VALERIANO BOLZANI, GIAMPIETRO

VALERIANO BOLZANI, GIAMPIETRO - RITRATTO. Incisione su ramo, premessa all'opera *Hieroglyphica, sive de sacris Aegyptiorum* litteris commentarii, Basilea 1550 - Esemplare della Biblioteca Vaticana.
VALERIANO BOLZANI, GIAMPIETRO - RITRATTO. Incisione su ramo, premessa all'opera *Hieroglyphica, sive de sacris Aegyptiorum* litteris commentarii, Basilea 1550 - Esemplare della Biblioteca Vaticana.

rimase fino al 1509, tranne il periodo degli studi a Padova.

All'ombra dei Medici visse a Roma e a Firenze. Dopo l'uccisione di Alessandro de' Medici nel 1537 tornò a Belluno. M. a Padova nel 1558. Partecipò alle idee e agli entusiasmi estremi dell'umanesimo, quelli che caratterizzarono la Roma di Leone X. Usò sempre il latino. Per sua scelta, il volgare non derivasse da esso, ma fosse una lingua inferiore, ad esso coevò, stento ad ammettere che ormai ne avesse preso il posto, o fosse destinato a prendersi in funzione di successore. Di questa sua pietas umanistica, che fu anche consacrata dal sacerdozio, si irraggiò il suo sentimento italiano e cattolico. Nell'inno a s. Giovanni Evangelista è commovente l'invocazione al Santo in favore della patria latina. Scrisse un poemetto *Leucippus*, cinque libri di elegie amorose, *Poèmata* (Bisilea 1538), *Amorum libri quinque et alia poèmata* (Venezia 1549). L'epistola *Studiorum conditio* rappresenta più notevole arte poetica prearistotelica dopo quella del Vida. Caratteristica per una sua accentuazione malinconica l'opericcia *Contarenus, sive de literatorum infelicitate* (Venezia 1620), che è poi una breve storia letteraria dove i letterati sono veduti nella prospettiva dell'infelicità. E tuttavia, nonostante questa sua partecipazione agli entusiasmi degli umanisti, quello che lo ispirò più profondamente e meglio lo raccomanda alla poetica è un sentimento che lo distingue da essi. Le antiche rime erano state amate dal Petrarca e da tutto il sec. xiv; ma d'un amore che si vorrebbe dire romantico e prepariassiano. Il gusto di scientificamente studiarle, raccoglierle, catalogarle, da cui verranno i moderni musei, albeggia ora con il Bembo e con Pierio. Questo è il pregio delle *Antiquitates Bellunenses*, che V.B. compilò studiando le reliquie della sua terra natale. Anche più ricchi di una sensibilità, allora ancora embrionale fra i dotti, sono gli *Hieroglyphica, sive de sacris Aegyptiorum* altro rumque gentium literis commentarii, 58 l. dove, pur senza ricerche di prima mano, si raccoglie quanto l'antichità ha tramandato intorno a quei vecchi simboli. Furono presto tradotti e più volte ristampati, piacque al secolo successivo, che, amando assai l'erudizione per l'erudizione, ma scetticamente, e come un trastullo, credette di riconoscere un precursore nell'autore degli *Hieroglyphica*. All'origine dei quali è invece il vecchio entusiasmo umanistico: e si può ancora avvertire.

BIBL.: G. Call, *Della vita e delle opere di G. P. V.*, Catania 1901 (cf. V. CAINAN, in *Giorn. st. della lett. ital.*, 20 [1897], p. 445, e A. Luzio-R. Renier, ibid., 39 [1902], pp. 233-34); G. Bustico, *P. V. sec. XVI*, in *Atti della R. Acc. reorientata degli Agiati*, 11 (1905); id., *P. V.*, in *Civiltà moderna*, 4 (1932), pp. 348-77; G. Toffanin, *Il Cinquecento*, Milano 1950, pp. 49-50; cf. anche, per alcuni interessanti particolari, P. de Francisei, *Un manoscritto perduto del Digesto*, in *Atti Congr. Intern. Diritto Romano ecc. (Verona 1948)*, I, ivi 1951, p. 111 sgg.

Giuseppe Toffanin