URSINO, ANTIPAPA. - Morto papa Liberio (sett. 366) mentre nella chiesa di S. Lorenzo in Lucina veniva canonicamente eletto il diacono Damaso, nella basilica Julli (S. Maria in Trastevere) 7 presbiteri
e 3 diaconi eleggevano il diacono U. tosto consacrato dal vescovo di Tivoli.
Lo scisma degenerò subito in guerra civile e Roma divenne teatro di scene di sangue. Un gruppo di damasiani infatti per 3 giorni assedìò la basilica Julli e alla fine ebbe il sopravvento: i due furono morti e feriti; U. ed i 2 diaconi furono cacciati in esilio. I presbiteri però rimasti a Roma continuarono per loro conto le adunanze liturgiche. Per troncare ogni motivo di lotta anch'essi furono arrestati, ma i loro seguaci li sottrassero alla polizia e tutti insieme occuparono la Basilica Liberiana. I damasiani li assediarono ancora una volta e riuscirono a sopraffarli in una mischia nella quale perirono 137 persone. Damaso rimase padrone della situazione e, tornata la calma, nel sett. 367 fu permesso agli esiliati il ritorno. I disordini però ricominciarono ed il prefetto della città fu costretto a rinviare in esilio U. ed i suoi aderenti. Un gruppo di fanatici continuava però a radunarsi nella basilica di S. Agnese sulla Via Nomentana; ne nacquero nuovi tumulti; fu vietato allora agli scismatici di radunarsi entro il circuito di 20 miglia da Roma. U. che intanto era stato relegato a Colonia ottenne di dimorare a Milano dove si unì con gli ariani e con Valente di Petau. Pur lontano da Roma non cessava di creare molestie a Damaso e istigò l'ebreo convertito Isacco ad intentare un processo contro il Papa, il quale fu però riconosciuto innocente. Per impedirgli di nuocere s. Ambrogio pregò per lettera l'imperatore Graziano di por fine alle mene dello scisma (381). U. poco dopo morì.