. 1141.

Dopo un soggiorno nell'abbazia agostiniana di Hamersleben (presso Halberstadt), giunse tra il 1115 e il 1118 a S. Vittore di Parigi (accolto dall'abate Gilduino [v.]), dove Guglielmo di Champeaux (v.) e, dal 1125, professore. Divenuto nel 1133 direttore della scuola, poco dopo ebbe anche l'ufficio di priore. Osterio, infermiere di S. Vittore, narra gli edificanti particolari della morte del poco più che quarantenne teologo (PL 175, 161-63), il quale fu subito ritenuto un santo (gli furono attribuiti miracoli), sebbene non abbia mai avuto culto pubblico.

Pur sorvolando sui notevoli scritti *De Gramatica* (ed. J. Leclercq, in *Archives d'hist. littér. et doctr. du moyen âge*, 14 [1945], pp. 263-322), *Epitoma Philosophiae* (ed. B. Hauréau, *Hugues de St-Victor. Nouvel examen de ses oeuvres*, Parigi 1859, pp. 162-75), *Chronica* (ed. G. Waitz, in MGH, *Scriptores*, XXIV, pp. 86-97) e altri simili, che rivelano il suo interesse per tutto lo scibile, occorre ricordare i numerosi saggi di esegesi biblica: *De Scripturis et scriptoribus sacris praenotantinuculae* (PL 175, 9-28), trattato d'ermeneutica; *Adnotationes elucidatoriae in libros Regum* (ibid. 95-114); *In Salomonis Ecclesiastens homiliae 19* (ibid. 113-256); *Adnotationes elucidatoriae in threnos Jeremiae* (ibid. 255-322); *Explanatio in Canticum B. Marie V.* (ibid. 413-32); *Orationis dominicae expositio* (ibid. 774-89); un commento a Hebr. 4, 12-15, 2 si trova in PL 177, 289-94. Nella vasta e confusa *Miscellanea*, in 7 II. (PL 177, 469-90), una ulteriore indagine critica potrà distinguere notevoli parti esegetiche appartenenti ad U. (cf. C. Spicq, *Esquisse d'une histoire de l'exégèse au moyen âge*, Parigi 1944, pp. 120-22 e passim).

La larga fama di mistico, che U. comunemente gode a scapito di quella più meritata di teologo dogmatico, è fondata su numerosi e pregevoli scritti. Più che dal diffuso commento allo Pseudo-Dionigi (*Commentariorum in Hierarchiam caelestem s. Dyoniisii Areopagitae*: PL 175, 923-1154) la dottrina spirituale di U. emerge: a) dalle opere di vita monastica: *De institutione novitiorum* (PL 176, 925-52), *Expositio in Regulam s. Augustini* (ibid. 881-924), dove manifesta il suo equilibrio spirituale nell'interpretazione della lettera e dello spirito della regola; b) dai trattati sull'orazione: *De meditando* (ibid. 993-98); *De modo orandi* (ibid. 977-88), sulle condizioni e i gradi dell'orazione; *Soliloquium de arha animae* (ibid. 951-70); c) dalle operette sulla vita interiore, su cui ha composto una interessante trilogia: *De vanitate mundi et rerum transeuntium usu* (ibid. 703-40); *De arca Noe morali* (ibid. 617-80): indica nell'anima tempio di Dio, nella Chiesa, nella Sapienza l'arca salutis; *De arca Noe mystica* (ibid. 681-704): svolge lo stesso argomento sotto il velo del simbolismo, di cui porge progressivamente la spiegazione. Lo stesso motivo dell'arca mistica ritorna nella suggestiva contemplazione *De operibus trium dierum* (ibid. 811-38). L'unione mistica è descritta anche nel *De amore Sponsi ad sponsam* (ibid. 987-94) e nel *De laude caritatis* (ibid. 969-76).

Nel settore dogmatico-morale U. si è affermato con numerose e importanti opere: *Eruditio didascalica*, o *Didascalion* (ibid. 739-812; ed. critica di Ch. H. Buttimer, Washington 1939); introduzione allo studio delle arti liberali, redatta con larghezza di vedute (=omnia disse: vi-debis postea nihil esse superfluum; coarctata scientia iucunda non est): *ibid.* 860 e 801), costituisce una delle opere capitali della pedagogia medievale; *Institutiones in decalogum legis dominicae* (ibid. 9-18); *De Verbo Incarnato collationes tres* (ibid. 177, 315-24); *De quatuor voluntatibus in Christo* (ibid. 176, 841-46); *De sapientia*

Article illustration
(fol. Enc. Catt.)
Ugo da San Caro - Postillae in Genesim - Biblioteca Vaticana, cod. Vat. lat. 50 , fol. $5^{\circ}$ (fine del sec. XIV).

animae Christi an aequalis cum divina fuerit (ibid. 845-56); De B. M. virginitate (ibid. 857-76); De Assumptione B. M. sermo (ibid. 177, 1209-1222); De quinque septenis seu septenariis (ibid. 175, 405-14): vi sono messi in relazione i 7 vizi capitali con le 7 domande del Pater noster, con i 7 doni dello Spirito Santo, con le 7 virtù principali e con le 7 beatitudini (si tace però dei 7 Sacramenti).

