URBANO II, PAPA, beato. - Oddone di Lagery, benedettino, n. ca. il 1040 a Châtillon-sur-Marne. La sua elezione ebbe luogo a Terracina secondo le prescrizioni care ai riformatori della Chiesa: vi presiedettero i cardinali-vescovi che raccolsero il consenso del clero di Roma e dei laici, di quelli almeno che erano ostili all'antipapa Clemente III (12 marzo 1088).
U. era stato monaco a Cluny, poi cardinale di Ostia (ca. 1078) e aveva avuto da Gregorio VII l'incarico di legato in Germania (1084-85). L'entrata a Roma era impossibile, perché Clemente III vi si teneva tenacemente e aveva preso l'offensiva contro U. durante un concilio scismatico. Se il Papa vi entrò nel 1089, non vi si sentì affatto sicuro e si portò a Melfi, dove il 10 sett. tenne un Concilio, in cui furono emanati decreti di riforma. Senza punto rinnegare alcuno dei principi del suo programma, U. II si mostrò tuttavia, in pratica, estremamente conciliante per conquistare alla sua causa l'episcopato e i principi regnanti. Così inviò il pallio ad Anselmo, diventato vescovo di Milano per volontà dell'imperatore Enrico IV, da cui aveva ricevuto l'investitura. Consacrò egli stesso a vescovo di Chartres, Ivo, che pure aveva accettata l'investitura del Re di Francia; riconobbe anche, sotto alcune condizioni, la validità delle ordinazioni impartite dai vescovi scismatici; si contentò di testimonianze assai fragili per ritenere innocenti i prelati dalle accuse portate contro di loro; infine, non nominò più legati permanenti, tranne che in Germania, e delegò ai suoi rappresentanti poteri temporanei.
Se il Papa dimostrò una pieghevolezza, che nessuno biasimò, tuttavia nulla sacrificò della sua preminenza; al contrario, l'affermò, accordando volentieri dispense dalle prescrizioni canoniche, che ebbero l'effetto di distaccare a poco a poco da Clemente III i suoi partigiani.
Verso i re d'Occidente U. II adottò una tattica ugualmente conciliante. Se il re d'Inghilterra Guglielmo il Rosso saccheggia senza vergogna i beni della Chiesa, egli non protesta. Contro il re di Francia, Filippo I, che dà scandalo con la sua unione adultera con Bertrada di
Montfort, egli indugia a pronunciare la scomunica. L'abilità del Papa si mostrò nel modo con cui seppe minare gli intrighi dell'antipapa con la Chiesa greca. Insomma, U. II si guadagnò la simpatia dei principi, il che gli permise di attaccare Enrico IV. La lotta da principio si presentò sotto cattiva stella. L'offensiva scatenata dall'imperatore contro i possessi della contessa Matilde nell'Italia settentrionale si annunciava vittoriosa; padroni dei castelli, che cadevano l'uno dopo l'altro nelle loro mani, gli imperiali sembravano pronti a invadere la Toscana. U. II non poteva contare sull'aiuto dei Normanni contro gli invasori e non aveva altra risorsa che rifugiarsi nell'Italia meridionale. Ma la contessa Matilde salvò con il suo coraggio la situazione che sembrava disperata; la resistenza opposta da lei nel castello di Canossa obbligò Enrico IV a ritirarsi. Frattanto Roma restava ancor sempre occupata dagli scismatici e il Papa non disponeva di denaro per guadagnarsi il capitano che custodiva il Laterano. Il necessario gli venne fornito dall'abate di Vendôme (1094) e la sua resa fu facilitata.
Vittorioso, U. II cambiò totalmente tattica. Ristabili i legati permanenti, radunò assemblee conciliari, restaurò la disciplina ecclesiastica. In autunno scomunicò Enrico IV, Clemente III e anche il Re di Francia (16 ott. 1094). Egli stesso percorse la Francia per vegliare alla applicazione delle riforme proclamate nel Concilio di Piacenza. Poi, il 18 nov. 1095, aprì a Clermont una grande assemblea dei vescovi della cristianità. Dopo la promulgazione di una legislazione consona alle idee gregoriane, il Papa prese all'improvviso una decisione: poiché i signori non cessavano dal dichiararsi guerre fratricide, egli li spingeva alla conquista della Terra Santa. Così fu lanciata in Occidente l'idea della Crociata. Di essa non prenderà il comando un re, ma Ademaro di Montell, vescovo del Puy, buon conoscitore della Palestina, in qualità di legato. U. II fece anche di più; organizzò egli stesso la spedizione, trattò con i Genovesi affinché prestassero le loro navi per la traversata e percorse il mezzogiorno della Francia e l'Italia, predicando e facendo predicare la Crociata. Morì il 29 luglio 1099, nel Palazzo di Pierleone, accanto alla chiesa di S. Nicola in Carcere, senza aver potuto conoscere la notizia della presa di Gerusalemme (15 luglio). Il suo culto fu confermato da Leone XIII il 14 luglio 1881.