UMBERTO I, RE D'ITALIA

UMBERTO I, re d'ITALIA. - N. a Torino il 14 marzo 1844, m. a Monza il 29 luglio 1900. Figlio di Vittorio Emanuele duca di Savoia, poi re d'Italia, e di Maria Adelaide d'Asburgo, rimase orfano della madre appena undicenne.

Capitano a quattordici anni, a ventidue era generale di divisione e si comportò brillantemente nella battaglia di Custoza (24 giugno 1866), dove sostenne l'urto di una carica di cavalleria (quadrato di Villafranca). Il 22 apr. 1868 sposò la cugina Margherita di Savoia-Genova, da cui ebbe, unico figlio, il futuro Vittorio Emanuele III. Salito al trono il 9 genn. 1878, i ventidue anni del suo regno segnarono un periodo di raccoglimento dopo la conseguita unità del paese. U., a differenza del padre, favorì l'alleanza dell'Italia con gli Imperi centrali, specie dopo la grave tensione italo-francese del 1881-82 riguardo alla Tunisia. Egli volle che l'Italia avesse un impero coloniale ed appoggiò la politica africana del Crispi, infranta dal rovescio di Adua (1896). In politica interna mirò ad un rafforzamento dell'autorità dello Stato, favorevole anche in questo campo all'indirizzo crispino: la repressione dei moti del 1894 nel Mezzogiorno e in Lunigiana e quella, ancora più aspra, delle «cinque giornate rosse» di Milano (1898), se addolorarono la naturale bontà dell'animo suo, gli apparvero peraltro necessarie al bene dello Stato, ond'egli fu la vittima di una crisi politica e sociale di cui non era riuscito ad avvertire le cause e le istanze. I diversi attentati portati contro la sua persona (Passanante, Acciarito e Bresci), l'ultimo dei quali gli costò la vita, si possono infatti interpretare come l'espressione del disagio spirituale della nazione, che non si sentiva governata secondo esigevano i tempi nuovi. Ma essi appaiono tanto più efferati, perché rivolti contro un sovrano che aveva personalmente dato prove costanti del suo interesse per quanti fossero colpiti dalle sciagure: gli inondati del Veneto (1882), i terremotati di Casamicciola (1883), i colerosi del Mezzogiorno (1884) lo ebbero infatti consolatore delle loro sventure, ed egli fu sempre larghissimo di aiuti agli indigenti. Di costumi piuttosto liberi, non fu certo portato alla religione, anche se ad essa si venne accostando - grazie all'opera discreta della consorte - sul finire della vita, e poco prima di morire lucrò le indulgenze giubilari dell'Anno Santo 1900. Più per motivi politici che spirituali desiderò la conciliazione con la S. Sede, talché sembra favorisse il tentativo dell'abate Tosti del 1887: nondimeno, fallite le trattative, lasciò che il Crispi riprendesse la sua politica anticlericale, che vedeva nelle correnti cattoliche un pericolo grave quanto quello del nascente socialismo. È però da escludere - sebbene sia stato detto - che si iscrivesse alla massoneria, come dimostra il fatto che ebbe funerali religiosi.

Caduto sotto il piombo assassino a Monza, le sue spoglie furono portate a Roma e inumate nel Pantheon, nella tomba erettagli su disegno dell'architetto Sacconi.

BIBL.: fondamentale la biografia di U. Pesci, Il Re martire: la vita e il regno di U. I, Bologna 1901. Cf. anche G. Graziano, U. I di Savoia: bio-bibliogr., Torino 1902; A. G. Guerra, U. I, ivi 1935. Sui caratteri del suo regno - l'età umbertina - un giudizio particolarmente favorevole in B. Croce, Stor. d'Italia dal 1871 al 1915, 3ª ed., Bari 1928. Sulla politica ecclesiastica, A. C. Jemolo, Chiesa e Stato in Italia negli ultimi cento anni, 3ª ed., Torino 1952. Sul suo ravvicinamento alla religione, E. Martire, Il Giubileo del 1900, in Gli Anni Santi, ivi 1934, pp. 172-73. Sulla figura privata, C. Richelmy, Cinque Re, Torino 1952. Renzo U. Montini
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“UMBERTO I, RE D'ITALIA.” Enciclopedia Cattolica, vol. XII (1954), p. 466. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/umberto-i-re-d-italia.