Con il nome di sacramentum U. indica, generalmente, le cose sante rivelate dalla Scrittura, ossia tutta la teologia (tota divinitas): Eruditio didascalica, I. VI, cap. 4: PL 176, 803): tale è il significato del titolo del dialogo De sacra mentis legis naturalis et scriptae (ibid. 17-42) e del capo-lavoro De sacramentis christianae fidei (ibid. 173-618), con cui si è acquistato fama imperitura. L'autore si propone di esporre il contenuto teologico della Bibbia e perciò divide l'opera in due libri corrispondenti ai due Testa- menti: il primo libro studia l'opus conditionis come pre-ludio dell'Incarnazione e pertanto in 12 trattati svolge la materia riguardante Dio, la creazione degli Angeli, del mondo e dell'uomo, il peccato originale, le riparazioni, la legge. Il secondo libro parla dell'opus reparationis in 18 trattati: Gesù Cristo, la Chiesa, Ordini e Uffici ecclesiasti-ci. Sacramenti, virtù, fine del mondo e vita futura. In questo ampio e armonioso svolgimento della teologia ri-fugge la centralità di Cristo, fortemente sentita dall'autore e indicata con brio fin dal prologo (PL 176, 183).

A differenza Anselmo di Laon (v.), che prediligeva l'antropologia e la soteriologia, U. svolge di preferenza la teodicea, la cristologia, l'esceliologia e la sacramentaria, senza trascurare il resto. Il suo dettato è terso, il latino dignitoso, l'erudizione assente, ma sog-giacente. Questo appassionato cultore dei Padri, soprat-tutto di s. Agostino, più che ripetere le loro parole, ne assimila il pensiero, che fonde in una sintesi personale, la quale pur nella fondamentale fedeltà alla tradizione si aggancia al nuovo. U. sente i problemi emergenti dal-l'età sua in gran fermento e se anche non li risolve, avanza proposte nuove, talora ingenue molte volte ge-niali. Almeno dai metodi scolastici già in voga nella scuola di Abelardo (v.), ama lo spontaneo svolgersi delle idee e dei problemi, more Patrum. Per queste ed altre caratte-ristiche il mirabile De sacramentis (che rimane anche oggi un'instituibile introduzione alla teologia dogmatica) ebbe una meritata fortuna. Con esso il suo autore, già in corrispondenza con le più alte personalità del suo tempo, fece sentire la sua autorità su Pietro Lombardo e s. Tom-maso e attraverso i due principi della Scuola s'inserì de-finitivamente nello svolgimento del pensiero teologico del-l'Occidente. Esaltato da Dante (Paradiso, XII, 133), am-mirato da distinti pensatori nel Rinascimento, citato dalla rinnovata Scolastica del sec. XVII, riscuote ancor oggi l'uni-versale simpatia. - Vedi tav. LXX.

Bru.: A. Mignon, Les origines de la Scolast. et Hugues de St-Victor, Parigi 1895; F. Vernet, H. de St-V., in DTHC, VII, coll. 239-306; H. Weissweiler, Die Wirksamkeit des Sakram. nach H. von St. V., Friburgo in Br. 1932; W. A. Schneider, Gesch. und Geschichtspolitik, bei H. von St. V., Münster 1933; P. Pession, L'Ordine sacro e i suoi gradi nel pensiero di U. di S. V., in La Scuola catt., 5a serie, 37 (1936), pp. 124-49; E. Poppenberg, Die Christologie des H. von St. V., Hiltrup 1937; H. Weissweiler, H. von St. V. Dialogus de Sacramentis legis naturalis et scriptae als frühscholast. Quellenwerk, in Misc. Mercati, II, Città del Vaticano 1946, pp. 170-219; J. De Ghellinck, L'essor de la litter, lat. au XIIe siècle, I, Bruxelles-Parigi 1946, pp. 51-53 e passim; id., Le mouvement thôl. au XIIe siècle, 2a ed., Bruxelles-Parigi 1948, pp. 185-97 e passim (v. indice); A. Landgraf, Einführung in die Gesch. der theol. Literatur der Frühscho-lastik, Ratisbona 1948, pp. 73-79; F. Pelster, U. di S. V., in Enc. Ital., XXXIV, p. 615; E. Kleineidam, Literargeschichtl. Bemerkungen zur Eucharistielehre H. von St. V., in Scholastik, 20-24 (1949), pp. 564-66; H. Weissweiler, Die Arbeitsmethode H. von St. V. Ein Beitrag zum Entstehen seines Hauptwerkes De Sacramentis, in Scholastik, 20-24 (1949), pp. 256-66; D. Van den Eynde, H. de St-V. source de Pseudo-Etienne Langton, in Rech. de théol. anec. et méd., 17 (1950), pp. 61-78; H. Weissweiler, Zur Einflussphäre der 'Vorlesungen' H. von St. V., in Mélanges J. De Ghellinck, II, Gembloux 1951, pp. 527-81; id., Die Ps.- Dionysiuskommentare 'In Caelestem Hierarchiam' des Skotus Eriugena und Hugo von St. Viktor, in Recherches de théologie anec. et méd., 19 (1952), pp. 26-47. Antonio Piolanti